Riprendo alcuni stralci di una relazione sul matrimonio sacramentale che il  card. Carlo Caffarra tenne 2 anni. E’ una relazione che andrebbe letta da cima a fondo, e meditata.

foto: card. Carlo Caffarra

foto: card. Carlo Caffarra

(…)

La prima questione nell’affrontare questo punto è la condizione generale. Se io voglio disfarmi di un edificio ho due possibilità, la prima: metto una mina e lo distruggo; la seconda possibilità è che lo smonto pezzo per pezzo. Il risultato di questi due processi è molto diverso, perché nel primo caso mi trovo solo con delle macerie, nel secondo caso mi trovo con tutti i pezzi, ma non c’è più l’edificio.

Ciò che è accaduto all’istituto matrimoniale è la seconda cosa. L’istituto matrimoniale è stato smontato pezzo per pezzo. Abbiamo ancora tutti i mattoni che componevano questo edificio, ma non abbiamo più l’edificio. È stato un processo plurisecolare, non è cominciato ieri sera.

Un processo plurisecolare composto da vari processi, che hanno costituito questo processo decostruttivo.Infatti noi abbiamo tutti i pezzi. Si parla ancora di maternità, ma a questo punto uno si chiede chi è la madre, in cosa consiste la maternità. Domanda a cui i giuristi romani si sarebbero messi a ridere.

(…)

Arrivati a questo punto, e questa è una cosa gravissima, la più grave, di cui non dobbiamo mai perdere consapevolezza, non per scoraggiarci ma per sapere come stanno le cose, a questo punto la definizione dell’istituto matrimoniale è demolita, non si sa più cosa è il matrimonio e quale via può percorrere questo uomo che ha demolito il palazzo. Accade che ci si rivolga al potere perché ci dica cosa è il matrimonio e, almeno nei paesi democratici, il potere agisce attraverso il criterio della maggioranza e quindi è la maggioranza che decide che cosa sia il matrimonio. Questa è la situazione, cioè la condizione di un istituto, quello matrimoniale, decostruito.

Decostruito vuol dire che ci sono tutti i pezzi ma il loro significato non è più univoco e la definizione del matrimonio è lasciata agli organismi del potere. (…)

In questa situazione lo sposo e la sposa cristiana cosa dicono e cosa propongono? (…)

Fondamentalmente dicono e propongono due cose.La prima – qui per brevità uso l’espressione tecnica – dicono e propongono la sacramentalità del matrimonio, cioè il matrimonio è un sacramento. La grande parola, diciamo pure il grande dono che il cristianesimo fa all’uomo e alla donna che si sposano, è il sacramento del matrimonio, la quale sacramentalità non è un francobollo che si attacca ad una busta che è il matrimonio naturale.

Il matrimonio non lo ha inventato Gesù Cristo come per esempio l’Eucarestia, uomini e donne si sposavano anche prima di Gesù Cristo, e la Chiesa ha sempre avuto un grande rispetto del matrimonio naturale e lo ha sempre reso possibile.

La sacramentalità quindi non va intesa come qualcosa che si aggiunge, ma come la trasformazione, la trasfigurazione, il linguaggio neotestamentario direbbe la metamorfosis – la metamorfosi – dell’amore fra l’uomo e la donna.

Cerco di spiegarmi. Quando noi diciamo il sacramento del matrimonio la prima cosa a cui pensiamo è la celebrazione in Chiesa e va benissimo, perché dopo il Concilio di Trento si è stabilito che se non c’è questa celebrazione secondo una certa forma essenziale non c’è sacramento del Matrimonio. Questa è la cosa che sta alla superficie, vuol dire che io la vedo con i miei occhi. Se in Chiesa in quel momento ci sono un musulmano o un ateo vedono che in Chiesa in quel momento ci sono due che si stanno sposando secondo un certo rito.

Ma – e qui cominciamo ad andare nel mondo dell’invisibile – questa celebrazione essendo una celebrazione sacramentale ha in sé la presenza operante di Cristo, il Signore risorto. In che cosa consiste questa opera, questo intervento, questa operazione di Cristo?

Lo si può dire in due modi. Consiste nel legare questo uomo a questa donna e questa donna a questo uomo, nel vincolarli, l’uno all’altro, cosicché l’uno ormai sia dell’altro e reciprocamente. Ma c’è qualcosa di più grandioso ancora, cioè Cristo opera, perché fino a qui in fondo ci arriva anche una retta coscienza umana che si sposa, retta coscienza di un uomo e di una donna che si sposano fino a qui ci possono arrivare. La Chiesa ha sempre insegnato che l’indissolubilità del matrimonio è anche una proprietà del matrimonio naturale.

C’è qualcosa di più grandioso! Cristo fa sì che questa reciproca vincolazione, questa reciproca appartenenza dello sposo alla sposa e della sposa allo sposo sia il simbolo reale della sua appartenenza alla Chiesa e dell’appartenenza della Chiesa a Cristo.

Cosa vuol dire simbolo reale? Realmente, veramente dentro a questa reciproca vincolazione e appartenenza c’è l’appartenenza e reciproca vincolazione di Cristo con la Chiesa e viceversa. C’è. Questo non perché gli sposi promettono di essere fedeli e i galantuomini mantengono le promesse, non è una questione morale, state bene attenti. È un fatto soprannaturale questo.

Parlando del battesimo Sant’Agostino diceva che non era Pietro che battezzava, ma Cristo. Non è Giovanni che battezza, è Cristo. Non è Paolo che battezza, è Cristo. Nel matrimonio i ministri sono i due sposi. Ma cosa vuol dire i ministri? Vuol dire che agiscono in nome e con la forza di un altro che è Cristo, Signore presente perché risorto, che li unisce e li vincola uno all’altro.

Prima conseguenza che deriva da questa – se ci sarà tempo mi fermerò su questo più avanti – è che non c’è infedeltà, non c’è miseria, non c’è litigata che sia più forte di questo evento sacramentale che è accaduto. Non li può più distruggere.

(…)

Naturalmente esige che sia trasfigurato anche l’amore coniugale, che sia immesso dentro a questo vincolo che è simbolo reale del rapporto Cristo Chiesa. Infatti il grande dono che il sacramento fa e continua a fare è il dono della carità coniugale. La carità coniugale non è semplicemente l’amore fra un uomo e una donna ma è questo stesso amore che viene per così dire trasfigurato, elevato ma non distrutto.Non è semplicemente l’eros fra l’uomo e la donna, ma è l’eros che non viene distrutto, perché viene trasfigurato, integrato dentro un modo nuovo di amarsi. Qui mi fermo, perché ce ne sarebbe da parlare per giornate intere.

(…)

Queste cose che vi ho detto non dovete pensarle come un ideale verso cui tendere. Questo non è un ideale! Il matrimonio ideale non esiste! Non c’è! Esiste il matrimonio reale, può essere un matrimonio vero o un matrimonio per così dire meno vero. È profondamente errato il pensare ciò che vi ho detto sul matrimonio come l’ideale verso cui io cammino. Immaginiamo care spose qui presenti che vostro marito vi dica: «Senti cara, per me la fedeltà coniugale è un ideale verso cui cerco di andare, però non è detto che adesso come adesso io ci riesca, che lo realizzi! Va bene cosi?». No caro mio, non è un ideale la fedeltà a tua moglie.

Perché è sbagliata questa posizione? Perché alla fine pensa la vita matrimoniale come uno sforzo etico, non come un dono che genera un compito. Detto questo, la prima conseguenza è che la vita matrimoniale è un cammino. (…).

Fonte: Tempi

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email