Emmanuel Macron - Immagine generata con IA tramite Grok Imagine di xAI
Emmanuel Macron – Immagine generata con IA tramite Grok Imagine di xAI

 

Dalla legalizzazione della dolce morte in Francia al solenne monito di Macron a versare il sangue: il cupo sincronismo della tecnocrazia finanziaria che riduce la vita a materiale di scarto e risorsa da spendere



di Fabio Vessillifero



Questa riflessione prende le mosse da due fatti di cronaca recenti apparentemente distinti, che si consumano negli stessi giorni in Francia: l’approvazione definitiva della legge sul fine vita, celebrata da Emmanuel Macron come una conquista di civiltà (qui), e il contemporaneo, solenne monito dello stesso presidente che invita i cittadini a essere pronti a versare il sangue per la difesa della “libertà” (qui). Non c’è alcuna distanza-distinzione tra questi due eventi, ma piuttosto una spaventosa coincidenza che svela le due facce di una stessa medaglia. Sottolineare che Macron sia, per formazione e storia personale, un banchiere d’affari della galassia Rothschild non è un dettaglio biografico privo di rilevanza, ma la chiave di volta per capire cosa sta avvenendo. È infatti la stessa logica spietata della finanza speculativa che sta alla base del modo di considerare la vita umana come puro materiale da ottimizzare: un costo passivo da tagliare con l’eutanasia nella sanità se la carne è malata e improduttiva, e una risorsa strategica da spendere in guerra al fronte se gli equilibri della ricchezza speculativa esigono il sacrificio dei sudditi/utenti.


1. L’equivoco pilotato: la cura non è tortura tecnologica

Prima di addentrarsi nella riflessione, è necessario sventare il più colossale equivoco semantico orchestrato dalla propaganda: la deliberata confusione tra l’aiuto a morire e il rifiuto dell’accanimento terapeutico. La condanna dell’ostinazione irragionevole — ovvero quel prolungamento artificiale e sproporzionato dell’agonia biologica che riduce il malato a un manichino nelle mani della tecnica — appartiene da sempre alla visione più alta della dignità umana e della bioetica personalista. Rifiutare la tortura tecnologica significa semplicemente inchinarsi davanti al limite creaturale, accettando il naturale compiersi della morte. 

Il mercato, invece, mescola abilmente le carte: spaccia l’eutanasia come l’unica via di fuga dal dolore, nascondendo il fatto che per rispettare il fine vita non serve un’iniezione letale che fa risparmiare il bilancio pubblico, ma delle efficaci cure palliative e l’accompagnamento umano.


2. La maschera della compassione sul volto del mercato

Il recente via libera dell’Assemblea Nazionale francese alla legge sul fine vita, fortemente voluta da Emmanuel Macron, non è semplicemente una norma giuridica o una conquista civile come la propaganda mainstream vuole far credere. Si tratta piuttosto del sintomo visibile di una profonda frattura antropologica, in cui la compassione viene cinicamente sbandierata per coprire una logica utilitaristica. Dietro i concetti di dignità ed emancipazione si nasconde un ribaltamento radicale: la sofferenza e la fragilità estrema, non essendo più monetizzabili né funzionali all’efficienza del sistema, vengono liquidate attraverso una prestazione sanitaria. Lo Stato si fa erogatore di un servizio di uscita da una vita che, privata del suo valore produttivo, viene declassata a puro costo passivo da eliminare dal bilancio pubblico.

 

3. Quando l’essere diventa un bene di consumo

Per comprendere questa deriva occorre riconoscere come la mentalità odierna sia integralmente impregnata dalle categorie del consumismo esasperato. L’idea che la vita sia un dono originario, un dato che ci precede e di cui siamo custodi e non proprietari assoluti, è stata spazzata via per fare spazio all’idolo dell’autodeterminazione radicale. In questo orizzonte individualista, il corpo e l’esistenza stessa vengono trattati alla stregua di beni di consumo, oggetti di proprietà di cui disporre a piacimento fino alla rottamazione volontaria. Smarrita l’idea che non siamo noi a decidere di venire al mondo e che la nostra identità vive solo all’interno di un tessuto di relazioni reciproche, la libertà si riduce a mero arbitrio contrattuale e la morte a una faccenda di gestione patrimoniale.


