Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto ed un approfondimento culturale, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Andrea Gagliarducci, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
C’è un tema che fa da sfondo a tutti i principali dibattiti che riguardano la Chiesa cattolica: la vita.
Alcuni sostengono che parlare di vita e di famiglia sia ormai superato, che dovremmo concentrarci più sulle questioni sociali che sui principi, e che la Chiesa cattolica dovrebbe dedicarsi meno ai principi e più all’aiuto alle persone.
La questione della vita è tuttavia così potente e avvincente che non può essere ignorata, e certamente non lo sarà da Leone XIV.
Il Papa si recherà in Francia alla fine di settembre. La Francia è un luogo che sta vivendo, in modo interessante, una rinascita cristiana. Il pellegrinaggio Parigi-Chartres, un’iniziativa ripresa circa quarant’anni fa da un’associazione di cattolici amanti della tradizione, conta un numero considerevole di partecipanti ed è in costante crescita.
Tuttavia, Leone XIV arriverà in terra francese dopo aver ricevuto un «dono» alla vigilia della sua visita: una nuova legge sull’eutanasia. Fortemente sostenuta dal governo Macron, la legge sull’eutanasia ha superato ogni ostacolo, e i vescovi francesi sono stati in prima linea nella sua opposizione.
Si tratta di una legge che ignora persino l’obiezione di coscienza per gli infermieri, costringendo così di fatto anche coloro che si sentono moralmente obbligati a non assistere i pazienti nella morte a conformarsi alla legge, in contrasto con le proprie obiezioni di coscienza.
Questo non è l’unico passo.
La Francia aveva già incorporato il diritto all’aborto nella propria costituzione, con una formulazione che non faceva direttamente riferimento al «diritto all’aborto», ma sottolineava che la legge determina le condizioni alle quali una donna esercita la propria libertà di abortire.
In Inghilterra, non esiste una legge sulle cure di fine vita, ma il dibattito continua a riaccendersi, con una pressione senza precedenti.
E poi c’è l’Italia, dove non esiste una legge sulle cure di fine vita, ma il Veneto, una delle sue regioni, l’ha approvata autonomamente.
La legge ha suscitato dure reazioni da parte del Patriarca di Venezia, l’arcivescovo Francesco Moraglia, nonché da parte di altri membri della Conferenza Episcopale Italiana, come l’arcivescovo di Modena, Giacomo Morandi.
Ma ciò che colpisce è che, in Italia, non si è ancora verificato un forte movimento di opinione sulla questione; la Conferenza Episcopale ha lasciato tutto alle iniziative dei singoli ordinari e parroci, ed è interessante che ciò avvenga in un Paese tradizionalmente cattolico.
In Francia, invece, i vescovi sono scesi in prima linea, senza se né ma, affrontando una volontà politica difficile da smantellare.
È qui che il viaggio del Papa in Francia comincia ad assumere un significato specifico.
Cosa dirà il Papa sul tema della vita? Come affronterà, nei suoi discorsi, la cura dei malati e la dignità della vita umana?
Il Papa potrebbe affrontare l’argomento nel suo consueto incontro con il corpo diplomatico all’inizio del viaggio, nell’incontro con i malati a Lourdes e nei discorsi a Metz, dove si prevede che Leone XIV delinei finalmente la sua linea politica per l’Europa.
La domanda, tuttavia, è come Leone XIV intenda combattere questa cultura della morte sempre più diffusa, e non solo in Europa.
Negli Stati Uniti, paese natale del Papa, ad esempio, le Suore Carmelitane per gli Anziani e gli Infermi hanno citato in giudizio lo Stato dell’Illinois per bloccare una legge sulla fine della vita prima che entri in vigore, poiché violerebbe la loro libertà di coscienza e le obbligherebbe ad assistere i pazienti nel togliersi la vita, se richiesto.
Finora, Leone XIV è stato molto chiaro sulla questione, ma anche molto cauto.
Rispondendo a una domanda su un premio conferito dal cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, al senatore pro-aborto Dick Durbin, il Papa ha sottolineato che la vita umana deve essere difesa in ogni momento e che coloro che si oppongono all’aborto ma alla fine respingono i migranti (questa è una parafrasi delle parole del Papa) sono anch’essi contro la vita.
È una posizione logica, ma paradossalmente sembra molto più debole di quella di Papa Francesco.
Durante il suo pontificato, Papa Francesco ha privilegiato un’applicazione della dottrina sociale meno incentrata sulle questioni relative alla vita e più orientata alla cura dei poveri e dei migranti. Con Papa Francesco, l’era della lotta per i valori non negoziabili era finita.
Papa Francesco, tuttavia, è stato anche colui che ha sostenuto, senza mezzi termini, che l’aborto fosse come assumere un sicario per risolvere un problema.
Queste questioni metteranno probabilmente alla prova la stabilità del nuovo pontificato leonino.
È vero che Leone XIV ha difeso la vita umana in ogni occasione possibile. Ad esempio, nel discorso pronunciato al Parlamento spagnolo a giugno, e in diverse udienze e discorsi.
Tuttavia, Leone sembra avere un approccio misurato, prudente e ragionato alla dottrina sociale della Chiesa. Quando interviene, in genere cerca innanzitutto di responsabilizzare i fedeli. La Chiesa fornisce i principi; i fedeli devono applicarli, secondo la logica della separazione tra Chiesa e Stato.
Ma occorre considerare anche l’impatto culturale, e su questo impatto bisogna costruire.
I testi prodotti in Vaticano riflettono probabilmente ancora un approccio “morbido”. L’ultimo documento pubblicato dalla Commissione Teologica Internazionale, interamente dedicato alla cura responsabile dell’ordine creato, sottolinea che la vita deve essere sempre protetta, a tutti i costi e in ogni modo. Lo stesso documento, tuttavia, si sofferma sui peccati ecologici, si dilunga in dati tecnici e scientifici e riflette un approccio che, in effetti, parla di valori non negoziabili, ma in qualche modo mette in secondo piano il concetto stesso.
Il pontificato leonino, ancora agli inizi, ha bisogno di un quadro culturale, in altre parole, e tale quadro deve essere costruito quasi interamente da zero.
L’enciclica Magnifica Humanitas è un punto di partenza, ma probabilmente non può essere un punto di arrivo: l’enciclica è troppo lunga, troppo diluita in molti concetti e, a tratti, troppo sbilanciata verso il presente per rappresentare le fondamenta di un nuovo discorso politico.
Così, ai grandi temi del pontificato — dalla nuova arte della diplomazia al dialogo con il mondo tradizionalista — si aggiunge la lotta contro la cultura della morte.
Si pensava che questa epoca fosse terminata con Giovanni Paolo II e poi con Benedetto XVI e la sua lotta contro il relativismo culturale.
Ci sbagliavamo. E oggi, quando persino i partiti con valori considerati cristiani hanno perso di vista il nucleo della dottrina sociale, mentre gli stessi cristiani sono incapaci di affrontare con forza le questioni, è necessario ricominciare con un nuovo salto di qualità.
Questa è probabilmente la grande sfida, non ancora riconosciuta, di questo pontificato.
Andrea Gagliarducci
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