• domenica , 18 novembre 2018

Pena capitale: appello ai cardinali della Chiesa Cattolica

Riprendo un importante appello, pubblicato oggi,  riguardante la pena capitale indirizzato ai cardinali di Santa Romana Chiesa fatto da professori universitari in filosofia, teologia, storia della Chiesa, legge, politica, ecc, oltre che da scrittori e sacerdoti.

Della pena capitale su questo blog si è parlato pena di morte nel Catechismo (qui), (qui), (qui) e (qui).

 

Foto: Basilica di San Pietro - Roma

Foto: Basilica di San Pietro – Roma

Papa Francesco ha rivisto il Catechismo della Chiesa Cattolica dove ora si può leggere: “La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona”. Questa affermazione è stata compresa da molti, sia all’interno che all’esterno della Chiesa, come l’insegnamento che la pena capitale è intrinsecamente immorale e quindi sempre illecita, anche in linea di principio.

Sebbene nessun cattolico sia obbligato a sostenere il ricorso alla pena di morte nella pratica (e non tutti i sottoscritti la sostengono), insegnare che la pena capitale è sempre e intrinsecamente malvagia sarebbe in contraddizione con la Scrittura. Che la pena di morte possa essere un mezzo legittimo per assicurare la giustizia retributiva è affermato in Genesi 9:6 e in molti altri testi biblici, e la Chiesa ritiene che la Scrittura non possa insegnare l’errore morale. La legittimità in linea di principio della pena capitale è anche l’insegnamento coerente del magistero per due millenni. Contrastare la Scrittura e la tradizione su questo punto metterebbe in dubbio la credibilità del magistero in generale.

Preoccupati da questa situazione gravemente scandalosa, vogliamo esercitare il diritto sancito dal Codice di Diritto Canonico della Chiesa, che al Canone 212 afferma:

Can. 212 – (…)


  • 2. I fedeli hanno il diritto di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri.

    §3. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona.

 

Siamo guidati anche dall’insegnamento di San Tommaso d’Aquino, che afferma:

Se la fede fosse in pericolo, un sottomesso dovrebbe rimproverare il suo prelato anche pubblicamente. Perciò Paolo, che fu sottomesso di Pietro, lo rimproverò in pubblico, a motivo dell’imminente pericolo di scandalo sulla fede, e, come dice il glossario di Agostino su Galati 2,11, “Pietro diede un esempio ai superiori, perché se in qualche momento si allontanassero dalla retta via, non disdegnerebbero di essere rimproverati dai loro sottomessi”.  (Summa Theologiae, parte II-II, domanda 33, articolo 4, ad 2)


Per questo motivo, i sottoscritti emettono il seguente appello:

Alle loro Reverendissime Eminenze, i Cardinali di Santa Romana Chiesa,

Poiché è una verità contenuta nella Parola di Dio, e insegnata dal magistero ordinario e universale della Chiesa cattolica, che i criminali possono legittimamente essere messi a morte dal potere civile quando ciò sia necessario per preservare il giusto ordine nella società civile, e poiché l’attuale Pontefice Romano ha manifestato più volte pubblicamente il suo rifiuto di insegnare questa dottrina, e ha piuttosto portato grande confusione nella Chiesa facendo intendere di contraddirla, e inserendo nel Catechismo della Chiesa Cattolica un paragrafo che farà e sta già facendo intendere a molte persone, credenti e non credenti, che la Chiesa consideri, contrariamente alla Parola di Dio, che la pena capitale è intrinsecamente malvagia, chiediamo alle Vostre Eminenze di avvertire Sua Santità che è suo dovere porre fine a questo scandalo, di ritirare questo paragrafo dal Catechismo, e di insegnare la genuina Parola di Dio; e noi affermiamo la nostra convinzione che questo è un dovere che impegna seriamente voi stessi, davanti a Dio e davanti alla Chiesa.

Cordiali saluti.

 

15.08.2018

 

Hadley Arkes
Edward N. Ney Professor in American Institutions Emeritus
Amherst College

Joseph Bessette
Alice Tweed Tuohy Professor of Government and Ethics
Claremont McKenna College

Patrick Brennan
John F. Scarpa Chair in Catholic Legal Studies
Villanova University

J. Budziszewski
Professor of Government and Philosophy
University of Texas at Austin

Isobel Camp
Professor of Philosophy
Pontifical University of St. Thomas Aquinas

Richard Cipolla
Priest
Diocese of Bridgeport

Eric Claeys
Professor of Law
Antonin Scalia Law School, George Mason University

Travis Cook
Associate Professor of Government
Belmont Abbey College

S. A. Cortright
Professor of Philosophy
Saint Mary’s College

Cyrille Dounot
Professor of Legal History
Université Clermont Auvergne

Patrick Downey
Professor of Philosophy
Saint Mary’s College

Eduardo Echeverria
Professor of Philosophy and Theology
Sacred Heart Major Seminary