4. Il codice a barre sulla carne dell’uomo

Il mutamento culturale che è stato imposto alla popolazione non è solo superficiale, ma ha penetrato i gangli più intimi della coscienza, portando la singola persona a percepirsi intimamente non più come creatura, ma come un prodotto. Questa reificazione non inizia al tramonto della vita, ma al suo esordio: se l’essere umano può essere abitualmente fecondato in provetta, selezionato e programmato secondo standard tecnici e desideri di mercato, la sua venuta al mondo cessa di essere un mistero sacro per diventare un atto di produzione industriale. Una volta accettata la logica della catena di montaggio biologica per l’inizio della vita, diventa tragicamente automatico applicare i medesimi criteri di obsolescenza programmata alla sua fine, trattando il corpo logoro come un elettrodomestico da smaltire.


5. La vergogna della fragilità: il suicidio come dovere sociale

In questo scenario di totale mercificazione dell’immaginario, l’anziano non autosufficiente subisce il condizionamento più feroce, arrivando a introiettare la colpa della propria dipendenza. Imbevuto dell’idea che vali solo se produci e se non costi, l’anziano comincia a provare vergogna per il proprio bisogno di cura, scambiando il desiderio di non essere un peso per la propria famiglia con una presunta scelta di libertà. È così che l’eutanasia viene accettata di buon grado, trasformandosi da diritto formale in un subdolo dovere sociale mascherato da dignità. La spietatezza del sistema economico contemporaneo sta proprio in questo capolavoro di manipolazione: convincere le vittime che l’autosoppressione sia un atto di supremo eroismo individuale, quando in realtà è solo l’omologazione finale al volere dei propri liquidatori.


6. La recisione delle radici

La memoria etimologica della nostra civiltà ci ricorda che la parola latina Homo affonda le sue radici nell’humus, la terra fertile, esattamente come l’ebraico Adam deriva da adamah. Questa parentesi linguistica svela una vocazione profonda: l’essere umano è una creatura strutturalmente legata al limite, chiamata a coltivare e a far fiorire le proprie potenzialità intellettuali, culturali e spirituali orientandosi verso la verticalità della trascendenza. Il custode non è il padrone della terra, ma colui che ne ascolta le leggi e ne rispetta la fragilità. Quando la società recide questo legame originario con la terra e con l’Oltre, l’uomo smette di considerarsi un mistero da custodire e si riduce a materia prima grezza, un ingranaggio biopolitico svuotato di ogni eccedenza di senso.


7. Il vuoto culturale

Questo degrado antropologico non è un accidente della storia, ma l’approdo coerente di un preciso percorso intellettuale che ha sistematicamente demolito la filosofia dell’essere. La gnoseologia moderna, che nelle aule scolastiche si traduce nell’assimilazione acritica del criticismo kantiano e dello storicismo relativistico, ha decretato l’inconoscibilità della cosa in sé e negato l’esistenza di una dignità ontologica intrinseca alla persona. Questa cultura laica e anticristiana, erede diretta della matrice massonica e giacobina della Rivoluzione Francese — impianto ideologico di cui le istituzioni d’Oltralpe sono strutturalmente intrise —, ha preteso di emanciparsi dalle categorie della metafisica classica e dalla visione cristiana. Il risultato è una totale incapacità di fondare lo statuto della persona: per questa prospettiva immanentista, infatti, non esiste alcun salto ontologico tra l’animale, la pianta e l’uomo. Smarrito il primato e l’ordine dell’essere, la cultura occidentale ha creato un immenso vuoto metafisico in cui l’essere umano viene livellato alla stregua di un qualsiasi elemento biologico. Non è affatto un caso, allora, che le nuove tavole della legge della tecnocrazia globale, come l’Agenda 2030, ipocritamente ossessionate dalla questione ambientale, sorvolino del tutto sulla dignità intrinseca della persona e del suo tessuto relazionale. In questa totale assenza di coordinate, il mercato ha gioco facile nell’occupare lo spazio rimasto vuoto, imponendo il prezzo del PIL e l’efficienza green come unica misura universale per giudicare se una vita valga o meno la pena di essere vissuta.


