di Sabino Paciolla
Come riportato sul sito dell’Associazione Culturale Tu Fortitudo Mea, sabato 26 settembre 2026 si è svolto a Ferrara il convegno Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, dedicato alla memoria di Benedetto XVI e mons. Luigi Negri. Promosso da diverse associazioni e realtà culturali, l’incontro ha inteso rilanciare una concezione della ragione aperta all’infinito e al mistero, superando le visioni riduttive della realtà.
Dopo la lettura di un messaggio del senatore Marcello Pera, è stato proiettato un video di mons. Negri dedicato alla figura manzoniana dell’Innominato, esempio di come l’incontro con Cristo possa trasformare l’esistenza e aprire la ragione a nuove prospettive di senso e speranza.
Sono seguiti gli interventi dei filosofi Paolo Pagani e Giovanni Maddalena, che, da prospettive differenti, hanno approfondito uno dei temi centrali del pensiero di Benedetto XVI: la necessità di recuperare l’ampiezza originaria della ragione, riconoscendo che fede e ragione non sono contrapposte, ma che la fede può favorire il pieno sviluppo della ragione e un’autentica esperienza della libertà umana.
Di seguito il messaggio del sanatore Marcello Pera ripreso dal sito dell’Associazione Culturale Tu Fortitudo Mea, che vi invito a visitare.
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Cari Amici,
mi piacerebbe essere lì fra voi per onorare due figure che hanno arricchito e cambiato la mia vita intellettuale e spirituale. Purtroppo, il mio certificato anagrafico in questi ultimi tempi mi pressa e condiziona in un modo che non vorrei.
Ascoltate e perdonate perciò queste parole consegnate a Marco, un altro amico. Come tutti, ringrazio Dio per aver posto sulla nostra strada Benedetto XVI e don Luigi Negri. Grazie a loro, abbiamo compreso che cosa significa credere e che cosa significa testimoniare, che cos’è la dottrina cristiana e fino a che punto si estende la sua applicazione.
Negri è stato mio amico fin dal primo incontro. Ci siamo visti, ci siamo ascoltati, ci siamo riconosciuti, ci siamo fidati, ci siamo impegnati. Abbiamo avuto i nostri riconoscimenti e le nostre sconfitte, ma assieme ci siamo arricchiti. Non era la simpatia politica ciò che più ci ha legato, ma la comunanza di fede, e la denuncia dei mali anche politici che l’affievolimento della fede comporta.
Tutti riconoscono che Negri era un combattente. Sì, lo era, e coraggioso, infaticabile, inarrestabile davanti alle conseguenze. Ma era assai di più di un combattente: era un credente.
Grazie, vecchio amico, ci stringiamo ancora una volta e ci guardiamo negli occhi chiari, tristi e luminosi, se possibile anche con più affetto di prima.
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