Card.Mueller Muller
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Mueller, durante la conferenza stampa sulla nuova Istruzione riguardante la sepoltura e la cremazione, Roma, 25 Ottobre 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

 

di Sabino Paciolla

 

Negli articoli di questi giorni avevamo dato conto delle critiche (qui) di natura giudirca-canonica mosse da vari esperti di diritto canonico circa il contenuto della nota allegata al decreto di scomunica emanato dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Il decreto e la nota erano firmate dal cardinale Víctor Manuel Fernández, attuale Prefetto di tale dicastero. 

A sostenere queste critiche si aggiunge un importante rappresentante della Chiesa, il cardinale Gerhard Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Dicastero).

Come riporta Ad Vaticanum, un’intervista rilasciata dal cardinale Gerhard Müller a K-TV il 6 luglio ha messo in luce una divergenza con la nota esplicativa del cardinale Víctor Manuel Fernández, pubblicata il 2 luglio, riguardo alla validità dei sacramenti amministrati dai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).

Interrogato sulla validità delle confessioni ascoltate dai sacerdoti della Fraternità, Müller ha risposto: «Le confessioni sono valide, ma illecite», richiamando il principio secondo cui il potere di rimettere i peccati deriva dall’Ordine Sacro e può essere limitato solo dal vescovo o dal Papa. Una posizione che contrasta con quanto affermato da Fernández, la cui nota dichiarava invalidi sia il sacramento della penitenza sia i matrimoni celebrati dai sacerdoti della FSSPX.

Ricordiamo che Papa Francesco ha concesso le facoltà di rimettere i peccati (confessione) e di celebrare i matrimoni ai sacerdoti della FSSPX, anche se in modo parziale e con modalità specifiche.

Durante l’Anno Santo della Misericordia (2015-2016), Francesco ha stabilito che i fedeli che si rivolgevano ai sacerdoti della FSSPX per la confessione ricevessero un’assoluzione valida e lecita.

Nella lettera apostolica Misericordia et Misera (20 novembre 2016) ha reso questa facoltà permanente (fino a nuove disposizioni), per evitare che i fedeli rimanessero privi del sacramento della riconciliazione.

Questo è un gesto pastorale straordinario del Papa, che ha usato la sua autorità per concedere direttamente la giurisdizione.

Un Dicastero (anche se autorevole come quello del Dicastero per la Dottrina della Fede) non può revocare o derogare a un atto pontificio senza un’approvazione esplicita del Papa in forma specifica.

La Nota non contiene una clausola di revoca esplicita delle concessioni di Francesco e non cita gli atti pontifici precedenti. 

La discrepanza ha alimentato dubbi tra i canonisti sulla natura giuridica del documento di Fernández. Padre Gerald Murray, consulente di EWTN, ha sostenuto che le facoltà concesse da Papa Francesco per confessioni e matrimoni nella Fraternità non siano state validamente revocate, pur ribadendo che i vescovi della FSSPX restano scomunicati.

Nell’intervista, Müller ha toccato anche temi liturgici, riconoscendo che l’attuazione delle riforme postconciliari è stata «segnata da molti abusi» per non aver colto lo spirito della liturgia rinnovata. Ha difeso la Messa tradizionale in latino, ribadendo la validità del Summorum Pontificum, e ha ricordato la scelta di Benedetto XVI di permettere entrambe le forme liturgiche come tentativo di ricomposizione.

Pur comprendendo le simpatie di alcuni cattolici verso la Fraternità, il cardinale ha ricordato che questa «non è una giustificazione» sufficiente, poiché la comunione ecclesiale dipende dall’unione col Romano Pontefice. Ha infine difeso la legittimità di Papa Leone XIV, sottolineando che l’infallibilità e l’indistruttibilità della Chiesa appartengono al Collegio dei Vescovi unito al Papa, non a singole fraternità sacerdotali.

 

 

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