BREAKING: Pope Leo XIV on the upcoming SSPX Consecrations:
— LifeSiteNews (@LifeSite) June 16, 2026
“I am considering making another appeal saying don't do this, let's try to live the communion of the Church.
But it's their choice. One must realize what it means for them and for the Church.
Certainly, the division… pic.twitter.com/wXvaSeldVC
di Sabino Paciolla
A poco più di due settimane dalle previste consacrazioni episcopali della Fraternità San Pio X, fissate per il 1° luglio, la tensione tra la Santa Sede e la Fraternità raggiunge un punto critico. Il vescovo Athanasius Schneider, figura autorevole per la sua esperienza come visitatore ufficiale della Santa Sede presso la Fraternità sotto papa Francesco, ha rilasciato dichiarazioni significative sulla posizione dei cattolici che la frequentano in una recente intervista con il giornalista Matt Gaspers (L’intervista completa può essere vista qui).
Di questa intervista ne parla Michael Haynes sul suo blog, da cui attingiamo.
La posizione della Santa Sede
Il Vaticano non mostra alcuna intenzione di modificare la propria posizione. Il cardinale Victor Manuel Fernández ha chiarito, in un documento del 13 maggio, che le consacrazioni effettuate senza mandato papale costituirebbero «un atto scismatico» e che «l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa contro Dio e comporta la scomunica prevista dal diritto della Chiesa», citando il documento Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II.
La risposta della Fraternità
La Fraternità ha dichiarato la propria intenzione di procedere comunque, lamentando che «purtroppo tutte le discussioni avviate sono rimaste senza esito e nessuna delle preoccupazioni espresse ha ricevuto una risposta veramente soddisfacente». Il Superiore Generale padre Pagliarani ha pubblicato una Dichiarazione di fede che, a suo giudizio, rappresenta «il minimo indispensabile per essere in comunione con la Chiesa e per definirsi veramente cattolici».
La difesa di Schneider
Il vescovo Schneider condivide pienamente questa valutazione. Secondo lui, i fedeli e la Fraternità «professano semplicemente la fede di sempre», riconoscono il Papa e pregano per lui: «Questo è il minimo realmente richiesto per essere in comunione». Quanto alla Dichiarazione di fede, Schneider è netto: «Quando leggiamo questa dichiarazione di fede, dobbiamo accettarla se siamo cattolici».
Sul piano canonico, Schneider ritiene che un’eventuale scomunica sarebbe invalida, poiché «non vi è alcuna intenzione di compiere un atto scismatico da parte della Fraternità San Pio X, e non si può essere puniti quando non si ha l’intenzione di farlo, secondo il diritto canonico». Aggiunge inoltre che «scomunicare coloro che professano questa fede ed esprimono ripetutamente di riconoscere il Papa e di voler servire la Chiesa romana sarebbe ingiusto», sottolineando al contempo come esponenti del percorso sinodale tedesco «proclamino apertamente eresie senza alcuna punizione né correzione».
La posta in gioco
Al di là della questione liturgica, la vera posta in gioco riguarda problemi dottrinali profondi. Schneider individua nella richiesta di accettazione incondizionata del Concilio Vaticano II «la radice del problema, la questione fondamentale», e riconosce alla Fraternità un importante «contributo teologico» nel processo di chiarire e, se necessario, correggere alcune affermazioni conciliari. Senza nuove consacrazioni episcopali, l’opera della Fraternità cesserebbe di esistere, con un danno che Schneider definisce grave per l’intera Chiesa.
Uno scenario senza soluzione
Con le due parti lontane da qualsiasi intesa, e la Santa Sede apparentemente sorda alle richieste pubbliche di Schneider di approvare le consacrazioni, sembra ormai inevitabile che dal 1° luglio si apra, come scrive l’autore, «una nuova e dolorosa era nella Chiesa». Una crisi che, secondo Schneider, solo un intervento straordinario potrà risolvere.
L’avvertimento del Papa
Intanto, come potete vedere dal video posto all’inizio di questo articolo, Papa Leone XIV ha ammonito che la prevista ordinazione dei vescovi della Fraternità San Pio X (SSPX) potrebbe spingere il gruppo verso lo scisma, esortandoli nuovamente a fermarsi e a rimanere in comunione con la Chiesa.
«Certamente noi li abbiamo invitati, e sto considerando ancora se fare un altro appello, per dire: “Non fate questo. Cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa, ma è la loro scelta. Devono rendersi conto di cosa ciò significhi per loro e per la Chiesa», ha affermato il Papa, rispondendo alle domande dei giornalisti fuori da Villa Barberini a Castel Gandolfo il 16 giugno.
«Certamente, la divisione tra i cristiani è sempre un punto dolorosa», ha affermato il Papa. «Però loro rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa, cominciando da diversi punti del Concilio Vaticano II. E se fanno queste scelte, mi dispiace. Noi dobbiamo andare avanti».
Sostieni il Blog di Sabino Paciolla




















Scrivi un commento