Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog la meditazione del Vescovo Athanasius Schneider, pubblicato su Per Mariam. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

mons. Athanasius Schneider, vescovo
mons. Athanasius Schneider, vescovo

 

“Quando abbiamo la Fede, quando abbiamo la Santa Messa, quando abbiamo l’Eucaristia, abbiamo tutto e non ci manca nulla”. Così osserva il vescovo Athanasius Schneider, in una presentazione che mette in evidenza la bellezza e la verità della Chiesa Cattolica.

Egli osserva che durante i periodi di crisi e di persecuzione, Dio concede sempre le grazie per sostenere la Chiesa, aggiungendo che tali periodi possono essere periodi di immensa grazia e di rafforzamento della Chiesa.
I commenti di Sua Eccellenza sono stati pronunciati alcuni anni fa in un discorso pubblico, ma per gentile concessione vengono ora riprodotti qui per i lettori di PerMariam. I contenuti del discorso, osserva il Vescovo Schneider, rimangono veri e attuali indipendentemente dalla data di ripubblicazione.
A causa della lunghezza del discorso di Mons. Schneider, esso sarà pubblicato in parti separate su Per Mariam. Il testo inizia qui sotto.

 

La luce della fede cattolica” – Vescovo Schneider

In questi tempi difficili e bui in cui viviamo, vogliamo ricordare la luce soprannaturale e i tesori spirituali che possediamo come dono di Dio. È la luce della Fede cattolica, è il tesoro inestimabile e ineffabile della Santa Messa, che può essere visto in modo più espressivo nella sua celebrazione nella forma più antica.
Quando abbiamo la Fede, quando abbiamo la Santa Messa, quando abbiamo l’Eucaristia, abbiamo tutto e non ci manca nulla.
Tante generazioni cattoliche hanno vissuto una situazione di persecuzione, di emarginazione: come ad esempio nei primi tre secoli, i cattolici durante il periodo delle Leggi Penali nel Regno Unito e in Irlanda, i cattolici durante la persecuzione libero-massonica in Francia e in Messico, i gloriosi Confessori e Martiri dell’Irlanda, dell’Inghilterra, della regione della Vandea in Francia, i Cristeros in Messico, i cattolici durante la persecuzione comunista in Spagna, nell’Unione Sovietica, in Cina e in altri luoghi.
Anche quei tempi sono stati tempi di grazie speciali. Se la Divina Provvidenza permetterà che anche noi viviamo una simile esperienza nel nostro tempo, essa porterà senza dubbio abbondanti frutti spirituali: Dio concederà alla sua Chiesa molti confessori della fede e martiri, e questo farà nascere una nuova generazione di santi sacerdoti, vescovi e santi papi.
La Divina Provvidenza ci ha donato per il nostro tempo un santo speciale di Cristo Re, un martire, e si tratta di un ragazzo messicano, San José Luíz Sanchez Del Río. Era nato nel 1913, in Messico.
Il governo massonico del Messico intraprese dal 1926 al 1929 una delle più grandi persecuzioni che la Chiesa Cattolica abbia subito nel XX secolo. Con il pretesto di “liberare la nazione dal fanatismo religioso”, il governo iniziò un assalto militare contro sacerdoti, religiosi e fedeli laici che mostravano un qualsiasi segno di fede cattolica.
Un giorno, José vide i soldati entrare nella sua chiesa a cavallo e impiccare il vecchio sacerdote. All’età di 13 anni, José Sanchez del Rio si unì all’esercito Cristero, l’esercito che cercava di liberare i cattolici dalla persecuzione del governo. José Sanchez del Rio si presentò al generale dell’esercito cristiano e disse: “Sono venuto qui per morire per Cristo Re”.

Ciò fu confermato quando, pur essendo stato arrestato e torturato, continuò a proclamare: “Viva Cristo Re e la Vergine di Guadalupe!”. La sincerità di quelle parole e lo sguardo vivo e impavido di quel nobile ragazzo risuonarono profondamente nel cuore del generale dell’esercito cristero, che ne autorizzò l’ingresso nell’esercito.
Nel corso di un anno, José Sanchez del Río combatté in molti feroci scontri contro l’esercito del governo libero-muratorio. Poiché era il più piccolo, José andò avanti con uno stendardo con l’immagine della Vergine di Guadalupe. Molti cristiani morirono in combattimento. José scrisse a sua madre: “Non è mai stato così facile conquistare il Paradiso”.
In uno di questi combattimenti, il generale dei Cristeros perse il cavallo e stava per essere catturato. José gli disse: “Mio generale, ecco il mio cavallo, salvati, anche se mi uccidono! Io non sarò una perdita, ma tu lo sarai”. Fu in questo modo coraggioso che José fu catturato dai soldati del governo.

