Questa settimana l’arcivescovo Salvatore Cordileone di San Francisco ha parlato con Phil Lawler della CWN di un pezzo apparso su questo sito il mese scorso (“Due urrà per l’arcivescovo Cordileone“). I risultati di questa conversazione appariranno in un nuovo articolo la prossima settimana. Durante la conversazione, Phil Lawler ha colto l’occasione per chiedere all’arcivescovo le responsabilità degli elettori cattolici nelle elezioni americane.

La presente intervista è apparsa su Catholic Culture e la traduzione è a cura di Maurizio Patti.

 

Salvatore Cordileone, arcivescovo di San Francisco
Salvatore Cordileone, arcivescovo di San Francisco

 

CWN: Se non le dispiace, mi permetta anche di farle un paio di domande sulle elezioni della prossima settimana. I vescovi degli Stati Uniti hanno affermato che l’aborto è la questione preminente del nostro tempo, ma alcuni cattolici dicono che voteranno per un candidato che, pur sostenendo l’aborto legale, ritengono probabile che faccia più bene che male. È una posizione accettabile per un cattolico fedele?

Arcivescovo Cordileone: Ogni elettore dovrà decidere in base alla propria coscienza per chi votare. Nessun candidato è mai perfettamente coerente con l’insegnamento sociale cattolico. E i buoni cattolici possono essere onestamente in disaccordo su quale sia la migliore strategia pro-vita in un dato momento. Parte del processo decisionale, però, deve considerare non solo il candidato, ma anche la piattaforma che il partito del candidato presenta. Ci sono elementi sia nella piattaforma democratica che in quella repubblicana a cui i cattolici possono opporsi, e questo sarà sempre il caso.

Ma l’aborto è una questione speciale. È l’unico caso in cui il nostro governo dice apertamente: questa vita umana non ha diritti, non ha alcun valore. In questo momento, noi come società abbandoniamo sia i bambini che le madri in queste gravidanze travagliate. Personalmente non riesco a capire come un fedele cattolico in buona coscienza possa votare per un candidato che sostiene leggi che promuovono il diritto di uccidere i bambini non nati, soprattutto quando – come sempre più spesso accade – il candidato sostiene tale “diritto” per tutti i nove mesi di gravidanza in modo efficace e senza restrizioni, e in alcuni casi addirittura favorisce il governo degli Stati Uniti che paga per questo (come vediamo un movimento crescente in cui gli eletti ritirano il sostegno all’Emendamento Hyde).

Solo in questo Paese, fino a un milione di bambini all’anno vengono uccisi nel grembo materno, e gli unici che cercano di aiutare le persone segnate dall’esperienza a guarire sono le persone di fede. Lo stesso vale per coloro che fanno qualcosa di pratico per offrire alle donne delle vere alternative all’aborto. Nessun altro. Non ci sono molte cose che mi vengono in mente che siano più palesemente malvagie di questa.

 

CWN: I vescovi statunitensi hanno definito l’aborto come la questione “preminente”, ma anche le restrizioni alla libertà religiosa sembrano essere una delle maggiori preoccupazioni, tanto più ora, durante l’attuale epidemia. Può fare un commento su questo?

Arcivescovo Cordileone: Sì, questo è certamente il caso. Ma le due cose sono collegate: è proprio per la nostra difesa dell’aborto e di altri temi simili che viviamo la nostra libertà religiosa sempre più sotto attacco, e coloro che sono più militanti a favore dell’aborto cercano di mettere a tacere le voci delle persone di fede facendo rispettare politiche che consideriamo gravemente immorali, spingendoci così fuori dalla piazza e, in alcuni casi, non lasciandoci altra scelta se non quella di chiudere i nostri servizi ai poveri e ai bisognosi.

Durante l’attuale pandemia, ci sono diversi Stati che hanno trattato le comunità di fede con ingiusta discriminazione anche sull’aspetto più elementare della libertà religiosa: il diritto al culto. Sì, per certi versi anche la questione della libertà religiosa è di fondamentale importanza in questa elezione. Ma, come ho detto, mi sembra che sia la questione dell’aborto a guidare tutto il resto.

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