Cammino sinodale tedesco card. Marx
Apertura incontro annuale dei vescovi tedeschi nella cattedrale di Colonia, il 06.03.2017 (CNS photo/Sascha Steinbach, EPA)

 

 

di Michael Galster

 

In lingua italiana (segue la versione tedesca)

Fin dall’inizio, il Cammino Sinodale in Germania è stato concepito come risposta della Chiesa Cattolica agli abusi sessuali. La Conferenza Federale dei Responsabili Diocesani per la Prevenzione  (Bundeskonferenz der diözesanen Präventionsbeauftragten) pubblica a gennaio del 2021 come risultato dei lavori, il Positionspapier zur Gestaltung der Schnittstelle von Prävention sexualisierter Gewalt und sexueller Bildung, ovvero il documento di posizione (Position paper) per la gestione congiunta di prevenzione della violenza sessuale e dell’educazione sessuale (qui).

Il documento attribuisce la responsabilità degli abusi sessuali all’interno della Chiesa alla  stessa morale sessuale cattolica. Inoltre, fa riferimento alle più recenti scoperte delle scienze umane, le quali dovrebbero servire come base per una riforma della stessa morale sessuale cattolica. Nel Position paper, il complesso tematico della sessualità e delle relazioni di potere, così come il relativo lavoro del filosofo francese Michel Foucault giocano un ruolo centrale; di quest’ultimo il sistema di pensiero viene ampiamente citato come buon esempio nella cultura attuale. In tutto ciò, però, sfugge agli autori il fatto che lo stesso Foucault negli anni ’60 fino agli anni ’80 e ’90 considerava ineccepibili sul piano scientifico gli atti sessuali tra adulti e bambini. Inoltre, a livello politico, insieme alla maggior parte degli intellettuali d’avanguardia di quell’epoca in Francia (Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Gilles Deleuze, Jacque Langue e altri), propugnava l’abbassamento dell’età del consenso agli atti sessuali a 12 anni. Come può accadere una simile cosa? Si tratta solamente di una svista da parte degli Addetti alla prevenzione della Conferenza episcopale tedesca? Le dichiarazioni pedofile di Foucault sono un elemento estraneo che non ha niente a che vedere con il resto del suo pensiero e con quello di altri importanti rappresentanti delle nuove scienze umane dell’epoca? Oppure esse sono organiche alla sua architettura teorica, facendo in un certo senso uscire l’obbrobrio dell’abuso dalla porta per farlo rientrare dalla finestra?

Il caso non ha raggiunto i media. Tuttavia, la scelta di tale fonte ha provocato una forte reazione da parte dell’Associazione dei genitori del Nord Reno-Westfalia. Nella successiva risposta alle critiche (qui), gli Addetti alla prevenzione hanno affermato la necessità per la Chiesa cattolica di ripensare il concetto di sessualità e il proprio rapporto con essa. E continuano: “Questo processo è attualmente in atto in molti luoghi, incluso il Cammino Sinodale. Non possiamo comprendere come ciò possa preoccupare l’Associazione dei genitori”. In realtà, la critica dei genitori non si riferiva a quello.

Sul piano sostanziale, gli Addetti alla prevenzione si sono giustificati nel seguente modo: “La posizione di Foucault è stata citata nel position paper come esempio delle modalità in cui nel discorso filosofico è stato discusso il rapporto tra potere e sessualità”. Dichiarazione coerente con l’attuale dibattito nell’ambito del Cammino Sinodale, in cui la questione delle relazioni di potere nella Chiesa gioca un ruolo centrale. La conclusione da trarre dalla dichiarazione degli Addetti alla prevenzione sarebbe quindi quella secondo cui la posizione filo-pedofila di Foucault sarebbe loro sfuggita; lo ritengono un banale errore, senza alcuna relazione intrinseca con la teoria del potere e della sessualità dello stesso Foucault. Tuttavia, è proprio Foucault che chiarisce: “… quando si tratta di bambini, si (ndr: la società) presume che questi abbiano una sessualità che non può mai essere rivolta a un adulto, e fine. In secondo luogo, si presume che i bambini non siano in grado di parlare di sé, di avere sufficiente chiarezza di se stessi. (…) Se però si ascolta un bambino, quando lo si sente parlare, se lo si ascolta per come è effettivamente la sua relazione con qualcuno, adulto o meno, se lo si ascolta con sufficiente empatia, si deve riconoscere quale livello di forza, se c’è stata, è stato esercitato o quale grado di consenso è stato da lui dato. Supporre che un bambino non sia in grado di spiegare quello che è successo e che non sia stato in grado di dare il consenso sono due abusi non tollerabili, assolutamente non accettabili” (qui).

