Fa specie vedere che Avvenire, il giornale dei vescovi italiani, tessa le lodi di un sacerdote come il gesuita padre Martin che del discorso ambiguo ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Lo mette bene in evidenza padre Longenecker, laureato alla prestigiosa Università di Oxford, a proposito della curiosa espressione spesso usata da Martin: “prete gay”.

Vi riporto la sua opinione nella mia traduzione.

Foto: padre James Martin

Foto: padre James Martin

La settimana scorsa ho postato una domanda sulla costante lamentela di padre James Martin secondo il quale i “buoni sacerdoti gay celibi” non vengono celebrati e riconosciuti.

Ancora una volta ha creato uno spaventapasseri, un uomo di paglia. Come si presenta esattamente questo “buon sacerdote gay celibe“? Indubbiamente ci sono un buon numero di sacerdoti cattolici che sperimentano attrazione per lo stesso sesso. Credo che molti di loro siano uomini santi, che lavorano sodo e sono a posto. La loro sessualità è stata accettata e integrata e per grazia di Dio hanno padroneggiato le loro voglie e sublimato la loro sessualità nella loro vocazione sacerdotale. Tuttavia, non si definiscono “gay”.

Nella mente della maggior parte delle persone, “gay” è un tema che riguarda l’agenda LGBTQ. Ci si riferisce a bandiere arcobaleno, sfilate gay e non certo al celibato.

Quindi, come si presenta un “sacerdote gay celibe”? Se è “gay” e “esplicito e orgoglioso” allora i fedeli presumono che egli sia almeno a favore del sesso gay, anche se lui stesso non è sessualmente attivo. Ci sarà quindi un pregiudizio contro di lui da parte della maggior parte  dei cattolici ordinari che vanno in chiesa.

Se l’uomo non è “esplicito e orgoglioso”, ma sperimenta l’attrazione dello stesso sesso ed è un santo sacerdote che lavora sodo, allora la gente lo ama e celebra il suo ministero e il suo amore per il Signore. Il fatto che non celebrano la sua attrazione per lo stesso sesso è irrilevante.

Pertanto, sono ancora sconcertato all’idea che dovremmo in qualche modo celebrare e riconoscere l’ipotetico “sacerdote celibe gay” per cui padre Martin piange. A cosa assomiglierebbe? La parrocchia dovrebbe avere una giornata gay per padre “Favoloso”? La scuola parrocchiale dovrebbe avere una giornata di scambio degli abiti per tutti i bambini per celebrare l’essere gay di padre “Favoloso”? Durante il mese di giugno padre “Favoloso” dovrebbe indossare i paramenti arcobaleno? Tutti dovrebbero venire a una festa parrocchiale per godersi un incontro di canto di Elton John?

Questo enigma mi ha spinto a scrivere questo post in cui mi chiedo, quindi, cosa voglia dire padre Martin per “celibe”. Ho suggerito che forse – come alcuni sacerdoti cattolici che ho incontrato – si intende semplicemente “celibe” nel senso che una persona ènon sposata“. Gli uomini gay che sono sessualmente attivi potrebbero quindi pretendere di essere “celibi”.

Questo, naturalmente, è ridicolo. Ci porterebbe, per esempio, a sostenere che le Suore dell’Indulgenza perpetua sono celibi perché non sono sposate.

È vero che “Celibato” tecnicamente significa “non sposato”, ma nel diritto canonico il voto di celibato dipende dal requisito della “perfetta continenza“. Un terzo termine è usato per indicare la purezza sessuale “Castità“.

Vale la pena soffermarsi un attimo a definire questi tre termini e spiegare perché c’è una distinzione.

Celibato significa “non sposato“. Continenza perfetta significa “non sessualmente attivo” e castità significa “sessualmente puro e lecito.

Quando si approfondisce, diverse circostanze richiederanno una diversa combinazione di questi termini.

Tutti i cattolici sono tenuti a osservare la castità, ma la castità è diversa per le persone che si trovano in situazioni diverse. Una persona sposata è casta quando è fedele nel matrimonio e ha rapporti sessuali solo con il marito o la moglie. Una persona non sposata tiene fede alla castità osservando la continenza perfetta. Poiché il sesso al di fuori del matrimonio è male, le persone non sposate non possono avere rapporti sessuali di alcun tipo. Una persona che si è consacrata al celibato, quindi, deve anche osservare la perfetta continenza.

Mentre tutto questo sembra perfettamente logico ci sono situazioni che producono anomalie. Così una persona potrebbe essere sposata, ma per vari motivi, anche essere chiamato ad osservare la continenza perfetta. Una persona che vive in un matrimonio irregolare con il permesso del vescovo può vivere insieme ma come fratello e sorella, osservando la continenza perfetta. Non sono celibi, ma osservano la perfetta continenza per osservare la castità. Un sacerdote o diacono sposato può concordare con sua moglie di osservare la perfetta continenza come modo di identificarsi con il Signore e con il clero celibe.

Così, mentre è possibile che alcune persone che non sono celibi possono osservare la perfetta continenza, non è possibile che qualcuno che è celibe sia sessualmente attivo. Questo è sancito dal diritto canonico:

Can. 277 – §1. I chierici sono tenuti all’obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò sono vincolati al celibato, che è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini.

L’idea, quindi, che un sacerdote possa essere celibe ma impegnarsi in attività sessuali è contraria alla legge della Chiesa.

Può darsi che questo sia ciò che padre Martin intenda per “celibato”, nel qual caso sarò lieto di essere corretto nel caso chiarisse. Tuttavia, dato che è un accanito sostenitore di New Ways Ministry (movimento che sostiene, tra l’altro, il matrimonio gay, condannato sia dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1999 sia dalla Conferenza Episcopale USA nel 2010) che appoggia apertamente il sesso gay, non sembra irragionevole sfidare padre Martin esattamente su cosa intenda per “celibato”.

 

Fonte: dwightlongenecker.com

 

Padre Longenecker è cresciuto in una casa evangelica in Pennsylvania. Dopo essersi laureato all’Università fondamentalista Bob Jones con una laurea in Linguaggio e Inglese, è andato a studiare teologia all’Università di Oxford. Alla termine è stato ordinato sacerdote anglicano e ha prestato servizio come curato, cappellano scolastico a Cambridge e parroco di campagna sull’isola di Wight.

Rendendosi conto che la Chiesa anglicana e lui stavamo percorrendo strade divergenti, nel 1995 lui e la sua famiglia sono stati accolti nella Chiesa cattolica. Per dieci anni hanno continuato a vivere in Inghilterra, dove ha lavorato come scrittore freelance e operaio in opere di carità. Poi nel 2006 la porta si è aperta per tornare negli Stati Uniti ed essere ordinato sacerdote cattolico.

Ora serve come Pastore della Chiesa di Nostra Signora del Rosario a Greenville, Carolina del Sud.

 

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