di Sabino Paciolla
Di seguito vi riporto una sintesi, di uno studio che al momento della pubblicazione il documento è un preprint su bioRxiv e dunque non è ancora peer review.
Il titolo dello studio è: The COVID-19 RNA vaccine SpikevaxTM transfects human umbilical endothelial cells and induces Spike protein production, inflammation and leukocyte adhesion.
Lo studio è a firma di Marco Cosentino, Marco Ferrari, Nicola Schiavone, Emanuela Rasini, Alessandra Luini, Massimiliano Legnaro, Maurizio Federico, Franca Marino, Giovanni Frajese, appartenenti alle università dell’Insubria, di Firenze e di Roma,
In fondo all’articolo trovate lo studio in formato pdf che potete scaricare.
Lo studio cerca di rispondere a una domanda precisa: che cosa accade alle cellule che rivestono internamente i vasi sanguigni quando vengono direttamente a contatto, in laboratorio, con il vaccino a mRNA Spikevax di Moderna?
Queste cellule sono chiamate cellule endoteliali e formano l’endotelio, cioè una sorta di sottilissima “pellicola” che ricopre la superficie interna delle arterie, delle vene e dei capillari. L’endotelio non costituisce semplicemente una parete passiva: partecipa alla regolazione dell’infiammazione, della coagulazione, del passaggio delle cellule immunitarie e del funzionamento dei vasi sanguigni. Una sua alterazione, definita disfunzione endoteliale, è coinvolta in numerose malattie infiammatorie e cardiovascolari.
Gli autori partono dall’osservazione che, nelle forme gravi di COVID-19, il danno all’endotelio rappresenta uno dei meccanismi attraverso i quali la malattia può interessare diversi organi. Numerosi studi hanno inoltre indicato che la proteina Spike del SARS-CoV-2 può interagire direttamente con le cellule endoteliali e attivare al loro interno segnali di tipo infiammatorio. Ricordiamo che la proteina Spike è quella che si trova sulla superficie del virus responsabile del COVID-19 e che il virus utilizza per agganciarsi alle cellule umane e riuscire a entrarvi.
I ricercatori si sono quindi chiesti se qualcosa di analogo potesse verificarsi quando queste cellule vengono esposte direttamente al vaccino a mRNA.
Per verificarlo hanno utilizzato in laboratorio delle HUVEC, cioè cellule endoteliali ricavate dalla vena del cordone ombelicale umano. Non si tratta quindi di persone vaccinate, ma di cellule umane coltivate artificialmente in laboratorio.
A queste cellule è stato aggiunto Spikevax, il vaccino sviluppato da Moderna per la prevenzione della COVID-19. Il vaccino contiene mRNA, cioè le istruzioni molecolari che consentono alle cellule che lo ricevono di produrre la proteina Spike. I ricercatori hanno osservato che anche le cellule endoteliali erano effettivamente in grado di acquisire questo mRNA e di utilizzarlo: in termini tecnici si dice che sono state trasfettate.
Le HUVEC hanno quindi cominciato a produrre la proteina Spike. La proteina è stata rilevata sia all’interno delle cellule sia nel liquido di coltura che le circondava. La produzione aumentava in relazione alla quantità di vaccino utilizzata e al tempo trascorso dall’esposizione.
Ma il dato che interessa maggiormente gli autori è ciò che accade contemporaneamente nelle cellule.
Dopo l’esposizione a Spikevax è aumentata l’espressione dei geni che producono IL-6 (citochine proinfiammatorie interleuchina) e TNF-α (fattore di necrosi tumorale), due molecole utilizzate dal sistema immunitario per promuovere e regolare l’infiammazione. In termini molto semplici, è come se le cellule endoteliali avessero cominciato ad assumere un comportamento maggiormente “infiammatorio”.
Sono aumentate inoltre due molecole chiamate ICAM-1 (molecola di adesione intercellulare 1) e VCAM-1 (molecola di adesione cellulare vascolare 1). Queste possono essere immaginate come una sorta di “gancio” presente sulla superficie delle cellule endoteliali: permettono ai globuli bianchi, cioè alle cellule del sistema immunitario che circolano nel sangue, di aderire alla parete dei vasi. Questo fenomeno è normale e utile quando l’organismo deve combattere un’infezione o intervenire in un tessuto danneggiato; se però l’attivazione dell’endotelio diventa eccessiva o persistente, può partecipare a processi infiammatori patologici.
Coerentemente con questo risultato, gli autori hanno osservato che un numero maggiore di leucociti aderiva alle cellule endoteliali esposte al vaccino. In particolare, nell’esperimento descritto nello studio l’adesione dei monociti aumentava in media di circa il 29% e quella dei granulociti di circa il 47%. Come controllo positivo i ricercatori hanno utilizzato una sostanza fortemente infiammatoria, il lipopolisaccaride batterico, che produceva aumenti molto maggiori.
C’è però un altro risultato importante: nelle condizioni dell’esperimento Spikevax non ha ucciso le cellule endoteliali né ne ha ridotto la vitalità. Anche dopo esposizioni prolungate, fino a 144 ore, non è stato osservato un aumento significativo delle cellule apoptotiche o necrotiche rispetto ai controlli.
In altre parole, ciò che gli autori hanno osservato non è una distruzione diretta delle cellule, ma piuttosto un cambiamento del loro comportamento verso uno stato pro-infiammatorio.
Lo studio ha inoltre cercato tracce della sequenza genetica della Spike nel DNA delle cellule esposte. Nelle condizioni sperimentali utilizzate non è stata trovata alcuna evidenza di integrazione della sequenza del vaccino nel DNA delle HUVEC.
Secondo gli autori, l’insieme di questi risultati offre un possibile meccanismo biologico attraverso il quale, almeno in determinate circostanze, l’esposizione delle cellule endoteliali all’mRNA vaccinale potrebbe favorire fenomeni infiammatori derivanti dalla disfunzione endoteliale, come quelle osservate nell’aterosclerosi, nell’infiammazione autoimmune e nelle condizioni infiammatorie sistemiche.: la cellula riceve l’mRNA, produce Spike, aumenta alcuni segnali infiammatori e alcune molecole di adesione e, conseguentemente, richiama più facilmente i leucociti sulla propria superficie.
Di seguito potete scaricare l’intero studio:
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