Rilancio su questo blog una bella riflessione del prof. Leonardo Lugaresi, pubblicata sul suo blog, sullo spinoso caso del gesuita padre Marko Ivan Rupnik. 

 

Marko Ivan Rupnik e Papa Francesco
Marko Ivan Rupnik e Papa Francesco

 

Non ho voluto e non voglio dire nulla sul “caso Rupnik”, cioè la vicenda di abusi di cui è accusato il padre gesuita Marko Ivan Rupnik, molto noto come artista ma anche come predicatore e scrittore. Chi non ne fosse già al corrente e volesse informarsi trova facilmente in rete diversi siti che ne parlano. Mi limito a segnalare, tra questi, il blog Silere non possum (qui) che credo sia stato il primo a sollevare, quindici giorni fa, la pesante cappa di silenzio sotto la quale le autorità ecclesiastiche tenevano chiuso il caso – in palese e inspiegabile contraddizione con l’impegno generale alla trasparenza solennemente affermato e assunto dalla chiesa in questa materia oggi così scottante.

Non dico nulla tranne una sola cosa, che è l’unica che mi scandalizza. E lo faccio perché dichiarare il mio scandalo mi aiuta a “oggettivarlo” e in un certo senso a circoscriverlo, così che mi faccia meno male, ed anche perché spero che vi sia qualcuno, tra i lettori, che possa aggiungere qualcosa di buono, utile a viverlo in un’ottica di fede. Oportet ut scandala eveniant.

Non mi scandalizza ciò che quel padre gesuita può aver fatto con le suore e con altre donne che erano in qualche modo sotto la sua “autorevolezza spirituale”; fino ad un certo segno non mi scandalizzano neanche i sotterfugi e le furbizie per sfuggire alle proprie responsabilità o per coprire quelle altrui. La natura umana dopo il peccato originale (che c’è per tutti nessuno escluso, tranne la Vergine Maria) è quella che è, e per quanto mi riguarda sono abbastanza conscio della mia miseria da chiedermi sempre, quando vengo a sapere di certe storie: “ma io come mi sarei comportato, al posto suo? Avrei fatto meglio di lui? Mah, spero di sì, ma chi lo sa?”. Per temperamento, grazie a Dio, non mi indigno facilmente e sono anzi forse anche troppo portato a pensare che Dio, il quale ci ha fatti impastando della terra, non si meravigli eccessivamente nel trovarci così “fangosi”. (Péguy ha detto qualcosa del genere da qualche parte, o ricordo male?). I peccati sono peccati, e se sono gravi sono anche mortali. Ma, appunto, sono solo peccati. Se nella chiesa ci scandalizzassimo dei peccati potremmo chiudere baracca e burattini e darla vinta al diavolo. Dei peccati ci si pente, non ci si scandalizza.

Però ieri è successo che, in una conferenza stampa, il generale dei gesuiti ha confermato, a quanto pare, ciò che i siti che hanno parlato della vicenda avevano detto sin dall’inizio e cioè che nel 2019 il padre Rupnik incorse nella scomunica latae sententiae perché fu riconosciuto colpevole di un delitto gravissimo, dal punto di vista canonico, che è quello di aver assolto in confessione una persona sua complice di peccati contro il sesto comandamento. Spero risulti chiaro a tutti il diverso livello, il salto di qualità in negativo che tale atto comporta, rispetto alle pur gravi trasgressioni contro la castità. Un sacerdote colpevole di fornicazione, per giunta con un’altra persona consacrata, commette certamente un peccato mortale, ma – appunto – cede colpevolmente alla debolezza della sua carne. Se però quel sacerdote pretende di assolvere lui stesso quella persona, fa qualcosa di molto più grave, perché è come se si impadronisse della misericordia e del perdono di Dio, di cui è solo un umile amministratore, per usarli come strumento di potere. Come fa Bonifacio VIII nel canto XXVII dell’Inferno di Dante (ne parlammo a suo tempo qui). Il sacramento così viene trasformato in uno strumento di potere umano: ma questo non è umano, è diabolico.

Perfino di una cosa del genere, tuttavia, sarei disposto a non scandalizzarmi, pensando che quando uno, sciaguratamente, cede alle lusinghe del diavolo poi ne diventa servo e fa fatica a non andare dove il diavolo lo porta. Un sacerdote obnubilato dalle sue colpe o dai suoi vizi può arrivare a tanto. Ma proprio per questo esiste la chiesa, con la sua autorità e con le sue leggi. Come un argine, un’estrema linea di difesa, un baluardo contro l’irrompere di Satana. E proprio per questo la chiesa decreta che un delitto come l’assoluzione del complice è ipso facto sanzionato con la pena più grave che essa possiede, cioè la scomunica. Ora, la scomunica è una cosa seria. Di nuovo Dante ci ha spiegato che, se essa non può certamente legare le mani a Dio, la cui bontà infinita «ha sì gran braccia» che prende chiunque si rivolge a Lui, questi sono affari tra Dio e lo scomunicato che si pente anche in extremis, ma per noi uomini la scomunica resta una cosa seria. (Ne abbiamo parlato qui).

Ecco, qui sì che c’è qualcosa che mi scandalizza: pare infatti che nel 2019 padre Rupnik sia stato scomunicato (scomunicato!) ma poi – non si sa né come, né quando, né perché – la scomunica sia stata tolta. Il punto è che di questo nessuno se n’è accorto, perché in questi tre anni non vi è stata alcuna traccia, alcun indizio, alcun sospetto di una pena o di una penitenza o di una qualche restrizione a cui egli sia stato sottoposto, o si sia comunque assoggettato. Risulta invece che abbia continuato, come niente fosse, a condurre la sua vita di star religiosa, tra prediche, esercizi spirituali, conferenze e mostre in giro per il mondo … evidentemente con la compiacenza, o quanto meno l’indifferenza delle autorità ecclesiastiche.

Come se la scomunica non ci fosse mai stata (si noti che, per essere tolta, esige il pieno pentimento dello scomunicato e quindi, presumibilmente, una congrua penitenza da parte sua). Come se non fosse una cosa seria. Come se non ci credessero nemmeno loro.

Non sono i peccati. È la mancanza di fede.

(Fuori della chiesa, nel mondo, commenterebbero: “quando una ditta non crede, lei per prima, nella bontà dei suoi prodotti, praticamente è già fallita. Meglio che chiuda.”)

Leonardo Lugaresi

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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