Edward Feser
Associate Professor of Philosophy
Pasadena City College

Alan Fimister
Assistant Professor of Theology
St. John Vianney Theological Seminary

Luca Gili
Assistant Professor of Philosophy
Université du Québec à Montréal

Brian Harrison
Scholar in Residence
Oblates of Wisdom Study Center

L. Joseph Hebert
Professor of Political Science
St. Ambrose University

Rafael Hüntelmann
Lecturer in Philosophy
International Seminary of St. Peter

John Hunwicke
Priest
Personal Ordinariate of Our Lady of Walsingham

Robert C. Koons
Professor of Philosophy
University of Texas at Austin

Peter Koritansky
Associate Professor of Philosophy
University of Prince Edward Island

Peter Kwasniewski
Independent Scholar
Wausau, Wisconsin

John Lamont
Author
Divine Faith

Roberto de Mattei
Author
The Second Vatican Council: An Unwritten Story

Robert T. Miller
Professor of Law
University of Iowa

Gerald Murray
Priest
Archdiocese of New York

Lukas Novak
Lecturer in Philosophy
University of South Bohemia

Thomas Osborne
Professor of Philosophy
University of St. Thomas

Michael Pakaluk
Professor of Ethics
Catholic University of America

Claudio Pierantoni
Professor of Medieval Philosophy
University of Chile

Thomas Pink
Professor of Philosophy
King’s College London

Andrew Pinsent
Research Director of the Ian Ramsey Centre
University of Oxford

Alyssa Pitstick
Independent Scholar
Spokane, Washington

Donald S. Prudlo
Professor of Ancient and Medieval History
Jacksonville State University

Anselm Ramelow
Chair of the Department of Philosophy
Dominican School of Philosophy and Theology

George W. Rutler
Priest
Archdiocese of New York

Matthew Schmitz
Senior Editor
First Things

Josef Seifert
Founding Rector
International Academy of Philosophy

Joseph Shaw
Fellow of St Benet’s Hall
University of Oxford

Anna Silvas
Adjunct Senior Research Fellow
University of New England

Michael Sirilla
Professor of Dogmatic and Systematic Theology
Franciscan University of Steubenville

Joseph G. Trabbic
Associate Professor of Philosophy
Ave Maria University

Giovanni Turco
Associate Professor of Philosophy
University of Udine

Michael Uhlmann
Professor of Government
Claremont Graduate University

John Zuhlsdorf
Priest
Diocese of Velletri-Segni

 

Fonte: First Thing

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One Comment

  1. Agostino
    21 ottobre 2018 at 17:56 Rispondi

    Nessun Papa ha mai messo mano al Catechismo della Chiesa Cattolica per riscriverne un paragrafo, tutt’al più per aggiungerne.
    Il problema della pena di morte è stato affrontato nel corso dei secoli, ma tutti i Papi e i Concili non hanno mai ritenuto di doverlo condannare.
    Il Catechismo promulgato da Giovanni Paolo II, sulla scia di chi lo ha preceduto, insisteva sull’uso di mezzi incruenti di condanna, ma considerava che “quando fosse l’unica via praticabile” è lecito anche il ricorso alla pena di morte.
    Potremmo dire che non esiste mai un’unica via praticabile, tuttavia bisogna anche considerare che l’onere della sentenza spetta a uomini, che hanno dei limiti, in contesti umani sempre complessi, e quindi problematici da valutare, anche con il senno di poi: sono sempre decisioni gravi.
    Per arrivare a queste sentenze, inoltre, ci vuole parecchio tempo, così come per arrivare all’esecuzione della sentenza: nessuno toglie al reo la possibilità di redimersi (e questo sembra essere il problema di Papa Francesco).
    La cosa più problematica per me, al giorno d’oggi, è scrivere che ci sono “sistemi di detenzione più efficaci” per trattenere e punire il delinquente: infatti stiamo assistendo, soprattutto in Italia e in Europa, a linee di condotta politica che non dimostra di comminare pene proporzionali al male commesso, tanto che assistiamo a un’escalation di delinquenza proprio per le troppe possibilità di farla franca anche a fronte di un’incriminazione.
    Che dire: se becchiamo un attentatore che ha già ucciso centinaia di persone e ha giurato ad Allah di uccidere quanti più miscredenti possibili, non potremo condannarlo a morte? Lo lasciamo in galera così che possa fomentare altri a fare ciò che lui ha fatto?
    È una prospettiva che non mi piace, ma in un futuro non troppo lontano, quello dei miei figli, potrebbe essere pane quotidiano: e potrebbe essere “l’unica via praticabile”, almeno quella che con i nostri limiti possiamo percorrere e che secoli di storia della Chiesa hanno compreso.