Parlamento italiano

 

 

di Pietro Marinelli

 

Bisogna risalire al 1919 per trovare una data vagamente simile a quella fissata per queste elezioni politiche del 2022! Peraltro in quella occasione si votò il 16 novembre, non il 25 settembre, così a ridosso di quelle Feriae Augusti che in Italia sono più sacre della Madonna e di Gesù Cristo! In 74 anni di repubblica si è sempre andati a votare ad aprile-maggio, non subito dopo le vacanze estive! A chi dobbiamo questa ennesima anomalia del nostro sistema giuridico-istituzionale? Al presidente della repubblica Sergio Mattarella, il quale, immediatamente dopo le dimissioni di Mario Draghi, invece di tentare di formare un nuovo governo, il 21 luglio ha sciolto le Camere ed ha contestualmente indetto elezioni anticipate per il 25 settembre. Formalmente la decisione non è incostituzionale, ma sostanzialmente lo è, in quanto non si dà tempo alle opposizioni “antisistema” di organizzarsi, essendoci il mese di agosto in mezzo. Sarebbe stato molto più corretto aspettare la scadenza naturale della legislatura, a marzo-aprile del 2023. Questo comportamento è l’ennesimo esempio di come vi sia, da parte delle persone preposte alle istituzioni, un uso strumentale del testo costituzionale, che viene “piegato” alle esigenze politiche del momento. D’altra parte è dal 2012 che in Italia non abbiamo un presidente del consiglio che sia espressione della volontà popolare: Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte e tanto meno Mario Draghi non sono stati candidati dalla maggioranza parlamentare, ma sono stati “cooptati” dal presidente della repubblica, prima Giorgio Napolitano e poi Sergio Mattarella, e solo in seguito hanno ottenuto il sostegno della Camera e del Senato.

Va aggiunto che la data del 25 settembre permette i “vitalizi” ai parlamentari, che maturano dal 24 dello stesso mese!

Inoltre noi avremo un Parlamento formato da 400 deputati invece che 630 e da 200 senatori elettivi invece dei 315 attuali. È stata diminuita la rappresentanza del popolo, con un risparmio di “ben” 58 milioni di euro all’anno, che calcolato sulla popolazione italiana determina una riduzione di spesa di 58 centesimi per persona all’anno! Invece di ridurre le spese per il presidente della repubblica (che non è soggetto a IRPEF) o eliminare le province, che avrebbero dovuto sparire con l’istituzione delle regioni, si approvano queste “riforme” che appaiono come uno “specchietto per le allodole” più che come decisioni realmente utili alla collettività.

Ah, poi, un’altra novità: i diciottenni voteranno anche per il Senato, in quanto il parlamento ha cambiato la Costituzione, a novembre 2021, abbassando l’età per votare i senatori da 25 anni a 18.

E soprattutto, cosa dire di questo ultimo anno e mezzo di governo Draghi che ha prodotto un profluvio di decreti-legge su qualunque argomento? Che ha deciso lo stato di emergenza per una crisi esterna al Paese? Che ha emanato ben quattro decreti-legge per l’invio di armi in Ucraina, Paese che non appartiene né all’Unione europea né alla NATO? Che ha posto il voto di fiducia su tutti i provvedimenti adottati dal Governo (217 nel solo anno 2021)? Che ha stravolto completamente in tal modo il nostro sistema, svuotando di potere effettivo il Parlamento, unico organo espresso direttamente della volontà popolare.

È vero però che, malgrado le condizioni proibitive, alcune formazioni “anti-sistema” sono riuscite a raccogliere le firme necessarie per presentare la loro lista (almeno 750 per ciascun collegio elettorale): Italexit di Gianluigi Paragone, Italia Sovrana e Popolare di Francesco Toscano e Marco Rizzo, Vita di Sara Cunial e Alternativa per l’Italia di Adinolfi.

I sondaggi danno per vincente il centro-destra e soprattutto Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che appare come la formazione più favorita da queste elezioni improvvise. Si ha l’impressione che tutto sia stato accuratamente calcolato per indirizzare il voto di protesta in un certo modo, esattamente come avvenne per il Movimento 5 stelle, che ottenne il 32 per cento in parlamento nelle elezioni del 2018 e che poi fece tutto e il contrario di tutto, contraddicendo continuamente le promesse elettorali. In conseguenza di ciò, il cosiddetto “partito dell’astensione” sta raccogliendo consensi, sull’onda della delusione di un certo modo di fare politica (basti come esempio il “cambio di casacca” di 460 parlamentari, passati ad altri partiti o addirittura ad altri schieramenti politici). 

Io credo che l’astensione avrebbe senso se tutti rifiutassero di recarsi alle urne; in caso contrario, chi non vota lascia decidere gli altri, più che mandare un segnale di protesta: teniamo presente che non esiste alcuna “soglia minima” di votanti, e quindi le elezioni saranno valide anche se andasse a votare una percentuale esigua di cittadini.

 

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