Un articolo sull’autorevole Wall Street Journal riporta delle ottime riflessioni sulle politiche basate sull’obbligo vaccinale, diretto o indiretto, che gli Stati continuano a promuovere come unica possibilità per fermare la diffusione del virus.  Nonostante il susseguirsi di dati e di una notevole mole di studi scientifici sulla trasmissione del virus, sulla efficacia dei vaccini ridotta nel tempo e sulla reale efficacia di molte terapie, tutto questo non sembra influenzare una politica sanitaria monolitica in senso coercitivo, già decisa a monte, che si mostra disconnessa e programmata verso obiettivi irraggiungibili. 

Rilancio l’articolo Joseph A. Ladapo dal sito Voci dall’estero.

 

vaccini covid19

 

La pandemia di Covid-19 ha stimolato un numero notevole di ricerche scientifiche, ma tutta questa conoscenza non si sta traducendo in una migliore politica pubblica. Un esempio è la zelante promozione delle mascherine da indossare in pubblico, una misura che ha avuto, nella migliore delle ipotesi, un effetto modesto sulla trasmissione virale. Oppure i lockdown, che la ricerca ha dimostrato aumentare il numero totale dei decessi, ma che vengono comunque considerati una soluzione accettabile. Questa disconnessione intellettuale ora si estende agli obblighi in materia di vaccino contro la Covid-19. La politica dell’obbligo è promossa come essenziale per fermare la diffusione della Covid-19, anche se le prove suggeriscono che non è così.

Gli obblighi violano l’autonomia personale, e possono portare a conflitti politici e conseguenze indesiderate, anche se in alcune situazioni possono avere un valore. In generale, tuttavia, una politica saggia rispetta il valore intrinseco dell’autonomia personale e cerca la via meno gravosa per ottenere dei vantaggi sociali.

L’argomento più comune per l’obbligo in materia di vaccini è che non si ha il diritto di infettare gli altri. Ma i contagi sono in parte provocati dalla diffusione asintomatica e presintomatica: persone che non sanno nemmeno di essere infette. Non è funzionale punire gli adulti che non hanno sintomi. Questo è il motivo per cui altre malattie che possono essere trasmesse da persone asintomatiche, come l’influenza, l’herpes genitale e l’epatite C, vengono combattute con politiche come le vaccinazioni volontarie, i protocolli di screening per le malattie sessualmente trasmissibili e i programmi di scambio di siringhe pulite per i consumatori di droghe per via endovenosa. Medici e funzionari della sanità pubblica normalmente comprendevano che fermare la diffusione di solito non è funzionale.

E c’è anche un altro problema: i vaccini riducono, ma non impediscono la trasmissione. Sulla base di un ampio studio condotto su oltre 300.000 persone nel Regno Unito, la protezione dalle infezioni sembra diminuire nel tempo, in modo più evidente dopo tre o quattro mesi. Come dimostrano gli studi clinici negli Stati Uniti, in Israele e in Qatar – e molti americani possono ora attestarlo personalmente – ci sono prove evidenti che le persone vaccinate possono sia contrarre che contribuire alla diffusione della Covid-19.

Questa tendenza è stata esacerbata dalla variante Delta. I dati mostrano che, secondo un recente rapporto del CDC, dopo l’emergere della variante Delta l’efficacia del vaccino per la protezione dalle infezioni è scesa da circa il 91% al 66%. I dati provenienti da Israele mostrano che per alcuni pazienti i tassi di protezione sono scesi a meno del 40%, anche se i dati mostrano ancora che i vaccinati contro la Covid-19 hanno meno probabilità di contrarre l’infezione rispetto ai non vaccinati. E le persone che sono guarite dalla Covid-19 sembrano avere la massima protezione rispetto a tutti gli altri.

Ma queste realtà non influenzano la politica sui vaccini. Quando il governatore di New York Kathy Hochul ha discusso dell’estensione dell’obbligo vaccinale nelle strutture dei servizi pubblici, ha detto: “Dobbiamo far sapere alle persone che quando entrano nelle nostre strutture le persone che si prendono cura di loro” sono “sane e non diffonderanno il virus”. In effetti, i dati dicono che possono diffonderlo e lo diffonderanno.

La buona notizia è che i vaccini continuano a offrire una protezione significativa contro la malattia grave da Covid-19. Quindi la risposta di molti sostenitori del vaccino è stata quella di promuovere i richiami, e i limitati dati disponibili ancora non tengono il passo con la velocità delle somministrazioni della terza dose. La realtà è che un approccio più funzionale alla gestione della Covid richiede una serie diversificata di strategie, compreso l’utilizzo di terapie ambulatoriali.

Gli anticorpi monoclonali sono ancora usati di rado, nonostante l’evidenza mostri una sostanziale riduzione del rischio di ospedalizzazione. Le ragioni non sono molto comprensibili, ma molti pazienti e medici potrebbero ancora non essere consapevoli della loro disponibilità.

Vi sono prove crescenti dell’efficacia dell’antidepressivo fluvoxamina, sulla base dei risultati di un recente e ampio studio clinico attualmente in fase di revisione paritaria che ha riscontrato una riduzione del 30% del rischio di ospedalizzazione. Anche uno studio clinico più ridotto sulla fluvoxamina pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha riscontrato dei benefici.

Altri farmaci come l’idrossiclorochina e l’ivermectina, che i funzionari della sanità sembrano determinati a ignorare, sono, in realtà, una questione irrisolta. Gli studi clinici controllati hanno prodotto risultati contrastanti, ma molti medici con una notevole esperienza nel trattamento di pazienti con Covid-19, compresi i membri del gruppo Early COVID Care Experts, hanno riportato bassi tassi di ospedalizzazione e di decessi durante l’utilizzo di queste terapie. Alcune di queste coorti di pazienti sono ampie e gli studi sono stati pubblicati su riviste peer-reviewed, come uno studio su 717 pazienti ambulatoriali pubblicato su Travel Medicine and Infectious Disease.

L’obbligo in materia di vaccini non può porre fine alla diffusione del virus, poiché l’efficacia del vaccino diminuisce ed emergono nuove varianti. Quindi come può essere questa una politica sensata? È ragionevole spedire decine di milioni di persone a fare un numero indeterminato di richiami e minacciarli della perdita del lavoro, se non è chiaro che altre dosi fermeranno la diffusione?

L’approccio ragionevole, basato sui dati disponibili, è quello di promuovere i vaccini allo scopo di prevenire la malattia grave. Non c’è bisogno di un obbligo per questo: gli adulti possono prendere le proprie decisioni. Ma gli obblighi prolungheranno i conflitti politici sulla Covid-19 e rappresentano una strategia sempre più insostenibile, progettata per raggiungere un obiettivo irraggiungibile.

 

Il dottor Joseph A. Ladapo è professore associato presso la David Geffen School of Medicine dell’UCLA.

 

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