Con l’intenzione di indurre il ragazzo a rinunciare alla Fede, gli spellarono le piante dei piedi fino ai nervi e lo legarono a un cavallo, costringendolo a camminare per circa 14 chilometri a piedi e a piedi nudi. Non è necessario menzionare qui il livello di dolore che questo povero bambino provò, ma nonostante ciò, nei momenti in cui il dolore era insopportabile, il ragazzo, pieno di Grazia Divina, gridò con voce forte e vigorosa “Viva Cristo Re e la Vergine di Guadalupe! Viva Cristo Re e la Vergine di Guadalupe!”.
Non riuscendo a convincere José Sanchez del Rio ad abiurare la Fede attraverso il dolore più bruciante e sconvolgente possibile, i soldati cercarono di intimidirlo in un altro modo.

Quando arrivarono al villaggio in cui era nato, per essere giustiziato il giorno successivo, i soldati fecero in modo che la madre del ragazzo gli scrivesse una lettera in cui gli chiedeva di abiurare la Fede cattolica, al fine di essere rilasciato. José Sanchez del Río rispose così alla lettera della madre:

“Mia cara madre: Oggi sono stato fatto prigioniero in combattimento. Credo che tra poco morirò, ma non importa, nulla importa, Madre. Rassegnati alla volontà di Dio; io muoio molto felice perché alla fine di tutto questo, muoio presso Nostro Signore. Non preoccupatevi della mia morte, che è ciò che mi mortifica. Dite piuttosto agli altri miei fratelli di seguire l’esempio dei più piccoli, e voi fate la volontà del nostro Dio. Abbiate coraggio e mandatemi la vostra benedizione insieme a quella del Padre mio. Saluta tutti per l’ultima volta e ricevi, infine, il cuore di tuo figlio che ti vuole tanto bene e che desiderava tanto vederti prima di morire”.

Il giorno dopo, il 10 febbraio 1928, il ragazzo che stava per compiere 15 anni, offrì la sua vita terrena per non perdere la vita eterna o la vista di Gesù Cristo, nel quale aveva coraggiosamente e fedelmente riposto la sua fede. Quando Papa Pio XI venne a sapere di José e di ciò che i cristiani stavano soffrendo in Messico, scrisse:

“Cari fratelli, tra quegli adolescenti e giovani ce ne sono alcuni – e non riesco a trattenere le lacrime quando li ricordo – che, prendendo il rosario e acclamando Cristo Re, soffrono volentieri la morte”.

Il vescovo Henry Grey Graham, che si convertì dalla Chiesa protestante scozzese alla Santa Chiesa Cattolica e morì nel 1959, scrisse nella sua autobiografia quanto segue. Dio “aveva fondato una Chiesa alla quale aveva affidato la sua verità perché fosse conservata e perpetuata fino alla fine dei tempi; che questa verità era un corpo definito e riconoscibile di dottrine; e che la sua Chiesa doveva essere dotata del potere di custodire, insegnare e tramandare questa verità”. (From the Kirk to the Catholic Church, Glasgow 1960, p. 38)

“La Chiesa era destinata a perpetuarsi di età in età, vivendo, crescendo ed estendendosi, ma sempre la stessa; insegnando la stessa verità; mantenendo una continuità e una successione ininterrotta, secondo la promessa del suo Fondatore che le porte dell’inferno non avrebbero prevalso contro di essa. Una Chiesa costretta a saltare molti secoli e a tornare indietro, oltre le teste di Santi, Dottori e Padri, fino agli Atti degli Apostoli, per trovare la sua origine, ripudiando e rigettando tutto ciò che è intervenuto, non potrebbe essere l’istituzione che Nostro Signore intendeva portare avanti per tutte le epoche, e che quindi si distinguesse come testimone in ogni secolo della Sua dottrina rivelata”. (p. 39)

“In ogni caso, la Chiesa Cattolica era l’unico organismo cristiano sulla terra che sosteneva di avere la luce e la verità, e di darla con infallibile certezza. Si potrebbe dire il giorno, il luogo e le circostanze del sorgere di ogni altra chiesa nella storia, e si potrebbero nominare gli uomini stessi che hanno avuto il ruolo principale nel fondarla.

Ma non potreste indicare alcuna data o luogo in cui la Chiesa Cattolica ha avuto origine, se non in quell’occasione in cui Nostro Signore disse a San Pietro: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Ecco una Chiesa che si presentava a me con una genealogia che non poteva essere messa in discussione; che poteva far risalire la sua storia familiare a Gesù Cristo stesso; che poteva giustamente vantarsi di una crescita ininterrotta e continua dal seme al grande albero, e dall’infanzia all’età adulta”. (pp. 44-45)

