Card. Scola: Amoris Laetitia ignora il n.84 dell’esortazione Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II

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Card. Scola: Amoris Laetitia ignora il n.84 dell’esortazione Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II

Un libro-intervista a Scola, pubblicato da Solferino, il ramo editoriale del Corriere della Sera di Milano, intitolato “Ho Scommesso sulla Libertà”,  invita a speculare su come sarebbe stato diverso un “papa Scola” rispetto a papa Francesco. Il card. Scola dice che Amoris Laetitia ignora il n.84 dell’esortazione Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II. Inoltre,  Scola afferma che Amoris Laetitia manca del legame essenziale tra l’Eucaristia e il matrimonio. “Il matrimonio cristiano – racconta al suo intervistatore Luigi Geninazzi – vive del dono eucaristico fondamentale di Cristo come sposo della Chiesa”.

Ecco ampi stralci dell’articolo di Desmond O’Grady, nella mia traduzione.

Card. Angelo Scola

Card. Angelo Scola

 

Il cardinale Angelo Scola era considerato uno dei primi in classifica alle ultime elezioni papali. Dopo l’apparizione della fumata bianca, la Conferenza episcopale italiana emise erroneamente un comunicato di congratulazioni per la sua elezione. Ma è rimasto l’uomo che, come dice un vecchio detto, è entrato in conclave come papa e ne è uscito come cardinale.

Ora un libro-intervista a Scola è stato rilasciato da Solferino, il ramo editoriale del Corriere della Sera di Milano. “Ho Scommesso sulla Libertà” invita a speculare su come un papa Scola sarebbe stato diverso da papa Francesco.

La franca intervista suggerisce che Scola avrebbe evitato l’ambiguità che segna l’esortazione apostolica di Francesco Amoris Laetitia sulla possibilità che i cattolici divorziati e risposati ricevano l’Eucaristia. Scola afferma che Amoris Laetitia manca del legame essenziale tra l’Eucaristia e il matrimonio. “Il matrimonio cristiano – racconta al suo intervistatore Luigi Geninazzi – vive del dono eucaristico fondamentale di Cristo come sposo della Chiesa”.

Egli sostiene che Amoris Laetitia ignora l’esortazione Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II del 1981, secondo la quale le coppie risposate devono astenersi “dagli atti propri delle coppie sposate” se vogliono ricevere la Comunione. Per sei anni Scola è stata responsabile del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia.

Poiché considera il celibato sacerdotale come un grande dono, è improbabile che Scola si apra (alla proposta) che uomini sposati diventino sacerdoti, cosa che dovrebbe essere presa in considerazione al Sinodo amazzonico di ottobre.

Il libro rivela alcuni interessanti dettagli biografici su Scola. Nato nel 1941, è il secondo figlio di una madre molto religiosa e di un camionista socialista “che lavorava come uno schiavo perché io potessi studiare“. Giovane dai capelli rossi, aveva praticamente abbandonato la religione, ma l’ha riscoperta all’università. Fu uno dei primi aderenti a quello che sarebbe diventato il movimento di Comunione e liberazione, fondato nel 1954 dal sacerdote milanese don Luigi Giussani. Giussani insegnava che in definitiva il cattolicesimo non è basato sulla dottrina ma piuttosto su un evento: un incontro personale con Gesù Cristo. (Giussani) Ha avuto una forte influenza sulla teologia di Scola.

(…)

Scola si aspettava che Venezia fosse il suo ultimo incarico. Ma dopo nove anni, quando il cardinale Dionigi Tettamanzi si ritirò come arcivescovo di Milano, don Julián Carrón, successore di don Giussani alla guida di Comunione e liberazione, scrisse al cardinale Giovanni Bertello, nunzio in Italia, criticando i due arcivescovi milanesi precedenti (card. Carlo Maria Martini, s.j. e card. Dionigi Tettamanzi, ndr) senza nominarli e chiedendo la nomina di Scola per assicurare una “fede chiara e ferma”.

Scola dice di non sapere nulla della lettera “imprecisa e maldestra”. Infatti, egli paragona il suo approccio di Milano a quello del penultimo predecessore, il cardinale Carlo Maria Martini, dicendo che entrambi hanno analizzato a fondo i problemi. Ma ammette che c’era una netta differenza: Martini vedeva la possibilità di trovare soluzioni ottimistiche, “guadagnandosi così una reputazione di progressista“. Per contro, dice Scola: “Per me non è stato così. Ho visto la necessità di riaffermare le certezze che la Chiesa ha raggiunto senza escludere possibili evoluzioni. L’uomo ha bisogno di certezze per andare avanti”.

Scola ricorda che quando ha visitato il suo predecessore pochi giorni prima della sua morte nel 2012, Martini aveva difficoltà a parlare ma riuscì a dire: “La Chiesa ha potere sui sacramenti”. Scola lo intese nel senso che (la Chiesa, ndr) potrebbe ordinare sacerdoti donne, ma non è d’accordo.

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A Milano, Scola ha voluto essere un vescovo tradizionale ambrosiano, con l’anello di un predecessore, il cardinale Ildebrando Schuster, e casule storiche. Ma ha anche favorito la costruzione di una moschea locale (ma che per vari motivi non è stata ancora costruita).

Nel libro afferma che, poiché le radici cristiane sono ancora forti in Italia, la Chiesa può vivere una rinascita. Per lui, le piccole comunità e i movimenti più grandi avranno un ruolo cruciale in futuro. Ma non devono essere isolati dalla Chiesa nel suo insieme, perché sarebbe una “negazione del cristianesimo”.

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Scola ha scritto 26 libri, tra cui libri-interviste ai giganti teologici del XX secolo come Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar (che era amico e mentore).

Ammira molto Giovanni Paolo II e anche Joseph Ratzinger, con il quale ha lavorato a stretto contatto con la rivista Communio e come consulente della Congregazione per la Dottrina della Fede. Descrive una festa di 80 anni per von Balthasar a Castel Sant’Angelo, a due passi da San Pietro, in una notte limpida e calda con la luna piena. Gli ospiti sono stati intrattenuti da un duo pianistico: von Balthasar e Ratzinger.

Racconta anche di uno scambio con Ratzinger prima che diventasse papa, il che dimostra che anche il suo mite amico potrebbe essere severo. Scola gli aveva consigliato come avrebbe dovuto comportarsi in una certa questione, ma Ratzinger non gli rispose e la conversazione prese un corso diverso. Ma più tardi, quando si separarono, Ratzinger gli disse: “Caro don Angelo, non c’è niente di peggio che dare consigli quando non è richiesto”.

Anche se non è d’accordo con Francesco su certe questioni, Scola loda il carisma e le capacità comunicative di quest’ultimo. Dice di averlo trovato molto attento quando, come arcivescovo di Milano, è andato più di una volta a parlargli di abusi clericali.

Aggiunge che non ha mai creduto alle voci dei media pre-conclave sulla possibilità che diventasse Papa, aggiungendo che, dopo l’inaspettato pensionamento di Benedetto, un cambiamento decisivo per il papato era nell’aria. Come aveva ragione.

 

 

 

Foto: Catholic Herald

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