Su Taiwan, a quanto pare, gli Stati Uniti si stanno incamminando sulla stessa strada lastricati di errori e provocazioni che hanno già percorso con l’Ucraina. Speriamo che non si arrivi agli stessi risultati. 

Di seguito vi propongo, nella mia traduzione, un articolo di Ted Galen Carpenter, pubblicato su Antiwar.

 

Nancy Pelosi
Nancy Pelosi

 

Le tensioni tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese (RPC) sono in forte aumento per la questione di Taiwan. L’intenzione dichiarata dalla Presidente della Camera Nancy Pelosi di includere una tappa a Taipei per incontrare i funzionari taiwanesi durante il suo prossimo viaggio in Asia orientale è l’ultima fonte di problemi. A quanto pare, la Pelosi ha intensificato ulteriormente la provocazione invitando altri importanti membri del Congresso a unirsi a lei in quella tappa. Le sue azioni hanno fatto sì che persino l’amministrazione Biden, fermamente favorevole a Taiwan, facesse silenziosamente pressione su di lei affinché cambiasse i suoi piani. Al contrario, i falchi del Congresso esortano la Pelosi a non fare marcia indietro.

Le ragioni della cautela dell’amministrazione sono facilmente intuibili. Pechino ha reagito con una rabbia insolitamente intensa alla futura visita, con il Presidente Xi Jinping che ha avvertito gli Stati Uniti di non “giocare con il fuoco” sulla questione di Taiwan. La visita di Pelosi è l’ultima – e la più grave – di una serie di azioni statunitensi degli ultimi anni che hanno fatto infuriare i leader della RPC. L’amministrazione Biden deve essere ancora più cauta di quanto non lo sia già nei confronti dell’iniziativa di Pelosi. In effetti, Washington deve fare marcia indietro rispetto alla sua politica generale di linea dura nei confronti della RPC.

Per quarant’anni, dopo che Washington ha spostato le relazioni diplomatiche da Taipei a Pechino nel 1979 e ha approvato il Taiwan Relations Act per regolare le relazioni ridotte e informali con Taiwan, le amministrazioni statunitensi sono state attente a limitare le visite all’isola a funzionari di basso livello. Questa moderazione è diminuita drasticamente durante la presidenza di Donald Trump, quando il Congresso ha autorizzato e l’amministrazione ha approvato gli incontri del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e di altri funzionari di gabinetto con le loro controparti taiwanesi. Questi viaggi facevano parte di una nuova politica di sostegno diplomatico e militare degli Stati Uniti a Taiwan molto più forte – una linea d’azione che l’amministrazione Biden ha continuato a seguire, pur insistendo sul fatto che gli Stati Uniti aderiscono ancora alla politica di “una sola Cina”.

Le lamentele di Pechino per le azioni di Washington si sono costantemente intensificate, fino a raggiungere livelli apertamente conflittuali in relazione alla visita di Pelosi. L’amministrazione Biden deve prendere più seriamente gli avvertimenti della RPC. Per molti versi, la determinazione di Washington a portare avanti un maggiore sostegno a Taiwan come parte di una politica di contenimento generale diretta contro la Cina ricorda gli errori commessi dai funzionari statunitensi per quanto riguarda l’espansione della NATO, in particolare la campagna di incorporazione dell’Ucraina, e la risposta sorda di Washington alle crescenti lamentele di Mosca.

I politici dell’amministrazione Biden hanno ignorato i ripetuti avvertimenti del Cremlino che il tentativo di rendere l’Ucraina una risorsa militare della NATO avrebbe oltrepassato una linea rossa rispetto agli interessi di sicurezza della Russia. Hanno scoperto in ritardo che il Presidente russo Vladimir Putin non era intenzionato a cedere e ad accettare i diktat statunitensi solo perché gli Stati Uniti insistevano sul fatto che l’Ucraina avesse il “diritto” di entrare nella NATO. Né ha accettato l’accelerazione della campagna di Washington per fare dell’Ucraina un alleato militare e di intelligence de facto degli Stati Uniti, arroccato al confine con la Russia.

Il risultato dell’approccio di Washington è stato terribilmente sanguinoso e tragico per il popolo ucraino. Ancora più preoccupante, le politiche dell’amministrazione hanno portato a un confronto estremamente pericoloso tra la NATO e una Russia dotata di armi nucleari, con gli Stati Uniti e la NATO che usano cinicamente l’Ucraina come pedina in una guerra per procura contro Mosca.

Washington rischia di commettere un errore analogo nei suoi rapporti con la Cina. L’amministrazione deve attuare una tranquilla ritirata per quanto riguarda i suoi crescenti legami politici e militari con Taipei e adottare un approccio meno conflittuale nei confronti di Pechino. Inoltre, questo cambiamento deve andare ben oltre il semplice scoraggiamento della visita provocatoria di Pelosi a Taipei. È diventato sempre più evidente ai leader della RPC che gli Stati Uniti stanno perseguendo una vera e propria politica di contenimento anticinese, con Taiwan come punta di diamante, nel disperato tentativo di preservare la svanita supremazia strategica di Washington in Asia orientale. È altamente improbabile che Pechino accetti passivamente una presenza statunitense così invadente nella sfera di sicurezza centrale della Cina nel lungo periodo. Con la continua crescita del potere economico e militare della RPC, la resistenza di Pechino agli sforzi egemonici di Washington si intensificherà.

L’arroganza e l’inflessibilità degli Stati Uniti hanno contribuito alla tragedia attuale in Ucraina. I politici hanno ignorato un segnale d’allarme rosso dopo l’altro da parte del Cremlino. Un approccio simile sembra essere in atto nelle relazioni tra Washington e Pechino, e rischia di produrre un risultato altrettanto brutto in Asia orientale sulla questione di Taiwan.

 

Ted Galen Carpenter, senior fellow in studi di difesa e politica estera presso il Cato Institute, è autore di 13 libri e oltre 1.100 articoli sugli affari internazionali. Il suo ultimo libro è Unreliable Watchdog: The News Media and U.S. Foreign Policy (di prossima pubblicazione, settembre 2022).

 


 

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