di Sabino Paciolla
Il vescovo Athanasius Schneider ha rilasciato la sua prima dichiarazione pubblica da quando Roma ha dichiarato che sei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) sono incorsi in scomunica automatica a seguito delle consacrazioni episcopali della Fraternità tenutesi a Écône il 1° luglio, contro la volontà di Papa Leone XIV. Tale dichiarazione è stata pubblicata dalla giornalista Diane Montagna sul suo Substack.
È una dichiarazione piuttosto lunga ma molto interessante, che vi invito a leggere nel suo testo integrale.
Mons. Athanasius Schneider nel suo intervento rilegge l’episodio delle consacrazioni della FSSPX alla luce di un precedente storico di enorme portata: quello di sant’Atanasio di Alessandria.
Il precedente di sant’Atanasio
Nel 357, papa Liberio – dopo aver sottoscritto una formula di fede ambigua, priva del termine «consustanziale» – ordinò ad Atanasio di entrare in comunione con vescovi ariani e semi-ariani. Atanasio rifiutò e fu scomunicato dallo stesso Papa, che lo accusò di turbare la pace della Chiesa. Nonostante ciò, continuò a governare la sua diocesi, mentre il successore di Liberio, papa san Damaso, lo riabilitò e lo consultò sugli affari dei vescovi orientali. Un dettaglio che Schneider sottolinea con forza: Liberio fu il primo papa a non essere canonizzato, mentre Atanasio fu canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa. Applicando la definizione attuale di scisma contenuta nel Codice di Diritto Canonico, osserva l’autore, oggi lo stesso Atanasio “sarebbe considerato uno scismatico”.
Legalismo e papalismo: due derive moderne
Da questo parallelo storico, Schneider individua nella Chiesa recente due tendenze che definisce «sviluppi malsani»: il legalismo, cioè l’assolutizzazione dell’aspetto giuridico, e il papalismo, l’obbedienza quasi assoluta alla persona del Papa. A suo giudizio queste due tendenze avrebbero finito per prevalere sulla necessità di chiarezza dottrinale e liturgica, al punto che oggi si tenderebbe a ritenere preferibile «accettare ambiguità in materia di fede e di riti liturgici piuttosto che agire contro un comando del Papa», anche se tale comando è solo umano e può essere imperfetto. Un rischio, avverte, che finisce per rendere indistinguibili l’obbedienza al Pontefice e la comunione con la Chiesa, quasi elevando la prima al rango della rivelazione divina.
Diritto positivo e Legge Divina
Centrale nell’argomentazione è la distinzione tra diritto positivo – le norme disciplinari di origine umana – e Legge Divina, le verità rivelate che nessun cattolico può contraddire. In casi straordinari, scrive Schneider, un cattolico potrebbe essere tenuto in coscienza ad agire contro il diritto positivo proprio per restare fedele, senza compromessi, alla Legge Divina. Su questa base rilegge anche la nozione di scisma formale, che per l’autore si configura solo quando viene rifiutata in linea di principio l’autorità papale, attraverso una gerarchia separata – come nel 1054 con la Chiesa greco-ortodossa – e non nel semplice atto di disobbedienza materiale, spesso oggi equiparato impropriamente allo scisma vero e proprio.
Precisa mons. Schneider: «non si può parlare di uno stato di scisma formale fintantoché persiste la fede soprannaturale nel dogma del primato e dell’infallibilità papale, insieme al desiderio di vivere in concreta sottomissione all’autorità papale — anche se, a causa di una crisi straordinaria nella Chiesa, ciò non possa per il momento essere pienamente realizzato».
Le consacrazioni episcopali senza mandato papale e l’«in comunione» con il Papa
Schneider ricorda poi che per lungo tempo nella storia della Chiesa le ordinazioni episcopali sono state celebrate senza il coinvolgimento diretto del Papa, e che il requisito del mandato papale è materia di diritto positivo, non di Diritto Divino. Le ordinazioni illecite, sottolinea, non sono mai state considerate nella storia dal diritto canonico come atti intrinsecamente scismatici, ma piuttosto come reati legati alla celebrazione dei sacramenti o come usurpazione di ufficio.
Il dilemma della FSSPX
È in questo quadro che si colloca, secondo l’autore, la scelta della Fraternità San Pio X: di fronte alle condizioni poste da Roma per il pieno riconoscimento canonico – che includono l’accettazione di alcune ambiguità dottrinali del Concilio Vaticano II e la piena legittimità del rito della Nuova Messa – la Fraternità si troverebbe davanti a quella che Schneider definisce una «scelta tragica»: obbedire accettando aspetti dottrinali incerti, oppure disobbedire per preservare l’integrità della fede e della liturgia.
Le radici della crisi e le citazioni storiche
Schneider individua le radici profonden della crisi attuale della Chiesa «in alcune affermazioni dottrinali vaghe e ambigue del Concilio Vaticano II che, negli ultimi sessant’anni, hanno seminato confusione, come il relativismo dottrinale derivante dall’insegnamento e dalla pratica dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, che hanno contribuito a minare l’unicità di Gesù Cristo e della Sua Chiesa come unica via di salvezza. Inoltre, alcune lacune dottrinali e rituali della riforma liturgica, con le sue tendenze protestantizzanti, hanno oscurato la natura sacrificale centrale della Messa e il suo orientamento cristocentrico».
La conclusione
Schneider conclude riconoscendo alla FSSPX il merito di richiamare l’attenzione sulle ambiguità dottrinali presenti in alcuni testi conciliari e nel rito riformato, definendo la sua insistenza sulla chiarezza dottrinale un «servizio di valore storico» reso all’intera Chiesa. «L’”ermeneutica della continuità” o della “riforma nella continuità” — un approccio di per sé valido e utile — può anche diventare una sorta di “camicia di forza”, che si limita a coprire, in modo puramente cosmetico, le ferite causate dalle ambiguità e dalla confusione dottrinali e liturgiche», scrive Schneide. Un eventuale riconoscimento serio di queste istanze da parte della Santa Sede, scrive, segnerebbe per l’autore «l’inizio della fine» del progetto modernista che, a suo dire, attraversa la Chiesa da oltre un secolo.
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Qui la traduzione in italiano: https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2026/08/vescovo-schneider-un-serio-impegno-del.html
Mi permetto di buttarla lì: se la FSSPX dice di riconoscere Leone XIV come Papa, deve anche riconoscere che spetta a lui “sciogliere in terra” ciò che vogliamo sia “sciolto” in Cielo.
Voglia Iddio che questo avvenga, presto. Ma nel frattempo….