8. Il banchiere all’Eliseo e l’algoritmo della carne

Non è affatto un caso che l’interprete politico di questa svolta in Francia sia un ex banchiere d’affari della galassia Rothschild, perfetta incarnazione della tecnocrazia finanziaria globale. La biografia professionale di Macron si traduce immediatamente in un’azione di governo che applica le rigide categorie dell’ottimizzazione aziendale alla carne viva della nazione. L’ideologia della nazione come start-up riduce i cittadini a imprenditori di se stessi, atomi isolati valutati solo in base alla loro performance produttiva. Di fronte allo scandalo del dolore incurabile e della vecchiaia, che sfuggono al calcolo economico e richiedono investimenti in cure palliative senza alcun ritorno utilitaristico, la razionalità manageriale risponde erogando la soluzione più lineare, efficiente e drammaticamente economica.


9. Il sangue dei sudditi per salvare i debiti dei padroni

La schizofrenia di questo sistema tocca il suo culmine quando lo stesso leader che promuove il diritto alla dolce morte civile si fa promotore di una retorica bellicista, chiamando i cittadini a essere pronti a versare il proprio sangue per la difesa delle istituzioni e dello Stato di diritto. Il riferimento è chiaramente alla guerra in Ucraina, ma la maschera di Macron cade di fronte alla cruda contabilità geopolitica: quel territorio è uno scrigno che custodisce terre rare e risorse minerarie strategiche stimate dalle analisi finanziarie dai 26 ai 33 trilioni di dollari (qui). Attualmente circa 12 trilioni di dollari sono finiti nel territorio occupato dalla Russia. Si svela perciò il paradosso in cui lo Stato dichiara la vita indisponibile e la rottama se malata, ma la pretende come risorsa sacrificabile al fronte bellico se serve a proteggere l’architettura geopolitica ed economica delle élite. Mentre in altre parti del mondo si lotta e si muore autenticamente per la libertà e l’indipendenza, per la logica macroniana la “libertà” cessa di esistere dove non vi sono risorse da depredare o mercati da blindare. Il richiamo al sacrificio non ha più il sapore dell’eroismo legato alla difesa della Patria e della democrazia, ma diventa l’ordine di servizio di un’oligarchia finanziaria che, stretta nelle voragini causate dalle proprie speculazioni, usa i corpi dei giovani come carne da cannone per mettere in sicurezza i propri asset patrimoniali e operare quel drastico “reset” del sistema di cui, come la storia insegna, le guerre mondiali hanno sempre interpretato la specifica e tragica funzione.

10. Il vicolo cieco di Mammona

La delegittimazione delle istituzioni e lo svuotamento della democrazia— ridotta ormai a un simulacro procedurale in cui il bene comune coincide con gli interessi di poche famiglie di speculatori — ci portano di fronte a un vero e proprio scenario escatologico. La celebre espressione evangelica che vieta di servire contemporaneamente Dio e Mammona (Mt 6,24) risuona oggi come una profezia sul fallimento dell’Occidente. Non è stata la società europea nella sua interezza a concepire questo disegno, ma le élite finanziarie globaliste che hanno preteso di spodestare il Creatore per insediare la signoria totalitaria del mercato. Tuttavia, la colpa del cittadino europeo è stata quella di essersi lasciato passivamente condizionare: smarrendo il richiamo originario al cristianesimo e recidendo i legami con la cultura classica, il popolo si è privato delle sue uniche difese immunitarie, consegnandosi di fatto e da solo nelle mani del capitalismo predatorio. Il punto di degrado a cui siamo giunti è la resa dei conti di questa capitolazione: un mondo in cui l’essere è bandito, la verità è relativa e l’uomo, ridotto a materiale di scarto, viene sacrificato sull’altare dell’unica divinità (la speculazione finanziaria) rimasta a governare il vuoto.

 


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