di Sabino Paciolla
Dopo la Catechesi del mercoledì in cui Papa Leone XIV ha parlato della genesi della riforma liturgica – da cui è scaturito il Novus Ordo, l’attuale messa in lingua vernacolare – e degli abusi che ne sono conseguiti, il dibattito sulla liturgia e sul senso del sacro torna al centro della riflessione cattolica con l’ultimo libro del Cardinale Robert Sarah, Il Cantico dell’Agnello. Musica sacra e liturgia celeste (Cantagalli), scritto a quattro mani con Peter Cater. In una recente intervista firmata da Nico Spuntoni su Il Giornale, il porporato affronta con schiettezza il delicato tema degli abusi liturgici e delle restrizioni imposte alla Messa in latino.
Secondo Sarah, l’attuale avversione per il latino e per il canto gregoriano non possiede reali fondamenta teologiche. Si tratta, piuttosto, dell’ostilità di «circoli culturali autoreferenziali», un problema essenzialmente anagrafico destinato a risolversi naturalmente «quando passerà la generazione dei sessantottini».
Il Cardinale rivendica la bontà dell’intuizione di Benedetto XVI, che aveva liberalizzato la forma straordinaria mosso da un «atteggiamento profondamente umile e democratico». L’apertura concessa dal Papa emerito con il motu proprio Summorum Pontificum ebbe il grande merito di correggere abusi gravissimi nella forma ordinaria e di aiutare numerosi sacerdoti a celebrare con maggior decoro. Essa era finalizzata a «garantirne la massima diffusione per consentire al popolo di Dio, nei decenni, di poter scegliere quale forma corrispondesse maggiormente all’implementazione della fede. Ma tutto questo è stato stroncato da Traditionis Custodes mentre il Pontefice emerito era ancora vivente». Questa retromarcia è considerata dal Cardinale una decisione né saggia né rispettosa, che il Papa emerito ha subìto nel silenzio, offrendo «a Dio la sua sofferenza».
Il monito di Sarah contro le limitazioni calate dall’alto è netto: «L’accesso alle forme rituali riconosciute ed esistenti da secoli non può mai essere artificiosamente limitato da decreti». Guardando ai fedeli costretti a macinare chilometri per assistere alla liturgia antica, il porporato lancia un forte appello alle gerarchie affinché leggano i segni dei tempi odierni e abbandonino i retaggi del ’68: «Non possiamo come Chiesa fare la guerra a chi partecipa devotamente alla messa, solo perché predilige una forma invece che un’altra: è un atteggiamento miope e del tutto ideologico, quindi non pastorale e non cristiano. È dannoso, distruttivo per la Chiesa».
Sostieni il Blog di Sabino Paciolla





















Il card. Sararah difende la liturgia antica… e la nuova! Invece, per esempio, il Breve esame critico del Novus Ordo Missae presentato a Montini dai cardinali Ottaviani e Bacci NO. Il card. Sarah e gli altre tre o quattro prelati, che ogni tanto lanciano qualche gridolino, sono dei conservatori, ossia dei modernisti moderati. E, in quanto tali, più pericolosi dei modernisti sfegatati.