Ettore Gotti Tedeschi
Ettore Gotti Tedeschi

 

 

di Occhi Aperti!

 

È ormai da qualche anno che seguo con molto interesse e gratitudine il pensiero, fino ad oggi lineare, del professor Ettore Gotti Tedeschi, innanzitutto trovandolo pienamente cattolico: in effetti, non intendo far mistero che questo è esattamente ciò che vado cercando nel panorama ecclesiale odierno e ciò che – ahimè –, noto, sta diventando sempre più raro.

Oggidì, ognuno si trova di fronte a molteplici tentazioni di fede ma una è particolarmente agguerrita e seducente nel suo essere “bifronte”: scalare le vette del progressismo multiforme più sfrontato o navigare nella galassia tradizionalista per scegliere esclusivamente la stagione preconciliare della Chiesa, ritenendola, falsamente, unica espressione della tradizione, unica via di fuga da una Chiesa attuale oggettivamente irriconoscibile.

Siamo invece chiamati a restare nella Chiesa di tutti i Papi – che è l’unica Chiesa di Cristo!

Così, si osserva in atto una doppia “strisciante apostasia” [1]: una di stampo modernista – su cui però siamo preparati e che ben conosciamo anche nelle sue più recenti scie “genderiste” – e una di nuovo conio, che va dai pericolosi contorni minutelliani (che non sono, guarda caso, modernisti) a quelli ancor più letali e subdoli di matrice sostanzialmente lefebvriana. Potremmo in effetti giungere alla conclusione, forse azzardata ma più che comprensibile, di trovarci in piena era di un tradizionalismo di nicchia, che – spiace per i “duri e puri” – non è Traditio! Tradizione e tradizionalismo non sono sinonimi e, anzi, dovrebbero esser ben facilmente distinti. Beninteso, lo sono in un unico caso: quando la fede si è preservata cattolica! Il che va ben oltre l’ortodossia, essendone il Cattolicesimo l’unica espressione, antirelativista per essenza e per eccellenza, perfettamente conforme.

Perciò, ravvisando da tempo in questi due estremismi – altrimenti detti minimalismo morale e massimalismo legalista o, se preferite, relativismo progressista e relativismo farisaico [2] – la minaccia più subdola alla sopravvivenza della Chiesa come istituzione, ecco che appare chiara anche la soluzione: occorre tornare a un pensiero veramente cattolico per un agire veramente cattolico.

Mons. Negri, nelle eccellenti riflessioni proposteci in questi giorni su questo blog (leggi qui e qui), ricorda (!!!) che occorre ripartire da Cristo [3]. Detto in altri termini: Cristo deve essere posto al centro! Cristo al centro, per ritrovare innanzitutto l’unità! Un’unità che è venuta meno, ognor di più, con l’avvento del pontificato bergogliano, purtroppo. D’altronde, l’implosione del papato dovuta ad una “caricatura” dello stesso, è causa prima dello sgretolamento dell’unità e dell’odierna frammentazione partitica che rende impossibile una corretta visuale di rotta, a meno di non perseverare nella fede cattolica che fino a Benedetto XVI ci è stata trasmessa con grande coraggio e chiarezza. Il che non significa che i Papi di tutti i secoli non avessero la loro personalità e ognuno uno specifico carisma: se il fine – tanto più nel ruolo – è il medesimo, è pur nei diritti della Trinità Santissima domandare a ciascuno qualcosa di “unico” che solo individualmente può essere compreso e attuato e che, cosa fondamentale, deve rispondere alla Volontà di Dio a prescindere dall’altrui comprensione.

Va detto anche che la confusione e le divisioni, l’ambiguità e il partitismo religioso imperanti – oggi particolarmente – sono anche sotto la responsabilità di ognuno ed è per questo che abbiamo bisogno di “fari” per orientarci, per orientarci a scelte chiare e sicure. Ed è proprio a questo proposito che trovo necessario rimarcare il pensiero espresso da mons. Negri sulla cultura. Egli ci ha voluto parlare, non a caso, di una cultura che trascende “la storia della filosofia, della teologia e di tutti gli altri saperi”. Ci ha parlato di una cultura che, ben lungi dall’essere mera erudizione, diventa, anzi è, “capacità di giudizio” esclusivamente a partire dal fatto della fede! Ovvero, ci ha parlato di una cultura che è capacità di discernimento, che è esercizio di coscienza critica illuminata dalla fede, informata dalla fede; una cultura istruita da Cristo.

Mons. Negri ci ricorda così che è dalla fede che nasce la vera cultura e ci avverte: “problematizzare l’esistenza di una cultura che nasce dalla fede, metterla in discussione, vuole dire arrivare a negare la fede”. Non è forse ciò che sta avvenendo, soprattutto in questo spicchio di storia panscientifico?