Con queste (e altre) parole, Foucault fornisce una giustificazione reale all’abuso sessuale e un riferimento a ciò che ha fatto precipitare la Chiesa cattolica in una crisi profonda. E quello che oggi, con più di 15.000 casi segnalati alla polizia all’anno in Germania, è un problema sociale sconcertante che, peraltro, non trova alcuna considerazione visibile nel lavoro del Cammino Sinodale (in quanto avviene fuori dalla Chiesa). Foucault giustifica gli atti sessuali tra adulti e bambini proprio nella logica della sua teoria del potere e della sessualità, secondo la quale i bambini hanno il potere, cioè le capacità “di spiegare quello che succede” e di “dare il consenso” agli atti sessuali con gli adulti. Tale visione era nota per essere diffusa tra gli intellettuali d’avanguardia nell’area delle scienze umane e sociali negli anni ’60-’90. Il modo di pensare e il clima culturale di quegli anni in merito alla questione pedofilia, sono descritti in modo dettagliato nell’ambito della ricerca Die Pädophilie-Debatte commissionata dal Partito Verde tedesco pubblicato nel 2014, leggi qui). Ai tempi erano in molti a pensare che una sessualità “liberata”, anche dei bambini, avrebbe portato a una società libera dalla dominazione dell’uomo sull’uomo, in cui le persone avrebbero potuto vivere senza nevrosi e psicosi. Considerando il livello di diffusione di tali convinzioni all’epoca, si potrebbe affermare che i preti colpevoli di abusi sessuali su bambini e adolescenti negli anni ’60-’90, mettevano allora in atto ciò che oggi gli Addetti alla prevenzione consigliano di fare: conformarsi cioè ai saperi delle scienze umane del proprio tempo. Sarebbe certamente inopportuno focalizzare eccessivamente questo aspetto per spiegare il fenomeno degli abusi nella Chiesa cattolica in quell’epoca, ma non è meno inopportuno escludere del tutto dal dibattito l’influenza dello Zeitgeist, (lo spirito del tempo), come sembra stia accadendo in questo momento nell’elaborazione degli abusi da parte degli esperti chiamati in aiuto dalla Chiesa tedesca. A ogni modo, il voler non considerare lo Zeitgeist e la sua influenza sulle persone emerge con chiarezza dal già citato Position paper e molti altri documenti prodotti nell’ambito del Cammino Sinodale.

Nessuno degli attuali sostenitori della teoria del potere e della sessualità di Foucault o di altri autori nell’ambito delle scienze umane e sociali, oggi approva le relazioni sessuali tra adulti e bambini o adolescenti. Anche gli autori della risposta alla protesta dei genitori di cui sopra, sono determinati nella volontà di sradicare il fenomeno dell’abuso. Al fine di dissipare ogni malinteso, nella stessa risposta essi hanno espresso la propria intenzione di rinunciare in futuro a citare Foucault come riferimento. Tuttavia, ciò a cui gli esperti non hanno rinunciato sono le fondamenta delle teorie della liberazione sessuale, fondamenta filosofiche di cui lo stesso Foucault viene considerato la figura più rappresentativa. Seguendo tale logica, l’abuso sessuale può essere condannato solo in base al presupposto secondo cui esiste un dislivello di potere incolmabile tra adulti e bambini. Trattandosi il concetto di potere una categoria socialmente costruita, la condanna di tali rapporti da parte delle scienze umane corre rischio di rimanere senza un vero ancoramento ontologico alla persona, in questo caso un bambino. Trova scarsa o nessuna espressione il fatto che la sessualità infantile, per sua natura, non è in alcun modo assimilabile o comparabile alla sessualità dell’adulto. Nelle pubblicazioni pertinenti, così come nel Position paper citato sopra, dal secolo scorso si continua a usare il termine “diritti sessuali del bambino”, volti ad assicurare in materia la libertà di decisione del bambino. Ed è ovvio che nella comune accezione del termine, con ciò si intende la libertà “di essere sessualmente attivo o no” (qui) . Usando una tale terminologia generica e ambigua, senza rimarcare la differenza fondamentale tra la sessualità del bambino e quella dell’adulto, ancora una volta non si sradica l’errata convinzione di mezzo secolo fa, secondo la quale il bambino possa autenticamente volere e desiderare rapporti sessuali con gli adulti.

