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A pochi mesi dalla morte per eutanasia di Noelia Castillo, 25 anni, avvenuta al termine di una lunga battaglia legale che ha avuto grande risonanza mediatica, l’11 giugno il Congresso dei Deputati spagnolo ha avviato la discussione su un disegno di legge che limiterebbe drasticamente il controllo giurisdizionale nei futuri casi di eutanasia.
La legislazione proposta tratterebbe in via accelerata le richieste di eutanasia, consentendo un’unica udienza in un tribunale di primo grado prima che la decisione possa essere impugnata esclusivamente dinanzi alla Corte costituzionale, riducendo così le possibilità di lunghe contestazioni legali. La votazione per prendere in esame la proposta, promossa dal Parlamento autonomo catalano, ha avuto luogo appena tre giorni dopo che i membri di entrambe le camere hanno dedicato una standing ovation di sette minuti a Papa Leone XIV, il quale nel suo storico discorso ha chiesto: «Se la vita smette di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società?».
In concomitanza con questa iniziativa legislativa, la Fondazione Avvocati Cristiani ha diffuso un video con il padre di Noelia Castillo, la giovane a cui è stata praticata l’eutanasia il 23 marzo dopo una battaglia legale durata due anni guidata dal padre, Javier Castillo.
«È stata commessa un’ingiustizia nei confronti di Noelia»
Fonti della fondazione hanno indicato ad ACI Prensa che questa è la «prima e unica» volta che Castillo rilascerà una dichiarazione pubblica, poiché, da quando il caso di sua figlia è diventato noto e anche dopo la sua morte, non si era mai espresso. «È stata commessa un’ingiustizia nei confronti di Noelia», ha dichiarato Castillo, sottolineando che «si sarebbero potute destinare più risorse» per curare i suoi disturbi psicologici e psichiatrici. Ha invece affermato che lo Stato è stato «molto efficiente» nel gestire l’eutanasia, essenzialmente «per togliersi il problema dalle spalle».
A suo avviso, Noelia è riuscita a convincere i medici che il suo caso soddisfacesse i criteri stabiliti nella legge sull’eutanasia approvata nel 2022: «Li ha ingannati in modo molto efficace, e loro si sono lasciati ingannare», ha detto Castillo, che ha inoltre sostenuto che la valutazione dei casi di eutanasia dovrebbe includere il punto di vista dei genitori. Ha deplorato il fatto che, quando si trovava nella stanza di Noelia prima della sua morte e sono arrivati i membri della Commissione di Garanzia prevista dalla legge, «mi hanno cacciato dalla stanza» e non gli hanno fornito informazioni quando le ha richieste.
Nessuno in famiglia voleva l’eutanasia per lei
Ricordando la morte di sua figlia, Castillo è scoppiato in lacrime e, sopraffatto dall’emozione, ha detto: «Ho potuto vederla nella bara, le ho detto addio e ora ce l’ho qui», indicando la sua testa per dire che la ricorderà per sempre. «Sarei l’uomo più felice del mondo se lei avesse voluto continuare a vivere con me e se avessi potuto continuare a prendermi cura di lei fino al giorno della mia morte», ha espresso, lamentando che, non appena ha deciso di affidare il caso alla Fondazione Avvocati Cristiani, sua figlia ha deciso di allontanarlo. «Nel momento in cui ha visto che suo padre si opponeva, che io cercavo di fermare l’eutanasia, mi ha tagliato fuori completamente, anche se fino ad allora ero stato con lei tutti i giorni della settimana», ha raccontato.
«Fino all’ultimo momento, nessuno di noi in famiglia ha perso la speranza… nemmeno uno», ha detto. «Né la madre, né il padre, né le sorelle volevamo l’eutanasia; ognuno, a modo suo e con la propria vita, ha cercato di impedire che ciò accadesse». Dopo la morte di Noelia, Castillo ha ammesso di provare sentimenti contrastanti: «Impotente, come un fallimento. Abbiamo perso, eppure abbiamo vinto». Ha espresso la sua convinzione che «mia figlia ora è in cielo», pur riconoscendo che la battaglia legale «mi ha regalato due anni di vita di mia figlia. Due anni. Sapete cosa significano due anni di vita? Molto. Una vita intera».
Una procedura «accelerata»
La proposta legislativa presa in esame l’11 giugno mira a imporre una procedura «accelerata» per i ricorsi nei casi di eutanasia. Inoltre, secondo il testo, tali ricorsi potrebbero essere presentati solo dinanzi alla Sezione Contenzioso-Amministrativo del Tribunale Superiore di Giustizia della corrispondente comunità autonoma, evitando così i tribunali di primo grado e le corti d’appello provinciali. Il procedimento di ricorso si svolgerebbe in un unico tribunale, senza diritto di appello, salvo un ricorso di amparo dinanzi alla Corte costituzionale, un tipo di ricorso che, secondo la stessa relazione illustrativa del progetto, viene respinto nel 98% dei casi.
ACI Prensa/InfoCatólica
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