Ne ha anche parlato in modo tanto succinto quanto limpido il professor Lugaresi quando recentemente affermava che “propugnano di fatto una Chiesa più ignorante, nella stolta illusione che diventi più pastorale”. [4]

Che spazio dunque per San Tommaso d’Aquino o Sant’Agostino? Che spazio per lo stesso Benedetto XVI, esempio massimo contemporaneo della genialità che può generarsi da quel felice matrimonio di fede e cultura, di fede e ragione? Dove è la Fede a chieder la mano alla Cultura! Dove è la Fede a dare gli stessi natali alla Cultura! Dove è ancora e sempre la Fede a formare la coscienza “critica e sistematica” per una vera Cultura!

Ed è forse questo il leit motiv in sottofondo che si può scorgere nel pensiero del professor Ettore Gotti Tedeschi, non per niente un figlio spirituale, un fedele discepolo del Santo Padre Benedetto XVI, come ben si evince da alcune sue stesse parole, avute in risposta – in altro contesto – il 26 gennaio 2024:

“Ho avuto il grande privilegio di lavorare con, e per, un grande Papa, Benedetto XVI, che ponendomi domande, mi obbligava a riflettere, pensare, capire, e mi ha illuminato. Questa presunta mia maturità spirituale è dovuta a Lui”.

Sì, è evidente che l’eredità spirituale di Benedetto XVI non può morire nonostante i venti contrari. Quel che fa specie è che a ricordarcelo convintamente sia un laico, un “semplice” laico cattolico. Cattolico…eureka…!

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, dico apertamente che non ho mai avuto modo di conoscere il professor Ettore Gotti Tedeschi se non attraverso i suoi libri, i suoi articoli e alcuni video interessantissimi che circolano su youtube ma mi è parso di intravederne fin da subito il potenziale “risanante” (lo avete mai sentito parlare di denatalità? o di famiglia, per esempio?) e certa novità profetica nel ruolo di laico per nulla clericalizzato, per grazia nostra e sua: e per la sua schietta e talvolta ironica concretezza, e per la testimonianza “sciolta” (nel senso di svincolata, spontanea, non studiata a tavolino e non “commercializzabile”) di un cattolicesimo tradizionale ma equilibrato e di estremo buon senso, che tutti dovremmo perseguire, sulla rotta tracciata appositamente per noi dai Santi Pietro e Paolo dei nostri tempi, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

In un testo assai opportuno, che ho grandemente apprezzato per la sua lungimiranza nell’individuare – appunto – cause ed effetti e nel proporre soluzioni, dal titolo “Dio è meritocratico. Manuale per la salvaguardia della fede cattolica” [5], si legge nell’ottima prefazione:

“[…] Gotti Tedeschi – da vero economista cattolico – spiega perché soltanto l’Economia della Salvezza, cioè la Divina Rivelazione, possa salvare l’economia mondiale e quella individuale. Siamo nel cuore del pensiero cattolico, oggi negletto, a partire dallo stesso termine, ritenuto antinclusivista. […] La Chiesa è definita cattolica dai padri orientali e occidentali, per la finalità voluta da Cristo: andare in tutto il mondo, fare discepoli tutti i popoli […]. Perciò, non basta definirsi cristiani, in quanto, ricorda sant’Ireneo, «tutti discutono allo stesso modo di verità di fede, ma non tutti vi credono allo stesso modo» (cfr. Contro le eresie, Libro IV, 6,5). La “modalità” cattolica è voluta da Gesù Cristo, per distinguere la verità dall’errore. […] Con queste premesse, non stupisce l’affermazione di Gotti Tedeschi, alla luce dell’enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate, «che il vero grande “economista” per l’uomo può essere solo un “santo”, perché solo un santo conosce i veri bisogni dell’uomo e sa come soddisfarli». […]”

Nelle Dediche Introduttive, si legge che l’autore dedica “questo libretto alla mia Chiesa, santa, cattolica e apostolica, edificata da Cristo e affidata a Pietro. Da sempre luogo ricercato e ambito dai mercanti per i loro affari, e fin dal principio attaccata all’esterno e all’interno dalla gnosi per distruggerla. Ma le porte dell’inferno non prevarranno mai su di essa, perché fuori dalla Chiesa non c’è salvezza. Solo la Chiesa insegna la libertà”.

Amore per la Chiesa, insomma!

Nel contributo appena pubblicato (qui), Gotti Tedeschi opportunamente sottolinea, ne desumo io, quattro punti in tentativo di netta retrocessione – forse la parola più esatta è adulterazione – nella vita spirituale della Chiesa: “la Liturgia, i Sacramenti, la direzione spirituale, […]” e “la devozione dovuta alla Madre di Cristo, Maria, Corredentrice e autrice prima della Redenzione grazie al suo “fiat”. Ciò avviene perché questa devozione non permette un riavvicinamento al mondo protestante” […].

Il tema dell’Ars Artium, della Direzione Spirituale, a me particolarmente caro nonché il più misconosciuto e ignorato, meriterebbe, da solo, un articolo a parte.

