di Bernardino Montejano
Qualche giorno fa abbiamo ricevuto dal nostro amico padre Jorge Benson un opuscolo intitolato “La Grazia, il dono più bello di Dio”, dedicato alla Vergine gratia plena e ai parrocchiani del Milagro: 17 anni in ottima compagnia, ricchi di opere diverse, tra cui “ASÍ SOMOS”, la meraviglia dell’essere umano; Tommaso Moro, un gentiluomo, un politico, un santo; Julio Meinvielle, parroco e teologo; Gesù, amico per sempre; «Nel deserto», guida per il ritiro spirituale e diversi romanzi molto interessanti.
In esso, riguardo alla Grazia, troviamo un testo che evita ogni ambiguità e afferma: «La Creazione non è Dio, come sostengono i panteisti, né la Terra è nostra Madre, come vogliono i seguaci della Pachamama. La Creazione è un dono di Dio ai suoi figli, i quali – lungi dall’adorarla e pregare – la ringraziano come un dono prezioso della Sua generosità, la rispettano, la coltivano, se ne godono i frutti e la condividono» (p. 22).
E poco prima scrive che per conoscere le verità soprannaturali è necessario l’aiuto della rivelazione e denuncia «le false religioni, che cercano Dio ignorando Gesù Cristo e cadendo nel panteismo, nell’idolatria e persino in pratiche e riti aberranti» (p. 20).
Ci occupiamo da sempre di tematiche ecologiche, a partire dalla nostra partecipazione a un simposio di Oikos dal titolo «La conservazione delle istituzioni naturali o l’ecologismo integrale», nel 1983; la seconda in un congresso organizzato dall’Università di Mendoza, intitolato «Primo simposio internazionale su ecologia e filosofia», con il tema «Ecosofia: la dimora dell’uomo»; e la terza in una lezione tenuta presso la Pontificia Università Cattolica Santa María di Buenos Aires nel 2006, intitolata «Prospettive teologiche e filosofiche della questione ambientale».
Ma una cosa è l’interesse per l’argomento e un’altra, ben diversa, è sostenere la necessità di una «conversione ecologica», alla quale il Vaticano invita i cristiani e gli uomini di buona volontà.
Il tema, dal punto di vista filosofico, indaga il «libro della natura», rappresentato per noi nei vasti orizzonti della pampa, che nei tramonti diafani si trasforma in un’immensa bandiera celeste e verde; la prospettiva teologica riflette a partire dal «libro della Scrittura», rappresentato con nitidezza nelle notti limpide del nostro cielo da quattro stelle: la Croce del Sud.
Il problema della nostra dimora terrena, nella prospettiva più elevata, quella teologica, non deve essere considerato dal punto di vista della virtù della religione, parte potenziale della giustizia, riferita al culto dovuto dall’uomo a Dio, principio assoluto dell’essere e del governo, ma dall’angolazione del dono della pietà, che porta alla pienezza la giustizia infusa e le sue virtù annesse e che si riferisce a Dio, non come Creatore, ma come Padre.
Sappiamo che Dio è nostro Padre grazie alla rivelazione di Gesù Cristo, il quale afferma che a tutti coloro che accolgono il Verbo «ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Giovanni, 1, 12).
A questo punto, di fronte alle ambiguità comuni, dobbiamo chiarire che tutti gli uomini sono creature di Dio, ma figli di Dio sono solo coloro che lo accolgono.
Gesù ci insegna a recitare il Padre Nostro e ci illustra la sollecitudine e la misericordia divine con la parabola del figliol prodigo, che ha una casa a cui tornare e un Padre, che è Dio, che lo attende sempre.
Allora, questo mondo sarà la «casa del Padre» e ci sarà una fratellanza concreta tra gli uomini attorno al Padre comune. E anche una speciale considerazione per il resto delle creature, che in senso metaforico possono essere chiamate «fratelli».
Così acquista senso il messaggio di san Francesco d’Assisi:
«Sia lodato, mio Signore, con tutte le sue creature…
Sia lodato, mio Signore, per nostra sorella Madre Terra,
che ci nutre e ci governa
e produce frutti vari, con fiori colorati ed erbe».
La terra è nostra sorella, non ha nulla a che vedere con la dea Pachamama, un idolo che vagava per i giardini vaticani e che è stato gettato in acqua da qualche meritevole spontaneo, il quale lo ha rimosso da un luogo sacro dove contribuiva a creare confusione.
Buenos Aires, 29 agosto 2026.
Bernardino Montejano è professore di Filosofia del Diritto della Pontificia Università Cattolica di Santa María de los Buenos Aires ed è considerato uno dei più illustri cultori della tradizione del diritto naturale classico nel mondo ispanico. È dottore in Scienze Giuridiche, è stato professore universitario, notaio (escribano) e produttore rurale. È presidente dell’Instituto de Filosofía Práctica e dell’Instituto de Filosofía del Colegio de Escribanos della città di Buenos Aires.
Nota: La traduzione del testo è automatica.




















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