È vero quindi che oggi anche le avanguardie nell’ambito delle scienze umane rifiutano pressoché unanimemente la possibilità che ci possano essere atti sessuali tra adulti e bambini. Pur tuttavia, si rimarca, tale posizione finora non si fonda su una vera revisione del vecchio modello antropologico ereditato da sessuologhi come Alfred Kinsey e John Money, oltre che dai filosofi sopra menzionati. Tali posizioni si fondano invece su convenzioni sociali che, in quanto tali, sono mutevoli. Di conseguenza la stigmatizzazione dell’abuso rimane fragile e in ultima istanza non sottratta a una pericolosa valutazione soggettiva del singolo individuo. Chi può dimostrare a un potenziale perpetratore di abuso che nel caso specifico il bambino o l’adolescente non sia in grado, ovvero che non abbia il potere di intendere e di volere? Se gli atti sessuali tra un adulto e un bambino non sono sentiti come atti “contro natura”, ma solo come atti che contrastano una convenzione sociale, per persone dall’identità sessuale immatura, la strada verso il compimento dell’atto stesso resta breve. Il crescente numero di abusi nella società civile in Germania sembra confermarlo.

Anche a livello metodologico, rimane difficile comprendere perché il gruppo di lavoro degli Addetti alla prevenzione incaricato dalla Conferenza Episcopale tedesca abbia adottato in modo così poco avveduto il paradigma culturale di Foucault. Rimane altrettanto difficile comprendere perché non ci sia stata finora una dichiarazione né un chiarimento su questo tema da parte della Conferenza Episcopale o da parte di uno dei suoi portavoce. Dovrebbe essere chiaro che da molto tempo la teoria del potere e della sessualità è tutt’altro che incontestata, anche in ambito accademico. Una contestazione che non può essere liquidata collocandola nell’ambito dello schema progressisti-versus-conservatori. Già nel 1971 ebbe luogo un incontro storico alla televisione olandese: Noam Chomsky, linguista americano, figura simbolica dell’antimilitarismo di sinistra e mente critica della globalizzazione, discuteva con Michel Foucault la questione centrale: esiste una natura umana? O l’essere umano è solo un prodotto delle condizioni sociali? Partendo dal sistema linguaggio, Chomsky in questo dibattito contesta la tesi del costrutto sociale di Foucault (qui).

Nei campi della biologia evolutiva, dell’etologia umana e delle neuroscienze, la ricerca degli ultimi quarant’anni ha prodotto risultati inequivocabili che dimostrano l’importanza della componente biologica nel comportamento umano. Per quanto riguarda i temi del genere e della sessualità, il pensiero dominante continua a ignorare proprio tale componente e considera il genere sociale come una variabile indipendente dal sesso biologico. Tale posizione da qualche anno è penetrata anche nell’ambiente della teologia cattolica tedesca (si veda ad esempio sul portale della Chiesa tedesca (qui). I fenomeni dell’intersessualità e della transessualità sono spesso citati come prova del fatto che l’esistenza di due generi, ovvero la natura binaria degli esseri umani dovrebbe essere considerata obsoleta. In realtà, la frequenza statistica dei casi di intersessualità e transessualità, così come l’elevata “dispersione” delle caratteristiche all’interno dei due gruppi, dimostrano che si tratta di eccezioni. L’elevazione dell’eccezione a nuovi “generi” o standard sociali, attualmente praticata a livello istituzionale nei paesi occidentali, rende difficile comprendere la realtà dell’intersessualità e della transessualità, oltre che non fornire un aiuto appropriato alle persone interessate, sia in ambito sociale che spirituale.   

