Vogliono rilanciare l’economia con il fumo. Sì, quello della cannabis. Pazzesco!!!

cannabis

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di Sabino Paciolla

 

Sembra fuori dal mondo, sembra impensabile, sembra assurdo, ma è quello che è avvenuto qualche giorno fa. Il deputato radicale di +Europa, Riccardo Magi, presentando un emendamento al “Dl Rilancio”, chiede a Conte di mostrare coraggio ed affrontare di petto la questione: occorre legalizzare la cannabis per rilanciare il paese.

Oltre ai radicali, sostengono la proposta anche molti deputati e senatori di M5s, Pd e Leu. 

Questi signori sostengono che legalizzare la cannabis farebbe ripartire l’economia dell’Italia che è stata affossata dal virus con la corona. Secondo sempre questi signori, la legalizzazione della cannabis garantirebbe allo Stato “entrate fondamentali, stimate in 10 miliardi di euro“, oltre alla creazione di migliaia di posti di lavoro e ad una strategia “realmente efficace nella lotta alla criminalità“.

Questi signori, sempre gli stessi, dimenticano però che a fronte di una del tutto ipotetica ripartenza dell’economia carburata dalla cannabis (francamente ci vuole un po’ di coraggio semplicemente a pensare certe cose) andrebbe sicuramente in fumo la testa dei nostri ragazzi, ponendo così le basi per la distruzione fisica e psicologica di una generazione che, a questo punto è certo, minerebbe quella vitalità necessaria a sostenere le forze dell’economia. 

Per fortuna che c’è qualche politico che dice una cosa sensata come il leader della Lega, Matteo Salvini, che attacca il governo dicendo “Come si può’ pensare di rilanciare un Paese chiudendo le scuole e distribuendo canne? Spero che si torni a votare il prima possibile“, o la senatrice centrista Paolo Binetti che definisce la cannabis “l’inizio di ogni forma di dipendenza dall’uso e dall’abuso delle droghe”.

Come infatti abbiamo già riportato su questo blog, il neuroscienziato Giovanni Serpelloni, in una intervista del maggio dell’anno scorso, aveva detto che “La ricerca scientifica ed in particolare quella nel campo delle neuroscienze ha ampiamente dimostrato che l’uso di cannabis può produrre gravi effetti neurotossici particolarmente importanti nello sviluppo del cervello degli adolescenti. In quell’età infatti il cervello è ancora in evoluzione e quindi particolarmente sensibile. Gli effetti documentati sono la compromissione della memoria, delle capacità attentive e quindi dell’apprendimento oltre che della motivazione e della capacità di affrontare e risolvere i problemi.”

Aveva aggiunto poi: 

“Persone che usano cannabis hanno maggior probabilità di sviluppare schizofrenia e altre patologie psichiatriche oltre che crisi di panico. Esse sono più inclini a sviluppare depressione. Ultimamente la risonanza magnetica ha dimostrato che i fumatori cronici di cannabis hanno alterazioni cerebrali importanti che compromettono la normale struttura e funzione. Da una nuova ricerca internazionale lesioni della struttura sono state riscontrate anche con pochi spinelli.”

Eppure ad alcuni, un centinaio di parlamentari, queste evidenze non entrano in testa. 

Ma questi intrepidi signori, sempre gli stessi di sopra, imperterriti affermano:

“I tempi sono ormai maturi per legalizzare la cannabis e per sostenere la filiera della canapa. Un provvedimento di civiltà’ (sic!), che rappresenterebbe uno strumento realmente efficace nella lotta alla criminalità’ e garantirebbe entrate notevoli per le casse dello Stato, troppe volte è stato bloccato da pregiudizi ideologici. Sono queste le principali ragioni che mi hanno spinto a sottoscrivere, insieme ad altri colleghi, un emendamento in tal senso al Decreto Rilancio presentato dal collega Riccardo Magi. E per lo stesso motivo sono tra i cento parlamentari che hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con cui gli abbiamo chiesto di aprire il dibattito sulla legalizzazione della cannabis negli stessi Stati generali dell’economia”. A dichiararlo è Raffaele Trano, M5s, presidente della Commissione finanze alla Camera.

Non pago di contanti “sagge“ parole (si fa per dire), il parlamentare pentastellato incalza:

“Le politiche repressive su tale fronte si sono rivelate inefficaci. Stiamo consentendo tanto alla criminalità comune quanto al crimine organizzato di fare affari e di aumentare il proprio potere gestendo al posto dello Stato il mercato della cannabis, alimentando così’ persino traffici internazionali di tale sostanza. E’ necessario, al pari di quanto già è stato fatto in altri Paesi del mondo, legalizzare la cannabis.”

Al pentastellato occorrerebbe ricordare le parole del giudice antimafia Paolo Borsellino il quale disse: “‘Qualcuno ha sostenuto: se noi eliminiamo il traffico clandestino e legalizziamo il consumo di droga abbiamo contemporaneamente levato dalle mani della mafia la possibilità di fare tutti questi guadagni illeciti ed essere così potente. Tuttavia forse non si riflette che la legalizzazione del consumo di droga non elimina affatto il mercato clandestino anzi avviene che le categorie più deboli e meno protette saranno le prime ad essere investite dal mercato clandestino, perché non riesco ad immaginare una forma di legalizzazione che consenta al minore di entrare in farmacia e andarsi a comprare la dose di eroina…”

A questo punto appaiono giustissime le parole della senatrice Paola Binetti quando fa notare che i punti fermi del Movimento 5 Stelle sono i seguenti: 

  1. No alle scuole paritarie, senza alcuna distinzione di sorta;
  2. Sì alla cannabis
  3. Sì all’eutanasia

“Coltivare Cannabis in casa – prosegue Binetti – fumarla con un gruppo di amici, senza intenti commerciali di alcun tipo, è un modo solo apparentemente ingenuo e privo rischi per iniziare un percorso che non si sa dove porterà. Ma come è stato ripetutamente fatto presente è pur sempre l’inizio di ogni forma di dipendenza dall’uso e dall’abuso delle droghe“.

Con queste ardite affermazioni di questi signori, a cui aggiungiamo i rallentamenti e le restrizioni all’attività delle imprese creati dalle norme approvate da questo governo a fronte di una pandemia non più tale e di una aggressività clinica del coronavirus non più esistente, dunque non proporzionate al rischio reale e non modulate geograficamente, si capisce che con queste forze al governo la nostra economia partirà a razzo sì, ma verso il sanatorio, se non addirittura l’obitorio.