Ad ogni modo, Gotti Tedeschi sottolinea altresì che: “Due grandi Papi quali san Giovanni Paolo II […] e Benedetto XVI […] hanno ben dimostrato che il progresso nella conoscenza, non equilibrato da pari crescita nella sapienza, porta gli strumenti a sfuggire di mano all’uomo e prendere autonomia morale […]”.

Ma, come le lezioni di mons. Negri testimoniano, un pensiero veramente fondato su Cristo non si ferma a cause ed effetti ma va alle soluzioni, anzi è l’unica soluzione, superando ogni visione parcellare per consegnare al mondo l’unico pensiero che abbraccia ogni realtà e abbatte ogni illusione autoreferenziale di qualsivoglia provenienza: il Pensiero di Cristo. La Sua Parola è il Suo Pensiero. La Sua Parola è quanto di più efficace e reale, il Suo Pensiero l’unico creante, redimente, santificante. Al di fuori di tutto ciò, nulla sussisterà. Niente di ciò che è immanente ha carattere duraturo e definitivo e se il baricentro della Chiesa si sposta verso l’effimero, “nel vuoto” ci attende la rovina.

Non pochi, oggi, son caduti nel tranello.

D’altronde, è detto nelle Scritture a nostro monito, “…sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti” (Mc 13, 22). E ancora, “Dio perciò manda loro una forza di seduzione, perché essi credano alla menzogna e siano condannati tutti quelli che, invece di credere alla verità, si sono compiaciuti nell’iniquità” (2 Ts 2,3-12).

L’unica e vera Traditio ha le sue radici in Cristo, Cristo è la Tradizione oltre la quale vi è il nulla. Ogni pretesa di un “tradizionalismo” che volesse aggiungere “tradizioni” alla Tradizione, noncurante degli insegnamenti di tutta la Chiesa, Mater et Magistra, e che vantasse di essere più “papista” dei Papi, lascerebbe trapelare il suo carattere ideologico e partitico, cioè relativista. Tradire il Cattolicesimo significa de facto consegnarsi infallibilmente nei magli di un relativismo che esige dazio. Il medesimo di Giuda Iscariota, in fondo: incapace di una visione d’insieme, universale e soprannaturale secondo il pensiero e il cuore di Cristo, e fermo alle sue miopi istanze, confacenti alle mire del Sinedrio.

Così, ho sempre trovato, fino ad oggi, nella genuinità delle riflessioni di Gotti Tedeschi, un “faro” nella nebbia da indicare a tutti coloro che intendano contribuire non solo al risanamento della società, ma al sostentamento spirituale della vera Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica.

Va pur detto: la mia non è una visione laica. La mia prospettiva è la prospettiva di chi ha scelto di donare la propria intera esistenza a Cristo ed è forse proprio per questo che sento il dovere morale di evidenziare, laddove mi è possibile nonostante i miei limiti, la bellezza e la rilevanza “silenziosa” del ruolo di un laico impegnato seriamente, chiamato ad una vocazione sostanzialmente in difesa della tradizione di tutta la Chiesa. Cosa che oggi neppure più i nostri vescovi sembra vogliano fare.

La realizzazione di tale ruolo – come quella di ogni vocazione – risiede, poi, nell’umiltà. Vera umiltà richiede “inconsapevolezza”, voluta e sposata con fermissima convinzione, per procedere a testa alta – dove testa alta sta per “Duc in altum”! – in un basso sentire di sé, in una dimenticanza immediata di ciò che si dona, nell’abbandono costante di ogni protagonismo di sorta. Cosa che spero vivamente il professor Gotti Tedeschi possa e voglia continuare a fare, noncurante di qualsivoglia apprezzamento o critica immotivata.

 

(Occhi Aperti! è lo pseudonimo di una persona realmente esistente)

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Note:

[1] Di strisciante apostasia, mons. Negri ne parla qui: https://www.sabinopaciolla.com/la-debolezza-del-mondo-cristiano-e-la-mediocrita-stare-passabilmente-bene-o-addirittura-stare-passabilmente-non-troppo-male-diventa-cio-per-cui-si-sacrifica-tutto/

[2] Leggere, in particolare, la nota 3 al seguente link, in cui viene trattato un poco più dettagliatamente il relativismo nelle sue varie sfaccettature:  https://www.sabinopaciolla.com/la-misericordia-e-la-sua-nemesi-il-misericordismo-verso-la-pasqua-con-santa-faustina-kowalska/

[3] https://www.sabinopaciolla.com/partire-da-cristo/

[4] Merita un’attenta rilettura: https://www.sabinopaciolla.com/lugaresi-propugnano-di-fatto-una-chiesa-piu-ignorante-nella-stolta-illusione-che-diventi-cosi-piu-pastorale/

[5] Il libro è dell’Editore Giubilei Regnani, 2017, scritto da Ettore Gotti Tedeschi con la prefazione del Rev. Mons. Nicola Bux

 


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