Per quanto riguarda le sfere della sessualità e del genere, le “nuove scienze umane” menzionate nei documenti della Chiesa tedesca negano il significato della componente biologica dell’essere umano come fattore co-costitutivo del linguaggio, dei sentimenti, dei pensieri e del comportamento. È ovvio che il “maschile” e il “femminile” non sono descrivibili attraverso caratteristiche determinate in modo lineare e meccanicistico. Tuttavia, questo fatto viene frainteso da molti intellettuali secondo i quali non esisterebbe un maschile e un femminile fondati nell’essere umano. La diffusione di tale errato ragionamento ha come conseguenza la tendenza a sottovalutare in modo sistematico, se non a ignorarlo del tutto, il significato sociale della differenza sessuale. In questo quadro, la contemporaneità fa fatica a riconoscere a livello antropologico le differenze tra una relazione sessuale tra persone di sesso diverso e una relazione tra persone dello stesso sesso. Questo modo di pensare è diventato egemone anche nella Chiesa cattolica tedesca che non distingue tra il dovuto rispetto della persona e le caratteristiche delle relazioni. L’attuale richiesta da parte del Cammino sinodale, della benedizione delle relazioni omosessuali nell’ambito di un atto sacramentale è espressione del suddetto malinteso. 

Con l’adozione del paradigma dell’indifferenza sessuale da parte della corrente maggioritaria della teologia cattolica tedesca e la sua tacita approvazione da parte dei vescovi, sorgono due sfide fondamentali per la Chiesa tedesca stessa: può la teologia cattolica scaturita dal Cammino sinodale tedesco muoversi in contraddizione con i saperi delle scienze naturali, affidandosi esclusivamente a un sistema di definizioni coniato nell’ambito (di una parte) delle scienze umane? Ciò in un momento in cui si avverte tra gli stessi scienziati delle discipline umanistiche un crescente disagio riguardo all’approccio “culturalista”? In un momento, inoltre, in cui ci si sta avvicinando a un “paradigma ecologico” teso a far dialogare saperi sociali e naturali? Viene da chiedersi, è possibile che nella nostra vita sia tutto “bio”, solo gli umani no?

Ma soprattutto, come si possono conciliare i postulati del Cammino sinodale in Germania con il Libro della Natura, a tutti accessibile, con la teologia della creazione? “Maschio e femmina li creò” è un errore di Dio? È solo un’enunciazione biblica legata a un determinato contesto storico senza rilevanza spirituale per la nostra vita di oggi? Se così dovesse essere, che senso avrebbe allora pregare un Dio “che ha creato tutto, il cielo e la terra, il mondo visibile e quello invisibile”? O forse “ha creato tutto”, tranne l’uomo e la donna, perché quest’ultimi sarebbero costrutti sociali?  

 

Segue la versione in lingua tedesca.

