Ricevo da Andrew Korybko la sua analisi della situazione della guerra Russia-Ucraina e volentieri pubblico. La traduzione dall’inglese è a mia cura.

 

Vladimir Putin (immagine generata con IA di ChatGPT)
Vladimir Putin (immagine generata con IA di ChatGPT)

 

La mobilitazione verrebbe molto probabilmente dichiarata solo per sfruttare un’imminente sfondata lungo il fronte, ma ci si aspetta che l’UE presenti qualsiasi mossa del genere come un imminente attacco russo, al fine di promuovere gli obiettivi della propria élite.

 

The Telegraph ha recentemente affermato che Putin sta preparando una “mobilitazione segreta”, nell’ambito della quale sarebbero in corso preparativi amministrativi nel caso in cui decidesse di dichiarare la mobilitazione. L’essenza di queste voci non è nuova, e Putin ha risposto ad esse all’inizio di settembre affermando che «Ad oggi non esiste alcuno scenario che richieda una mobilitazione. Si tratta di un attacco informativo da parte del nemico alla vigilia delle elezioni alla Duma di Stato, nel tentativo di influenzarne i risultati».

Entrambe le parti della sua dichiarazione sono vere, ma non si può escludere che le circostanze possano cambiare; in tal caso, vale la pena analizzare lo scenario in cui potrebbe verificarsi una mobilitazione e come l’UE potrebbe reagire. «La campagna di attacchi russi alle locomotive minaccia di paralizzare la logistica militare ucraina», se condotta in modo sistematico da ora fino al prossimo inverno e abbinata ad attacchi altrettanto sistematici contro le stazioni di servizio, i porti, le centrali elettriche e altre infrastrutture.

Se i pianificatori militari russi arrivassero a ritenere che ciò possa portare alla loro tanto attesa svolta sul fronte, potrebbero consigliare a Putin di fare almeno ciò che fece quattro anni fa, dichiarando la mobilitazione parziale di riservisti esperti per sfruttare tale svolta. L’obiettivo sarebbe quello di applicare una maggiore forza militare in questo momento strategicamente vantaggioso per costringere l’Ucraina a soddisfare tutte le richieste della Russia, o almeno il maggior numero possibile, al fine di porre fine al conflitto con una vittoria russa.

Si tratta di uno scenario plausibile in cui potrebbe essere dichiarata almeno una mobilitazione parziale, possibilità alla quale la NATO europea (E-NATO) si sta già, probabilmente, preparando in anticipo, da qui il recente allarmismo isterico riguardo a un imminente attacco russo contro diversi membri del blocco. Alla luce delle dinamiche militar-strategiche in rapida evoluzione del conflitto, determinate dalla già citata campagna di attacchi sistematici della Russia, questa narrativa può essere interpretata, col senno di poi, come un’operazione di precondizionamento.

Lo scopo è quello di manipolare la gente comune affinché percepisca qualsiasi mobilitazione parziale come una preparazione a un’invasione russa degli Stati baltici e/o della Polonia, cosa per cui Putin ha dichiarato di non avere alcun interesse, e per cui non avrebbe comunque senso per lui rischiare la Terza Guerra Mondiale nel tentativo di occupare popolazioni ostili. Ciononostante, questa preparazione psicologica potrebbe essere abbinata a una falsa bandiera (in Polonia?) per giustificare una pericolosa escalation da parte della E-NATO contro la Russia oppure per accelerare la centralizzazione politico-militare dell’UE.

Le élite liberali al potere nella E-NATO sono messe in discussione dalle opposizioni conservatrici come mai prima d’ora, nel contesto del declino economico causato dall’impennata dei prezzi del carburante, dovuta alle sanzioni anti-russe e allo sconvolgimento del mercato energetico globale provocato dalla Terza Guerra del Golfo. Hanno quindi interesse a fomentare al massimo la paura nei confronti della Russia per, come minimo, radunare gli elettori attorno a sé, mentre centralizzano ulteriormente l’UE e, nello scenario più estremo, arrivano persino a un’escalation pericolosa contro la Russia se ciò non bastasse ad aiutarle.

Per ricapitolare, la mobilitazione verrebbe molto probabilmente dichiarata solo per sfruttare un’imminente svolta sul fronte, ma ci si aspetta che l’E-NATO presenti qualsiasi mossa del genere come un imminente attacco russo al fine di promuovere gli obiettivi della propria élite. Potrebbe persino verificarsi un’operazione sotto falsa bandiera per rendere questa narrativa più credibile. Prima che la E-NATO provochi una pericolosa escalation contro la Russia con quel pretesto, tuttavia, dovrebbe ricordare le parole di Lavrov secondo cui qualsiasi guerra tra loro «sarà molto breve», in allusione a un attacco nucleare della Russia contro la E-NATO per legittima difesa.

Andrew Korybko

Andrew Korybko è un analista politico-statunitense residente a Mosca, con dottorato in scienze politiche al MGIMO (l’Istituto statale moscovita di relazioni internazionali). La sua opera più nota è Hybrid Wars: The Indirect Adaptive Approach to Regime Change (2015). Nella lettura delle relazioni internazionali richiama esplicitamente la “scuola russa del multipolarismo”.

 

 

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