(se il video qui sopra non si apre, cliccare qui)

 

Catechesi Mensile anno 2021-2022 sui 10 Comandamenti dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica 1^ Parte

dal n. 434 al n. 441

 

Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

SEZIONE SECONDA

I DIECI COMANDAMENTI

Esodo

20,2-17

Io sono il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto,

dalla condizione di schiavitù

 

Non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.

Non pronuncerai invano il nome del Signore tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio. Tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

Onora tuo padre e tua madre perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.

Non uccidere.

Non commettere adulterio.

Non rubare.

Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

 

Deuteronomio

5,6-21 

Io sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile.

Non avere altri dèi di fronte a me…

Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio.

Osserva il giorno di sabato per santificarlo.

Onora tuo padre e tua madre.

Non uccidere.

Non commettere adulterio.

Non rubare.

Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

Formula catechistica

Io sono il Signore tuo Dio:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me.
  2. Non nominare il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora tuo padre e tua madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere atti impuri.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d’altri.
  10. Non desiderare la roba d’altri.

 

APPROFONDIMENTO

La differenza sostanziale tra carità e misericordia risiede nel fatto che mentre la carità è Dio in se stesso e quindi Dio che si comunica a noi e ci rende capaci di amare nel dono della sua grazia e del suo amore, la misericordia è la carità donata come riconciliazione e perdono: è amore che ci guarisce e ci restituisce la santità persa con il peccato. In modo comune, dice san Bonaventura, la misericordia è detta “benignità nella supererogazione del bene”(benignitas in supererogatione bonorum)1. Nella carità c’è il dono di Dio a se stesso, nella comunione delle tre Persone divine, la cui sovrabbondanza è stata riversata su di noi nel dono del Figlio e della sua Redenzione. Nella misericordia di Dio invece confluiscono sempre due elementi: compassione(rahamim ) e fedeltà (hesed) verso il suo popolo (Os 2,21 in relazione a Lc 1,78). Se Dio fosse misericordia in se stesso dovrebbe avere compassione verso di sé  e perdonare sé con se stesso, quindi ci sarebbe in radice un peccato di Dio. Sarebbe blasfemo pensarlo, anche se Lutero lo fa, e anche i suoi emuli, che, con una scorretta esegesi del passaggio paolino: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore” (1 Cor 15,21, il Padre addossò al Figlio le conseguenze del peccato), provano a introdurre la realtà del peccato in Dio, rendendo così la misericordia in Lui essenziale e pervasiva.

In verità, la misericordia presuppone da parte di Dio la sua giustizia e la sua carità; da parte dell’uomo la volontà di essere riconciliati con Lui. La misericordia perciò non potrà mai essere automatica. Per giunta, la misericordia non potrà neppure essere un dono che copre i peccati lasciandoci in una condizione oggettiva di disordine, pur dichiarandoci perdonati ma senza esigere una trasformazione della nostra vita. A giudizio di san Tommaso “con la carità diveniamo simili a Dio, unendoci a lui mediante l’affetto. Essa perciò è superiore alla misericordia, che ci rende simili a Dio solo nell’operare”.2

Anche Giovanni Paolo II sottolinea questa distinzione quando scrive: “Nel compimento escatologico la misericordia si rivelerà come amore, mentre nella temporaneità, nella storia umana, che è insieme storia di peccato e di morte, l’amore deve rivelarsi soprattutto come misericordia ed anche attuarsi come tale”.3

1.Commentaria in Quatuor Libros  Sententiarum Magistri Petri Lombardi, l IV, d.46,a.2,q.2,concl.,in IDEM, Opera omnia, 10 voll.,edita studio et cura PP.Colegii a S.Bonaventura, Quaracchi 1882-1902, vol.IV,p.964a(si veda l’intera questione: ivi, pp.963-964). 

  1. Summa Theologiae, IIa – IIae, q.30, a.4, ad 3.

3.Lettera Enciclica Dives in misericordia, 30 novembre 1980, c.V, n.8, in AAS 72(1980) 1177-1230.

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email