Die deutsche Katholische Kirche in der Falle von Foucault

Der Synodale Weg in Deutschland verstand sich von Beginn an als Antwort der Katholischen Kirche auf den sexuellen Missbrauch. Die Bundeskonferenz der diözesanen Präventionsbeauftragten veröffentlichte im Januar 2021 als Ergebnis ihrer Arbeit das Positionspapier zur Gestaltung der Schnittstelle von Prävention sexualisierter Gewalt und sexueller Bildung https://www.praevention-kirche.de/fileadmin/redaktion/praevention/portalseite/Downloads/2021-04-06_Positionspapier-Schnittstelle-Praevention-sex-Gewalt-und-Bildung_final.pdf. In dem Dokument wird davon ausgegangen, dass die Sexualmoral der katholischen Kirche als Ursache für den Missbrauch anzusehen sei, und es wird auf die neueren humanwissenschaftlichen Erkenntnisse verwiesen, die als Grundlage einer Reform eben der katholischen Sexualmoral dienen sollten. In dem Positionspapier spielen der Themenkomplex Sexualität und Machtbeziehungen und die diesbezüglichen Arbeiten des französischen Philosophen Michel Foucault eine besondere Rolle. Letzterer wird ausführlich zitiert und seine Gedanken werden als positives Beispiel der Gegenwartskultur bezeichnet. In all dem ist den Autoren jedoch entgangen, dass Foucault selbst in den 60er bis 80er und 90er Jahren auf wissenschaftlicher Ebene sexuelle Handlungen zwischen Erwachsenen und Kindern als unbedenklich eingestuft hat. Darüber hinaus setzte er sich auf der politischen Ebene zusammen mit den meisten avantgardistischen Intellektuellen jener Zeit in Frankreich (Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Gilles Deleuze, Jacque Langue und andere) für die Senkung des Schutzalters auf 12 Jahre ein. Wie kann es dazu kommen, handelt es sich nur ein Versehen seitens der Präventionsbeauftragten? Sind die pädophilen Einlassungen Foucaults ein systemfremdes Element, das nichts mit seinem übrigen Gedankengebäude und dem wichtiger anderer Vertreter der neuen Humanwissenschaften jener Zeit zu tun hat? Oder machen die diözesanen Präventionsbeauftragten hier (ungewollt) etwa den Bock zum Gärtner?

Der Fall ist nicht bis in die Medien vorgedrungen. Dennoch hat er eine heftige Reaktion des Elternvereins des Landes Nordrhein-Westfalen hervorgerufen. Zu ihrer Verteidigung führten die Präventionsbeauftragten die Notwendigkeit ins Feld, „dass die katholische Kirche ihr Verständnis von und ihr Verhältnis zu Sexualität überdenken muss“. https://www.katholisch.de/artikel/29917-praeventionsbeauftragte-weisen-vorwuerfe-von-elternverein-zurueck. Weiter schreiben sie: „Das geschieht derzeit an vielen Stellen, unter anderem beim Synodalen Weg. Dass dies den Elternverein offenbar beunruhigt, können wir nicht nachvollziehen.“ In der Realität hatten sich die Eltern in ihrem Protest in keiner Weise zur Frage des Verständnisses von und des Verhältnisses zu Sexualität geäußert.

Auf der inhaltlichen Ebene rechtfertigten sich die Präventionsbeauftragten, indem sie an selbiger oben genannter Stelle schreiben: “Die Position Foucaults wurde im Positionspapier als ein Beispiel dafür zitiert, dass und wie im philosophischen Diskurs der Zusammenhang von Macht und Sexualität diskutiert wurde“. Aussage, die sich kohärent zu der derzeitigen Debatte im Rahmen des Synodalen Wegs verhält, in dem die Frage der Machtverhältnisse in der Kirche, zwischen Klerus und Gläubigen eine zentrale Rolle einnimmt. Aus der Stellungnahme der Präventionsbeauftragten wäre demnach zu schließen, dass es sich bei der pro-pädophilen Position Foucaults in der Tat um ein Versehen, einen Bagatellfehler handelt, der in keiner wesenshaften Beziehung zu Foucaults Macht-und-Sexualität-Theorie steht. Es ist jedoch Foucault selbst, der dazu klarstellt: “Nun, wenn es um Kinder geht wird angenommen, dass sie eine Sexualität haben, die niemals auf einen Erwachsenen gerichtet sein kann, und damit hat es sich. Zweitens wird angenommen, dass sie nicht in der Lage sind, über sich selbst zu sprechen, über sich selbst ausreichend im Klaren zu sein. (…) Aber wenn man einem Kind zuhört, wenn man es sprechen hört, wenn man ihm zuhört, wie seine Beziehungen zu jemandem, ob Erwachsener oder nicht, tatsächlich waren, muss man, wenn man mit genügend Einfühlungsvermögen zuhört, mehr oder weniger feststellen können, welcher Grad an Gewalt, wenn überhaupt, angewandt wurde oder welcher Grad an Zustimmung gegeben war. Und anzunehmen, dass ein Kind nicht in der Lage ist, zu erklären, was passiert ist, und dass es nicht in der Lage war, seine Zustimmung zu geben, sind zwei Missbräuche, die nicht tolerierbar sind, ganz und gar nicht akzeptabel” https://www.uib.no/sites/w3.uib.no/files/attachments/foucaultdangerchildsexuality_0.pdf.

