di Giuseppe Russo
C’è una domanda che attraversa tutta l’esistenza umana: che cosa cerchiamo veramente?
Ogni uomo vive di desideri. Desideriamo essere amati, accolti, riconosciuti; desideriamo una vita piena, relazioni autentiche, una felicità che non sia fragile e passeggera. Il desiderio appartiene alla struttura stessa dell’uomo: siamo esseri aperti, protesi verso qualcosa che ancora non possediamo pienamente.
Eppure proprio il desiderio, che rappresenta una grande ricchezza dell’esistenza, può diventare anche un luogo di smarrimento. Il problema non è desiderare, ma il rischio di assolutizzare alcuni nostri desideri, trasformandoli nell’unico criterio della vita. Quando il desiderio perde il suo orientamento verso la verità e il bene, rischia di chiudere l’uomo dentro se stesso.
La domanda decisiva allora non è soltanto: che cosa desidero? Ma: il mio desiderio mi conduce verso la vita oppure mi allontana dalla sorgente della vita?
La Scrittura non considera il desiderio umano un nemico da combattere. Al contrario, essa conosce la profondità del cuore dell’uomo e sa che in ogni desiderio autentico è nascosta una ricerca più grande.
Il Salmista prega:
«Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio» (Sal 42,2).
La sete dell’uomo non è soltanto una mancanza; può diventare una preghiera. Dietro le tante ricerche che abitano il cuore umano si nasconde una sete più profonda: il desiderio di Dio.
Per questo Sant’Agostino può affermare:
«Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».
L’inquietudine del cuore non è allora una condanna, ma il segno di un’apertura: l’uomo è fatto per un compimento che nessuna realtà creata può offrire.
Il desiderio ferito
La Bibbia, però, mostra anche che il desiderio umano è ferito.
Il peccato delle origini non nasce dal fatto che l’uomo desidera, ma dal fatto che il suo desiderio si separa da Dio. Il serpente presenta all’uomo la possibilità di diventare «come Dio» (Gen 3,5), ma senza Dio.
È questa la grande illusione di ogni tempo: cercare la pienezza attraverso l’autosufficienza, cercare la vita senza affidarsi alla fonte della vita.
L’uomo desidera l’infinito, ma spesso cerca di raggiungerlo attraverso realtà finite che non possono contenerlo. Ed è qui che nasce l’idolatria: non il desiderio di qualcosa di grande, ma il tentativo di trovare nelle creature ciò che solo il Creatore può donare.
Per questo Dio non distrugge il desiderio dell’uomo, ma lo educa.
La pedagogia di Dio: dal bisogno al desiderio
Tutta la storia della salvezza mostra questa paziente opera di Dio.
Nel deserto Israele sperimenta la fame e rimpiange l’Egitto. Il popolo ricorda le pentole di carne, ma dimentica la schiavitù. Il suo desiderio è reale, ma è un desiderio ferito, perché guarda soltanto a ciò che ha perso e non alla libertà che Dio gli sta donando.
Il Signore allora dona la manna. Non semplicemente per risolvere un problema materiale, ma per educare il cuore del popolo alla fiducia:
«Egli ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna… per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3).
Dio parte dal bisogno dell’uomo, ma non lo lascia prigioniero del bisogno. Lo conduce verso un desiderio più grande.
Questa è la grande pedagogia divina: Dio non mortifica il desiderio, non lo asseconda in modo acritico, ma lo purifica e lo converte. Lo libera dalle sue illusioni perché possa trovare il suo vero compimento in Lui.
«Che cosa cercate?» L’inizio del cammino secondo Giovanni
È profondamente significativo che il Vangelo di Giovanni inizi il ministero pubblico di Gesù con una domanda:
«Che cosa cercate?» (Gv 1,38).
È la prima parola di Gesù rivolta ai discepoli nel Quarto Vangelo. Prima ancora di chiedere una professione di fede, Gesù chiede di guardare dentro il cuore.
Che cosa cercate davvero?
I discepoli stanno cercando qualcosa, ma ancora non comprendono pienamente. Gesù non spegne la loro ricerca e non offre una risposta teorica. Li invita a fare esperienza:
«Venite e vedrete».
Il cristianesimo nasce così: non da un’idea, ma da un incontro. Il desiderio dell’uomo trova la sua verità quando incontra una persona.
Tutto il Vangelo di Giovanni può essere letto come un itinerario nel quale Gesù educa il desiderio dell’uomo.
Nicodemo cerca Gesù di notte. Possiede conoscenza religiosa, ma deve scoprire che la vita nuova nasce dall’alto.
La Samaritana giunge al pozzo per una sete concreta. Gesù non disprezza quella sete, ma la conduce verso un desiderio più profondo:
«Chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno» (Gv 4,14).
La donna cercava acqua, ma in realtà cercava una vita nuova. Gesù porta alla luce ciò che abitava già nel profondo del suo cuore.
Anche il cieco nato desidera vedere. Ma il cammino che compie lo porta dalla luce degli occhi alla luce della fede: alla fine non riconosce soltanto colui che lo ha guarito, ma proclama:
«Credo, Signore!» (Gv 9,38).
Dal dono al Donatore: il pane della vita
Un altro passaggio decisivo si trova nel capitolo sesto del Vangelo di Giovanni.
La folla cerca Gesù dopo la moltiplicazione dei pani. È una ricerca nata da un bisogno reale: hanno fame. Gesù non ignora questa fame, ma mostra che essa rimanda a una fame più profonda.
«Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (Gv 6,26).
La folla cerca il dono, ma deve imparare a cercare il Donatore.
Per questo Gesù rivela:
«Io sono il pane della vita» (Gv 6,35).
Il cuore dell’uomo non trova compimento semplicemente ricevendo qualcosa da Dio, ma incontrando Dio stesso.
Il desiderio pasquale: cercare il Vivente
Anche Maria Maddalena, nel mattino di Pasqua, è una donna del desiderio.
Si reca al sepolcro perché cerca Gesù. Ma la sua ricerca è ancora segnata dal dolore: cerca un corpo morto.
Il Risorto però la chiama per nome:
«Maria!» (Gv 20,16).
In quel momento il suo desiderio viene trasformato. Non cerca più qualcosa, ma incontra Qualcuno. La ricerca diventa comunione.
È questa la meta del cammino umano: non semplicemente trovare una risposta alle nostre domande, ma incontrare Colui che dà senso a tutte le domande.
Il compimento del desiderio
La fede cristiana non è una negazione del desiderio umano. È la scoperta della sua destinazione ultima.
Gesù non viene a rendere l’uomo meno umano, ma a restituirgli la pienezza della sua umanità.
Per questo può gridare:
«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva» (Gv 7,37).
Cristo non elimina la sete dell’uomo: la porta alla sua sorgente.
Forse la grande crisi del nostro tempo non è che l’uomo desideri troppo, ma che spesso abbia smarrito il senso del proprio desiderare. Abbiamo molti desideri, ma rischiamo di non conoscere più il desiderio fondamentale che dà unità a tutti gli altri.
La missione della Chiesa non è spegnere i desideri autentici dell’uomo, ma aiutarlo a riconoscere quella sete profonda che abita il suo cuore.
Perché dietro ogni desiderio autentico si nasconde una domanda più grande. E quella domanda, alla fine, ha un volto e un nome: Gesù Cristo.
Lui è colui che non elimina la nostra sete, ma la conduce alla sorgente della vita.



















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