Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Andrea Gagliarducci, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa Leone XIV
Papa Leone XIV

 

Il possibile scisma lefebvriano rappresenta la prima grave crisi che Leone XIV ha dovuto affrontare dalla sua elezione a Papa. Il pontefice, il cui mandato era quello di risolvere i conflitti all’interno della Chiesa, si trova a dover gestire un gruppo molto combattivo di sacerdoti e vescovi che hanno deciso, per preservare la loro gerarchia ormai anziana, di ordinare nuovi vescovi senza mandato papale.

Questa settimana, la situazione si è avvicinata allo scisma.

In una dichiarazione, il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X, i cosiddetti lefebvriani, incorreranno in scomunica latae sententiae se decideranno, come precedentemente annunciato, di procedere con l’ordinazione di diversi nuovi vescovi.

La dichiarazione non è stata solo un atto necessario, ma ha segnato chiaramente un punto di non ritorno. Ha anche messo in evidenza quanto sia ancora lontana dall’essere completa la transizione al pontificato di Leone XIV.

Da un lato, questo tipo di manovra da parte della FSSPX non è una novità sotto il sole. I lefebvriani fecero lo stesso nel 1988, quando incorse nella scomunica latae sententiae dopo aver ordinato quattro vescovi senza mandato papale, e questa situazione non fu risolta per vent’anni, finché Benedetto XVI decise di revocare la scomunica nella speranza di creare le basi per il dialogo e una rinnovata unità nella Chiesa.

La Fraternità sta prendendo questa decisione in un momento in cui il movimento tradizionalista all’interno della Chiesa sembra essere particolarmente forte. Le immagini degli ultimi pellegrinaggi Parigi-Chartres sono sotto gli occhi di tutti, mentre l’ondata di battesimi di adulti (per lo più tradizionalisti) in Francia ha portato la stessa Arcidiocesi di Parigi a considerare la questione con un consiglio regionale ad hoc dell’area dell’Île-de-France.

La Fraternità, tuttavia, si trova in una situazione diversa da quella del 1988. Al di là delle varie simpatie personali, la FSSPX non dispone di una figura carismatica come l’arcivescovo Lefebvre, che tuttavia godeva della reputazione di missionario di grande abilità e poteva contare su solide alleanze anche all’interno del Vaticano.

Fu Lefebvre a forzare la mano, proprio mentre la Santa Sede cercava a tutti i costi di evitare l’ordinazione e quindi la scomunica latae sententiae. E subito dopo lo scisma, la Santa Sede istituì la Commissione Ecclesia Dei, poi soppressa da Papa Francesco, e anche la Fraternità di San Pietro, che è la risposta del Vaticano al movimento tradizionalista: si può rimanere nella Chiesa pur celebrando secondo l’antico rito.

Tra le altre cose, la Fraternità ha ricevuto un sostegno significativo da Papa Francesco in un’udienza che ha fatto seguito alla lettera apostolica Traditionis. Custodes, con cui Papa Francesco ha di fatto revocato la liberalizzazione delle celebrazioni secondo il vetus ordo.

In breve, l’annuncio della FSSPX giunge in un momento molto diverso da quello in cui si definì il primo scisma, e certamente con un sostegno all’interno della Chiesa che, in qualche modo, è stato assorbito.

L’annuncio del cardinale Fernandez, accompagnato da una dichiarazione ufficiale, ha quindi il sapore di una dichiarazione di guerra non richiesta. Fernandez aveva già incontrato il priore della Fraternità, padre Davide Pagliarani, e la dichiarazione del Dicastero sull’incontro spiegava chiaramente che se i lefebvriani avessero portato avanti le ordinazioni, avrebbero affrontato la scomunica.

Da parte loro, i lefebvriani hanno giocato una partita sofisticata. Hanno chiesto misericordia, facendo appello di fatto a uno dei pilastri del pontificato di Papa Francesco e approfittando di un atteggiamento positivo radicato nella convinzione che il diritto canonico non debba mai essere punitivo. Hanno sottolineato, tuttavia, che la loro decisione risponde a una crisi più ampia.

E, infine, hanno lanciato un appello per la vera fede. Inoltre, padre Davide Pagliarani ha concesso una lunga intervista, in cui ha ribadito le loro posizioni ma è apparso piuttosto ragionevole e desideroso di incontrare Leone XIV.

Leone XIV ha deciso di non intervenire personalmente nella questione. In realtà, però, il cardinale Fernandez ha usato il credito di fiducia per lanciare con forza una guerra, quasi a voler dire che nessuno dovrebbe sorprendersi se si verificasse uno scisma.

In che misura la decisione di Fernandez è coerente con il pontificato di Leone XIV? In che misura la dichiarazione è una sua iniziativa personale, e in che misura non lo è? E perché una dichiarazione proprio ora?

Mentre infuriava questo dibattito, Leone XIV ha visitato La Sapienza, la più antica università d’Europa, fondata da un Papa. Leone si recava all’università dove Benedetto XVI si era rifiutato di andare, a seguito di appelli e di un fuoco incrociato da parte dei professori contro di lui.

Il testo del discorso di Leone XIV è interessante. Non è un discorso confessionale, ma riporta Dio al centro del mistero, sottolinea che anche la cultura è una forma di carità e invita i giovani a superare le polarizzazioni ideologiche. Ma è anche un testo che sembra ignorare l’elefante nella stanza: quella stessa università aveva rifiutato l’arrivo di Benedetto XVI.

Un ricordo di questa visita mancata non sarebbe stato tipico di Leone XIV. Eppure, il discorso sembra mancare di mordente, più simile a un discorso scolastico che a uno profetico. C’era un riferimento ad Agostino, ma mancava la centralità di Agostino, presente in altri discorsi papali.

La domanda che rimane è: quando sarà completata la transizione dal pontificato di Francesco a quello di Leone XIV? Quando tutti i ghostwriter saranno diversi e più in sintonia con la personalità del Papa? Quando i prefetti dei dicasteri perderanno quella prominenza che li porta a rilasciare dichiarazioni ufficiali anche quando probabilmente non ce n’è bisogno?

Leone XIV è impegnato in una lunga transizione. Cinque capi di dicasteri stanno subendo cambiamenti, altri se ne andranno nel corso del prossimo anno, ma in altri casi, Leone XIV aspetterà semplicemente il pensionamento o la fine del suo mandato. Questo è un modo per evitare crisi interne e per sviluppare il discernimento, consentendo alle persone che attueranno le decisioni papali di crescere.

Per i prossimi due o tre anni, tuttavia, ci troveremo di fronte a un pontificato a più velocità. Da un lato, il Papa, con le sue decisioni personali, i suoi discorsi scritti a mano e il suo desiderio di assorbire i conflitti della Chiesa. Dall’altro lato, i collaboratori del pontificato precedente, che hanno bisogno di dimostrare al mondo di non aver sbagliato in passato e che, in ogni caso, non riescono a comprendere appieno il nuovo Papa.

Leone XIV rischia quindi di essere ostacolato dalla sua stessa apertura e fiducia nell’attuale generazione di dirigenti curiali.

Mentre il Papa si trova ad affrontare la prima grande crisi del suo pontificato, vedremo se la sua fiducia è ben riposta.

Andrea Gagliarducci

 


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