 

Mit diesen (und anderen) Worten liefert Foucault eine Rechtfertigung für realen Missbrauch und einen Bezug zu dem, was die Katholische Kirche in eine tiefe Krise stürzen sollte. Und zu dem, was heute bei mehr als 15000 pro Jahr in Deutschland polizeilich angezeigten Fällen ein erschütterndes gesellschaftliches Problem darstellt, das in den Arbeiten des Synodalen Wegs keine sichtbare Berücksichtigung findet (da außerhalb der Kirche). Foucault rechtfertigt sexuelle Handlungen zwischen Erwachsenen und Kindern eben in der Logik seiner Macht-und-Sexualität-Theorie, nach der Kinder durchaus über die Macht, d.h. über die Fähigkeiten verfügten „zu erklären, was passiert“, und die eigene „Zustimmung zu geben“ zu sexuellen Handlungen mit Erwachsenen. Diese Sichtweise war bekanntlich unter den avantgardistischen human- und sozialwissenschaftlichen Intellektuellen in den 60er bis 70er wenn nicht vorherrschend, so doch weit verbreitet und ist in der 2014 von der Partei Die Grünen erstellten Studie Die Pädophilie-Debatte detailliert beschrieben https://de.wikipedia.org/wiki/P%C3%A4dophilie-Debatte_(1970er_und_1980er_Jahre). Viele dachten seinerzeit, eine „befreite“ Sexualität, auch der Kinder, würde zu einer herrschaftsfreien Gesellschaft führen, in der die Menschen ohne Neurosen und Psychosen leben könnten. Angesichts der damaligen Verbreitung solcher Vorstellungen könnte man mit Sarkasmus feststellen, dass die missbrauchenden Priester der 60er bis 90er Jahre eben das taten, was die Missbrauchsbeauftragten heute raten: Sich an den modernen humanwissenschaftlichen Erkenntnissen der eigenen Zeit zu orientieren. Es wäre sicherlich unangemessen, das Phänomen des Missbrauchs in der Katholischen Kirche auf diesen Aspekt zu reduzieren, es scheint jedoch nicht weniger unangemessen, den Einfluss des seinerzeitigen Zeitgeistes aus der Debatte auszuklammern, wie dies die von der Katholischen mit der Missbrauchsaufarbeitung beauftragten Experten zu tun scheinen. Man sehe dazu zum Beispiel das oben genannte Positionspapier wie auch viele andere im Rahmen des Synodalen Wegs erstellte Papiere.

 

Keiner der heutigen Vertreter der Macht-und-Sexualität-Theorie Foucaults oder anderer Human- und Sozialwissenschaftler rechtfertigt mehr sexuelle Beziehungen zwischen Erwachsenen und Kindern bzw. Heranwachsenden. Auch die Autoren des Positionspapiers sind von dem Willen angetrieben, das Phänomen des Missbrauchs auszumerzen. In diesem Sinn und um jedes Missverständnis auszuräumen haben sie in dem genannten Rechtfertigungsschreiben angekündigt, in der Zukunft andere Referenzen als Foucault anzugeben. Was sie nicht aufgegeben haben, sind die Axiome der sexuellen Befreiungstheorien und die philosophischen Grundlinien, als deren repräsentativster Vertreter Foucault angesehen wird. Entsprechend dieser Logik wird Missbrauch allein aufgrund der Annahme verurteilt, dass zwischen Erwachsenen und Kindern ein unüberbrückbares Machtgefälle bestehe. Da es sich bei der Kategorie „Macht“ um ein soziales Konstrukt handelt, läuft diese reduktive Form der Ablehnung des Missbrauchs durch die Humanwissenschaften Gefahr, ohne ontologische Verankerung zu bleiben, d.h. nicht im Sein des Kindes oder Heranwachsenden begründet zu sein. Die Tatsache, dass kindliche Sexualität selbst in keiner Weise mit der Sexualität des Erwachsenen zu vergleichen ist, findet kaum oder keinen Ausdruck in den entsprechenden Publikationen. Im Gegenteil, in diesen, wie auch in dem genannten Positionspapier spricht man weiter undifferenziert von den „sexuellen Rechten des Kindes“, womit man vor allem die Sicherung der Entscheidungsfreiheit des Kindes meint. Im allgemeinen Sprachverständnis ist klar, das damit die Freiheit gemeint ist, „sexuell aktiv zu werden oder nicht“ https://de.wikipedia.org/wiki/Sexuelle_Rechte. Durch den anhaltenden Gebrauch einer allgemeinen und zweideutigen Terminologie wird versäumt, mit einer verfehlten Sichtweise aus dem vergangenem Jahrhundert aufzuräumen, die meinte, Kinder können authentisch sexuelle Handlungen mit Erwachsenen wollen und begehren. 