“Credevo che Cristo volesse che ogni cristiano sostenesse esattamente le stesse verità, lo stesso insieme di dottrine; e che queste dovessero essere sempre le stesse, immutabili; e tutto per la semplice ragione che Lui stesso era disceso dal cielo per insegnare un certo insieme di verità; che queste verità erano, ovviamente, divine, e non potevano mai essere alterate; e che qualsiasi cosa diversa da queste verità doveva essere falsa. Le verità del cristianesimo non potevano cambiare più di quelle dell’aritmetica; se erano vere ieri, dovevano esserlo anche oggi, domani e per sempre. Cambiarle significava che dovevano essere suscettibili di cambiamento e di miglioramento; e se così fosse stato, non sarebbero mai state vere”. (pp. 48-49)

La Chiesa Cattolica “e lei sola, è stata ovunque oggetto di discordia, come la compagnia dei cristiani dopo la Pentecoste e durante i primi secoli. Questo sembrava un segno della sua origine divina. Il fatto che la Chiesa Cattolica sia sopravvissuta, abbia prosperato e progredito nonostante le debolezze e la malvagità dei suoi membri e dei suoi responsabili dimostrava che aveva un lato divino, come nessun altro organismo” (pp. 52-53).

L’importanza della liturgia cattolica che il vescovo Henry Grey Graham sottolinea come segue:

“Confesso che il culto della Chiesa romana mi attirava tanto quanto la sua dottrina. C’era in esso un’influenza santificante, calmante ed elevante che non si poteva sperimentare in nessun altro luogo. Quanto era grandioso e stimolante il cerimoniale della Messa e della Benedizione! Sentivo che c’era una grandezza e una solennità, un’influenza santificante ed edificante, che mancava del tutto nelle riunioni scialbe, prive di interesse e noiose dei presbiteriani. Gli edifici stessi erano sacri ed edificanti, vere e proprie “case di preghiera”; e, laddove i cattolici potevano permetterselo, erano ovviamente pensati per essere il più possibile degni della maestà di Dio per quanto i poveri mortali potessero fare”. (pp. 53-54)

“Ciò che è accaduto a me in questo particolare, è accaduto a molti altri. In mezzo a voi c’è uno che non conoscete”, vale per i non cattolici che visitano una Chiesa Cattolica come per gli ebrei al tempo di Nostro Signore. Solo quando hanno ricevuto il dono della fede, si rendono conto di quale fosse il potere silenzioso, forte e irresistibile che li attirava verso l’altare come la calamita attira l’acciaio, e li costringeva a rimanervi finché il Dio incarnato stesso non avesse ferito i loro cuori con i dardi del suo amore”. (p. 55)
“Dio si compiace delle cose belle e il culto dell’Altissimo non è tanto più gradito a Lui quanto più è brutto, monotono e meschino. Il culto della Chiesa di Roma deve essere bello e affascinante, perché è il vero culto; tutte le opere di Dio sono perfette. Il culto eretico è orrendo, perché è falso. La verità è bella, ma l’errore è brutto. Il rito della Messa non può che essere sublime e bello, perché è stato plasmato dallo Spirito Santo per essere l’unico vero culto nell’unica vera Chiesa di Dio”. (p. 55)

I servizi liturgici della Chiesa Cattolica “racchiudono e adornano l’offerta interiore dei fedeli; è la cornice, la struttura, per così dire, che circonda qualche verità dottrinale, qualche verità rivelata di Dio; è la cerimonia e la forma divinamente designata per restituire a Dio ciò che Egli stesso ci ha insegnato per primo. I cattolici credono infatti che Dio onnipotente ci abbia mostrato non solo la giusta fede, ma anche la giusta forma di culto. Ci ha prescritto un metodo per offrirgli l’adorazione pubblica. Non ci ha lasciati alla casualità o al caso. La Messa, dunque, è la liturgia che Dio onnipotente ha voluto come atto principale del culto cristiano, e non abbiamo il diritto di tentarne altre” (p. 55).

“Riteniamo giusto che tutti i tesori dell’arte, della musica e del cerimoniale siano impressi nel servizio liturgico del nostro Creatore. Dobbiamo essere condannati per sempre a una forma di servizio liturgico che lacera i nostri sentimenti, viola il nostro gusto estetico e musicale, e oltraggia ogni principio riconosciuto di bellezza e ordine? Grazie a Dio, molti non cattolici sono stati portati nel Vero Ovile attraverso il sublime e celestiale rituale che Roma ha composto secolo dopo secolo, sotto la guida dello Spirito Santo!

È stato il modo in cui Dio li ha fatti entrare; poi hanno visto che l’adorazione interiore di Dio, le vere dottrine, la vita di sacrificio nella Chiesa, erano ancora più belle del cerimoniale esterno che li aveva attratti. Non c’è contraddizione tra lo splendore esteriore del rito e il culto interiore dell’anima. Se ci fosse, come potrebbero migliaia di persone della più grande santità averlo amato e unirsi al loro Signore attraverso di esso? L’obiezione protestante al bello del culto di Roma derivava da falsi principi sulla natura del culto e sulla natura dell’uomo” (pp. 57-58).

Fine della prima parte del discorso del vescovo Schneider. Le parti successive saranno pubblicate su queste pagine nei giorni successivi.

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