mons. Giulio Jia Zhiguo
mons. Giulio Jia Zhiguo

 

 

di Aurelio Porfiri

 

Più ci si inoltra nella storia del cattolicesimo cinese e più si comprende il profondo eroismo di tanti martiri cinesi. Un esempio di questi è quello di Jia Zhiguo. In età già abbastanza avanzata, 55 anni, fu ordinato sacerdote e pochi mesi dopo mons. Giuseppe Fan Xueyan di Baodin lo ordina segretamente Vescovo di Zhengding nella probincia dell’Hebei a nord della Cina. Era il 1980 e la Chiesa aveva molte difficoltà a sopravvivere ed era soprattutto divisa fra Chiesa ufficiale (controllata dal governo e indipendente dalla Santa Sede) e quella clandestina (non riconosciuta dal governo e quindi fuori legge ma fedele a Roma). Mons. Jia faceva parte della comunità clandestina. Questo è il tempo in cui il vento riformatrice di Deng Xiaoping si comincia a sentire ma per la Chiesa sono comunque tempi bui. Ci troviamo a pochi anni dalla morte di Mao e dalla fine della disastrosa rivoluzione culturale. Papa Paolo VI farà vari tentativi di riprendere contatto con il governo cinese, ma sembra senza molto frutto. All’elezione di Giovanni Paolo II si tenteranno nuovi approcci. Nel 1980 parlando ai Vescovi cinesi (Taiwan) in visita, il Papa diceva: “Tra le preoccupazioni che mi avete manifestato, l’odierna situazione religiosa della Chiesa cattolica nel continente occupa un posto particolare. Vi assicuro che queste preoccupazioni sono anche mie. Da varie parti di quell’immenso territorio ricevo informazioni che testimoniano la perseveranza di moltissimi cattolici nella fede, nella preghiera, e nella pratica religiosa, e tutto ciò mostra il loro fermo attaccamento alla sede di Pietro. Queste notizie mi hanno profondamente commosso, e mi spingono a offrire una preghiera, insieme con voi miei cari fratelli Vescovi, per quella Chiesa eroica, affinché il Signore possa effondere su quei fratelli coraggiosi e su tutti i fedeli i doni della fortezza e della perseveranza, mantenendo in essi la fiamma ardente della speranza che non delude (cf. Rm 5,5)“. Pur se è vero che i primi timidi contatti tra governo cinese e Vaticano cominceranno nel 1983 (vedi Sergio Ticozzi, The Neverending March), le posizioni della Cina erano molto forti, avocando l’indipendenza della Chiesa e l’autogoverno. L’unica scelta consentita era quella di entrare nella Chiesa patriottica. Chi non accettava veniva imprigionato.

Questo sarà il destino di mons. Jia, che verrà imprigionato più e più volte. Passerà molti anni jn carcere e agli arresti domiciliari. Un orfanotrofio per bambini disabili mantenuto a sue spese sarà chiuso dalle autorità e poi riaperto sotto le pressioni provenienti dall’esterno della Cina. Lucia Capuzzi su Avvenire nel 2008, al tempo delle Olimpiadi di Pechino, scriveva di mons. Jia: “Durante il periodo olimpico, il presule – come molti altri della Chiesa “sotterranea” – era stato costretto agli arresti domiciliari. Un gruppo di agenti lo vigilava 24 ore su 24, davanti alla sua casa era stata perfino costruita una “baracca” dove bivaccavano gli agenti di turno. Il tutto mentre, al “villaggio olimpico”, il regime ostentava un “volto liberale”, consentendo appositi “spazi per la spiritualità e la preghiera” e celebrazioni religiose per tutti i credi presenti. Fuori da “quest’isola franca”, però, la libertà religiosa – come le altre libertà civili – erano fortemente ristrette. I prelati della Chiesa cattolica “ufficiale” – la cui nomina e attività dipende da Pechino – hanno ricevuto rigide indicazioni affinché, durante il periodo dei “Giochi”, non venissero organizzate speciali manifestazioni. Quelle già programmate dovevano essere brevi e poco affollate, al massimo 200 persone. Ben peggiore la condizione della Chiesa “sotterranea”, a cui era stato espressamente vietato ogni tipo di celebrazione, sotto la minaccia di «provvedimenti» “post-olimpici”. A molti sacerdoti, inoltre, era stato consigliato di «intraprendere dei viaggi», in modo che i giornalisti stranieri non riuscissero ad incontrarli. Il «cordone di sicurezza» costruito intorno a monsignor Jia aveva probabilmente analogo obiettivo. Nonostante, però, le rigide maglie del “regime”, i fedeli di Zhengding si erano radunati per celebrare la Messa nel giorno dell’Assunta. La polizia, per evitare di turbare la “pace olimpica”, non era intervenuta. I «provvedimenti» sono stati rimandati a “Giochi” conclusi, come ha dimostrato l’arresto del vescovo. Che al momento sembra essere stato “ingoiato” dalla macchina repressiva del “sistema”: nessuno sa dove sia stato portato, né se e quando potrà tornare”. Anche per la sua morte c’è un certo mistero, in quanto non si conosce bene la data in cui essa è avvenuta (e se è avvenuta). Un altro eroe della fede.

 


 

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