 

Sexuelle Handlungen zwischen Erwachsenen und Kindern werden heute in den Humanwissenschaften einhellig als Missbrauch eingestuft. Dennoch muss dazu bemerkt werden, dass damit bisher keine wirkliche Revision der Anthropologie einhergegangen ist, die man von Sexualwissenschaftlern wie Alfred Kinsey und John Money, sowie den genannten Philosophen ererbt hat. Auch die heutigen Positionen gründen sich, wie bereits beschrieben, auf soziale Konventionen und bleiben damit veränderbar. Damit bleibt auch die Stigmatisierung des Missbrauchs brüchig und in letzter Instanz der subjektiven Bewertung des Individuums ausgesetzt. Wer kann schon einem potentiellen Täter beweisen, dass „das Kind nicht in der Lage ist, zu erklären, was passiert ist, und dass es nicht in der Lage war, seine Zustimmung zu geben“. Solange sexuelle Handlungen zwischen einem Erwachsenen und einem Kind nicht als Handlungen gegen die Natur gefühlt, sondern nur als Handlung gegen ein soziales Konstrukt verstanden werden, ist der Weg zur Handlung für viele Personen mit einer unreifen sexuellen Identität kurz. Die seit Jahren in der Zivilgesellschaft in Deutschland steigenden Zahlen des Missbrauchs scheinen es zu bestätigen.

 

Auch auf methodologischer Ebene bleibt schwer zu verstehen, warum die von der deutschen Bischofkonferenz beauftragte Arbeitsgruppe das Foucault-Paradigma unhinterfragt übernommen hat. Ebenso bleibt schwer zu verstehen, warum es bis heute weder eine Stellungnahme noch eine Klärung in dieser Frage seitens der Bischofkonferenz bzw. eines ihrer Sprecher gegeben hat. Seit Langem sollte klar sein, dass die Macht-und-Sexualität-Theorie auf akademischer Ebene alles andere als unangefochten ist, und dieser Widerspruch kann in keiner Weise in das Progressiv-gegen-Konservativ-Schema gepresst werden. Bereits 1971 fand im niederländischen Fernsehen eine richtungsweisende Begegnung statt: Noam Chomsky, amerikanischer Linguist, linke Symbolfigur des Antimilitarismus und Vordenker der Globalisierungskritik, diskutiert mit Michel Foucault um die Kernfrage: Gibt es so etwas wie eine menschliche Natur? Oder ist der Mensch allein Produkt gesellschaftlicher Bedingungen? Ausgehend vom System Sprache bestreitet Chomsky in dieser Debatte Foucaults These des Sozialen Konstrukts http://foucaultundco.blogspot.com/2008/12/debatte-foucault-vs-chomsky.html.

