Di seguito stralci di un’intervista che mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, ha rilasciato al giornalista Alessandro Rico de La Verità del 19 ottobre scorso. 

 

Mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

 

Monsignor negri, nell’enciclica il Papa attribuisce a San Francesco, in visita dal sultano, una “fraterna sottomissione” all’interlocutore musulmano. La storia non andò un po’ diversamente?

È inevitabile provare un po’ di disagio di fronte a domande che sembrano chiedere di correggere, addirittura, il Santo padre.

Lungi da noi….

Mi limito a fare riferimento a quello che ritengo acquisito e documentato dalla storia.

Sarebbe?

La Chiesa non ha mai avuto il problema di piegare eventuali istanze laiche o religiose, nella fattispecie la posizione dell’Islam, a proprie visioni, e neppure il contrario, di sottomettersi ad esse. È, infatti, legittimo che la Chiesa -quando giudica gli avvenimenti- abbia il dovere, prima ancora che la necessità, di essere fedele alla propria identità.

Quindi?

Io non credo che si possa dire storicamente che ci sia stata, con San Francesco, una sottomissione della Chiesa all’Islam.

Appunto. Lei intravede, nel concetto di “fratellanza umana”, che spira questo documento, una sorta di svuotamento dell’identità cattolica?

Non ho fatto fino ad ora una lettura approfondita dell’enciclica. Quello che mi sento di dire è che la preoccupazione fondamentale della Chiesa non è di passare indenni i giudizi del mondo, bensì di annunciare Cristo come unica possibilità di salvezza.

In “Fratelli tutti”, questo c’è?

Nell’enciclica mi pare che questa preoccupazione sia fondamentalmente riproposta; se viene mantenuta tale prospettiva, il rischio dello svuotamento non c’è. È chiaro che sulla visione di fondo possono e debbono essere fatte tutte le specificazioni che gli studiosi ritengono utile di fare.

La “fratellanza umana” si richiama al documento condiviso con il grande Imam di Abu Dhabi. Si può dire che almeno in quella occasione, l’imperativo del dialogo ha rischiato di determinare un annacquamento delle rispettive identità?

Le varie identità devono essere realmente riproposte, in ogni momento storico, per quello che sono. E’ responsabilità specifica della Chiesa presentarsi secondo la propria identità. Occorre imparare a confrontarsi con il “diverso”, nella Chiesa e fuori dalla Chiesa, con molta obiettività e con molto rispetto senza però rinunciare a dire chi siamo.

Riguardo poi ad una domanda del giornalista sul modo di affrontare i fenomeni migratori da parte di Papa Francesco, mons. Luigi Negri risponde:

La Chiesa non può avere la preoccupazione di risolvere tutti i problemi sociali. La Chiesa, nel turbinoso evolvere degli avvenimenti, ha il compito di salvaguardare la proclamazione di Cristo, unico Redentore dell’uomo e del mondo.

Dunque?

Essa deve valutare se, di fronte a certe interpellanze della società, abbia la forza di giudizi e suggerimenti chiari che non nascano da visioni ideologiche, ma dalla fede stessa. Questo è il criterio da tenere presente. Io ritengo che si debba tenere il discorso a questo livello profondo, in modo tale da evitare la sensazione sgradevole che qualcuno voglia insegnare al Papa a fare il Papa.

Riguardo poi ad una domanda del giornalista che tende a vedere la Chiesa con la logica delle fazioni, pro o contro Francesco, tipica della politica , mons. Negri risponde:

Non credo che criteri e sollecitazioni di questo tipo debbano essere utilizzati, altrimenti si rischia di parlare della Chiesa in termini politici. Questo è il primo tradimento che gli uomini di Chiesa devono evitare.

Ovvero?

Ovvero, ridurre la sua natura soprannaturale e il suo compito di evangelizzare il mondo a qualche cosa di sostanzialmente più banale. Il mondo non ha bisogno che la Chiesa dica cose banali, ma che dica la Verità, tutta intera la Verità, proclamandola con il coraggio dei poveri e degli umili. Sottrarsi a questo compito è il vero tradimento insopportabile.

Infine, ad un’ultima domanda sul futuro della Chiesa, mons. Negri risponde:

Il futuro della Chiesa dipende dalla fedeltà all’assunzione, vigorosa e coraggiosa, del compito affidatole da Cristo: una proclamazione energica della fede e una volontà di amore agli uomini che non si ritirino di fronte a nessuna obiezione o difficoltà.

Come ottemperare a questo compito?

Occorre che gli uomini di Chiesa recuperino il coraggio di annunciare, con animo aperto, di fronte al mondo, quello che gli uomini desiderano veramente, magari senza neanche più essere consapevoli: la salvezza è già venuta e abita in mezzo a noi.

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