Le “culle per la vita” in Italia sono una realtà piuttosto diffusa anche se non molto conosciuta.

Versione moderna e tecnologicamente avanzata della medievale Ruota degli Esposti sono strutture concepite per permettere di lasciare, totalmente protetti, i neonati da parte delle mamme in difficoltà nel pieno rispetto della sicurezza del bambino e della privacy di chi lo deposita.

Sono in luoghi facilmente raggiungibili, garantisconol’anonimato della mamma che vuole lasciare il bambino e sono dotate di una serie di dispositivi che permettono un facile utilizzo e un pronto intervento per la salvaguardia del bambino.

La “culla per la vita” ripropone in modo moderno la “ruota degli esposti”, comparsa alla fine del XII secolo nell’ospedale dei Canonici di Marsiglia (Francia): un semplice cilindro di legno, posto verticalmente nel vano di una finestra aperta sul fronte strada di un edificio solitamente religioso, che ruotava su un perno. La persona addetta all’accettazione, avvisata dal suono di un campanello, faceva girare l’apertura e accoglieva il neonato.

A breve distanza di tempo comparve il primo esemplare in Italia, presso l’ospedale di Santo Spirito in Sassia a Roma. Da allora fino alla seconda metà dell’ 800 le ruote ebbero notevole diffusione su tutto il territorio nazionale italiano arrivando al ragguardevole numero di 1200 circa. All’inizio del 1800 cominciarono ad essere messe in discussione e nel 1867 chiuse la prima ruota degli esposti in Italia, a Ferrara.

Nel 1923 tutte le ruote rimaste furono ufficialmente soppresse e non fu più possibile l’immissione anonima dei bambini ma solo la consegna diretta. Bisognerà aspettare il 1992 per sentire riparlare della ruota (denominata all’epoca ora “cassonetto per la vita”) ad opera del coraggioso dott. Giuseppe Garrone, fondatore del Movimento per la Vita di Casale Monferrato. Scosso da tristi fatti di abbandono di neonati ritornati alla ribalta delle cronache , si fece promotore della riapertura di una nuova edizione, più tecnologica e strutturata, dell’antica ruota degli esposti. Questa sua battaglia di civiltà fu duramente contesta e dovette subire una denuncia e un’interpellanza parlamentare, che vennero chiuse con archiviazione.

(dal sito http://www.culleperlavita.it )

Ora anche in Ecuador apre la prima “culla per la vita”, ce ne parla questo articolo della CNA.

              Annarosa Rossetto

 

Box della culla della vita

Box della culla della vita

 

Un gruppo di religiose a Santo Domingo, in Ecuador, ha installato il primo contenitore per bambini abbandonati del paese, in alternativa all’aborto per le madri che si trovano nell’impossibilità di prendersi cura dei loro neonati.

Le missionarie benedettine hanno inaugurato il primo contenitore per bambini abbandonati “Culla per la Vita” il 10 dicembre a Santo Domingo. Il contenitore si trova nella parete esterna della loro Casa Valle Felice, un rifugio temporaneo che fornisce cure affidatarie a ragazze e adolescenti a rischio.

Le suore assisteranno i bambini lasciati nella culla per un massimo di tre mesi. Se la madre desidera tornare a prendere il bambino, potrà anche ricevere supporto dalla Casa Valle Felice. Se la madre non si ripresenta entro tre mesi, il bambino verrà dato in adozione.

Suor Carmela Ewa Pilarska, membro del gruppo che dirige la casa, ha detto che il progetto spera di rispondere ai casi di neonati abbandonati, che vengono occasionalmente ritrovati in scatole di cartone o case abbandonate.

“Vorremmo essere la voce di tanti neonati che hanno lottato per sopravvivere e parliamo per quei neonati che non hanno avuto la stesso fortuna”, ha detto presentando il progetto “ Culla per la Vita”.

All’interno della struttura c’è una culla e una lettera che assicura alle madri che i loro bambini saranno curati con amore e cure mediche.

“Non sappiamo cosa è successo nella tua vita per prendere questa decisione e non ti vogliamo giudicare”, dice la lettera.

Le donne possono lasciare i loro bambini in modo sicuro e anonimo nella culla. Una volta che la porta della struttura con la culla viene chiusa dall’esterno, non può essere riaperta, garantendo così la sicurezza del bambino. Un allarme suona all’interno della casa, avvisando il personale dell’arrivo del bambino.

“Dopo aver atteso un breve intervallo per proteggere l’anonimato della persona che lascia il bambino, la porta interna viene aperta, il bambino viene recuperato e immediatamente riceve le cure necessarie”, ha spiegato suor Pilarska.

“Ogni vita è un dono. Madre Teresa di Calcutta ha affermato che i bambini sono come le stelle, non ce ne sono mai troppe ”, ha sottolineato.

L’iniziativa “ Culla per la Vita” cerca di fornire un’alternativa agli aborti e segue le orme di iniziative simili create negli Stati Uniti e in Europa. Notevoli sforzi includono la Germania con 99 cassette per bambini, la Polonia con 45, la Repubblica Ceca con 44, l’Ungheria con 26 e l’Italia con otto (*). Tali strutture sono presenti anche in Belgio, Svizzera, Canada, Malesia e Giappone, secondo le Suore Benedettine Missionarie.

Quest‘ordine religioso è stato fondato a BialaCerkiew, in Polonia, nel 1917 da madre JadwigaJosefa Kulesza, una suora benedettina di clausura. Il suo obiettivo era quello di aiutare i bambini poveri, abbandonati e senzatetto, e essa aprì un orfanotrofio dopo la prima guerra mondiale.

L’ordine ha attualmente 280 sorelle per sostenere bambini in Polonia, Ucraina, Stati Uniti, Brasile ed Ecuador.

(*) dato errato: in Italia ne esistono oltre 50

 

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