L’Assemblea Nazionale francese ha approvato per la terza volta il disegno di legge sul fine vita il 30 giugno 2026, con 295 voti a favore e 232 contrari. Il testo introduce il “diritto all’aiuto a morire”, che comprende sia l’eutanasia sia il suicidio assistito. Il Senato finora ha respinto ben due volte il testo e si pensa che probabilmente voterà ancora contro.
Davanti a questo blocco totale, il governo ha utilizzato lo strumento costituzionale che permette di scavalcare il Senato e di affidare la decisione finale all’Assemblea Nazionale, dove i numeri per l’approvazione sono sicuri. Il voto definitivo e l’approvazione finale sono fissati per il 15 luglio 2026
Riportiamo un articolo molto duro nei confronti di Macron e del Governo pubblicato il 30 giugno sul sito della Fondazione Lejeune tradotto da Annarosa Rossetto
A seguito dell’approvazione in terza lettura da parte dell’Assemblea Nazionale del disegno di legge che legalizza il “suicidio assistito”, avvenuta in un clima di estrema tensione, la Fondazione Jérôme Lejeune esprime la sua profonda indignazione per quella che definisce la legislazione più permissiva al mondo. Denuncia il colpevole silenzio del Primo Ministro e questa usurpazione di potere antidemocratica. Rivolge un solenne appello ai senatori affinché resistano alle pressioni del potere esecutivo.
- Un divario che si restringe: l’erosione del sostegno da parte dei deputati.
I deputati hanno approvato il disegno di legge che legalizza “il diritto al suicidio assistito” in terza lettura con 295 voti a favore e 232 contrari. Tuttavia, l’analisi del voto rivela una graduale disapprovazione di questo disegno di legge durante il suo iter parlamentare:
- Meno voti a favore: solo 295 deputati hanno votato a favore (rispetto ai 299 della seconda lettura).
- Più voti contrari: 232 deputati hanno votato contro (rispetto ai 226 della seconda lettura).
- Meno astensioni: il voto ha registrato 35 astensioni (rispetto alle 37 della seconda lettura).
- Un dibattito farsa e una presa di potere antidemocratica
Questa terza lettura si è svolta sotto un’intollerabile pressione da parte del governo. Ritmo imposto ai presidenti di seduta, sessioni aggiuntive di sabato: tutto è stato fatto per accelerare i tempi. Ben lungi dal dibattito “rispettoso” e “tranquillo” auspicato dai sostenitori del disegno di legge, l’aula si è trasformata in un teatro di insulti e pregiudizi, che hanno portato a numerose sospensioni della seduta.
Il dibattito è stato reso impossibile. Il sistematico rigetto di 1.800 emendamenti (con poche eccezioni) ne è la prova. Il governo vuole il suo testo, senza tollerare contraddizioni, proposte o modifiche. La Fondazione Jérôme Lejeune ringrazia calorosamente tutti i coraggiosi deputati che si sono opposti al disegno di legge. Il loro coraggio e la loro determinazione sono encomiabili.
- Il disegno di legge più permissivo del mondo.
Questa terza lettura congela un testo estremamente duro che:
- Viola il divieto di uccidere secondo criteri soggettivi e interpretabili.
- Non offre alcuna protezione alle persone vulnerabili, in primis a quelle con disabilità intellettiva che, in linea di principio, non sono considerate affette da una capacità di giudizio “gravemente compromessa”. La libertà che si presume sia protetta è un’illusione.
- Compromette gli operatori sanitari: i medici saranno costretti a indirizzare i pazienti a un collega disposto a praticare l’eutanasia, i farmacisti saranno obbligati a dispensare la sostanza letale e i direttori delle strutture saranno costretti ad accettare l’attuazione di questo cosiddetto “diritto” all’interno delle loro istituzioni.
La Fondazione Jérôme Lejeune non crede nell’equilibrio che il governo afferma di aver raggiunto eliminando i reati di ostruzione e istigazione al suicidio assistito. Denuncia l’intenzione, come affermato dal relatore Vigier, di renderlo “un diritto a pieno titolo”, estendendone l’applicazione anche alle abitazioni private, alle residenze e alle strutture sanitarie, sociali e medico-sociali. L’unica falsità che alcuni coraggiosi deputati sono riusciti a smascherare è la confusione tra eutanasia e morte naturale. L’unica certezza che alcuni deputati sono riusciti a stabilire è l’effetto sospensivo del ricorso a un giudice amministrativo nei casi di controversie relative al “suicidio assistito”.
Secondo Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione Lejeune: “Denunciamo anche l’inazione del Primo Ministro, che rimane in silenzio e non ha proferito parola su questa procedura parlamentare. Se questo testo dovesse assumere la sua forma definitiva, la responsabilità sarà interamente sua”. È in suo potere non lasciare l’ultima parola all’Assemblea e permettere che l’iter legislativo prosegua. È inconcepibile che la legalizzazione del suicidio assistito possa passare in Francia senza il parere del capo del potere esecutivo.
- Un appello solenne ai senatori e ai membri del parlamento indecisi.
A partire da domani in commissione, e poi in seduta plenaria il 7 luglio, il Senato esaminerà il disegno di legge. La Fondazione Lejeune esorta i senatori a non cedere alla tentazione di presentare una mozione preliminare di rigetto. Un testo così fondamentale merita il tempo, l’attenzione e l’impegno dei senatori.
Ai parlamentari ancora indecisi, che saranno chiamati a votare il 15 luglio, vuole dire: nel dubbio, scegliete la prudenza e votate contro questo testo di abbandono.
Per settimane, decine di migliaia di francesi in tutta la Francia e a Parigi si sono riuniti per manifestare la loro opposizione a questa legge sull’abbandono. Hanno respinto il messaggio di disperazione rivolto ai più vulnerabili e hanno chiesto una società di solidarietà, cura e sostegno. La democrazia esige che le loro voci vengano ascoltate.
Fondazione Lejeune
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