Auf den Gebieten der Evolutionsbiologie, Humanethologie und Neurowissenschaften haben die Forschungen der letzten vierzig Jahre eindeutige Ergebnisse erbracht, die die Bedeutung der biologischen Komponente für menschliches Verhalten nachweisen. Bezüglich der Themen Geschlecht und Sexualität wird diese Komponente im humanwissenschaftlichen Mainstream dennoch weiterhin ignoriert. Man betrachtet das soziale Geschlecht als eine vom biologischen Geschlecht unabhängige Variable; eine Position, die seit einigen Jahren auch weit in das Milieu der deutschen katholischen Theologie vorgedrungen ist https://www.katholisch.de/artikel/15605-nur-mann-und-frau. Als Beleg dafür, dass die Zweigeschlechtlichkeit des Menschen als überholt zu betrachten sei, werden die Phänomene von Inter- und Transsexualität angeführt. Die statistische Häufigkeit der Fälle und die äußerst hohe Uneinheitlichkeit dieser untereinander belegen jedoch, dass es sich hierbei um Ausnahmen handelt. Die Umwertung von Ausnahmen zu neuen Regelgeschlechtlichkeiten erschwert ein angemessenes Erkennen der Probleme und die Möglichkeit, die betroffenen Menschen wirksam zu unterstützen. 

Soweit es die Themen Geschlecht und Sexualität betrifft, leugnen die in den Papieren der deutschen Kirche zitierten „neuen Humanwissenschaften“ die Bedeutung der biologischen Komponente des Menschen als mit-konstitutiven Faktor von Sprache, Gefühlen, Gedanken und Verhalten. Es ist offensichtlich, dass das „Männliche“ und das „Weibliche“ nicht anhand linear und mechanistisch vorgegebener Eigenschaften beschrieben werden kann. Dieser Umstand wird jedoch von vielen Intellektuellen dahingehend missverstanden, dass ein seins-begründetes „Männliches“ und „Weibliches“ nicht existiert.

Entsprechend dieses Kurzschlusses herrscht bei den Humanwissenschaftlern immer noch die Tendenz vor, die Bedeutung der Geschlechtlichkeit und des Geschlechtsunterschieds auf sozialer Ebene systematisch unterzubewerten, wenn nicht, wie in den meisten Fällen, ganz zu ignorieren. Folglich kann dann auf anthropologischer Ebene kein wesenhafter Unterschied zwischen einer sexuellen Partnerschaft zwischen Personen verschiedenen und gleichen Geschlechts erkannt werden. Die derzeitige Forderung nach der Segnung gleichgeschlechtlicher Beziehungen als sakramentaler Handlung ist Ausdruck des genannten Missverständnisses. 

Mit der Übernahme des Paradigmas von der weitgehenden oder vollständigen Irrelevanz des Geschlechtsunterschieds in intimen Beziehungen durch die derzeitige katholische deutsche Mehrheitstheologie stellen sich zwei weitere Probleme. Kann katholische Theologie in Widerspruch zu naturwissenschaftlichen Erkenntnissen stehen, indem sie ausschließlich auf ein human- oder sozialwissenschaftliches Definitionssystem rekurriert? Dies, obwohl sich in den Sozialwissenschaften selbst zunehmend Unbehagen gegenüber diesem selbst-referentiell „kulturalistischen“ Ansatz manifestiert? In einem Moment, in dem sich Bestrebungen hin zu einem ökologischen Paradigma abzeichnen, in dem sich humanistisches und naturwissenschaftliches Wissen ergänzen? Kann es wirklich sein, das heute alles „bio“ ist, nur der Mensch nicht?

Vor allem aber: Wie sollen die Postulate des deutschen Synodalen Wegs zu Geschlecht und Sexualität mit dem „Buch der Natur“ und der Schöpfungstheologie vereinbar sein? „Als Mann und Frau schuf er sie“, ein Fehler Gottes oder nur eine biblische Aussage im historischen Kontext ohne spirituelle Relevanz für unser heutiges Leben? Welchen Sinn hat es dann noch zu einem Gott zu beten, „der alles geschaffen hat, Himmel und Erde, die sichtbare und die unsichtbare Welt“? Oder vielleicht doch „alles geschaffen hat“, ausgenommen Mann und Frau, denn die wären ja soziale Konstrukte?

 

 

 

 

 

 

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