Per sintetizzare al massimo, ma i particolari li trovate qui, il braccio di ferro tra la maggioranza dei vescovi tedeschi (favorevoli ad un sussidio pastorale per il clero che consentisse in casi particolari l’intercomunione) e sette vescovi contrari, appellatisi al Vaticano, aveva prodotto una lettera da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede che aveva stoppato la pubblicazione del predetto sussidio.

Successivamente, il card. Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e stretto collaboratore del papa, favorevole al sussidio, ha incontrato il papa da quale ha avuto una autorizzazione per una via mediana.

Questa via mediana è consistita nella pubblicazione da parte della Conferenza Episcopale Tedesca di una “guida” (non più il “sussidio pastorale”) “orfana” di paternità, cioè priva della individuazione dell’organo o ente che se ne assumesse la responsabilità. Una guida che non è attribuire neanche alla stessa Conferenza Episcopale.

A seguito, alcuni vescovi hanno utilizzato la guida per concedere la intercomunione in “casi particolari”. Il vescovo Franz Jung, però, è andato molto oltre perché ha invitato tutti i coniugi di matrimoni misti (protestanti e cattolici) a prendere parte alla Comunione. Il timore è che la guida sia un “lasciapassare” per andare oltre quanto l’insegnamento della Chiesa stabilisce in materia.

È dunque importante ascoltare a questo proposito la voce di uno dei sette vescovi dissenzienti, mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona, intervistato da Edward Pentin.

Ecco l’intervista nella mia traduzione.

Foto: mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona

Foto: mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona

La pubblicazione del “sussidio di orientamento”, pur non provenendo dalla stessa Conferenza episcopale, è una sconfitta per l’opposizione dei sette vescovi, o siete soddisfatti del risultato?

Durante le discussioni dei vescovi nel concilio permanente del 25-26 giugno 2018, sono emerse in particolare due cose: la bozza di documento non sarebbe apparsa come un testo della Conferenza episcopale e la lettera del cardinale Luis Ladaria SJ, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, del 25 maggio 2018, delinea il quadro per l’interpretazione dell’aiuto di orientamento.

In questa lettera il cardinale Ladaria afferma chiaramente: che la questione se i cristiani non pienamente uniti alla Chiesa possano ricevere l’Eucaristia è una questione che può essere decisa solo in unità con la Chiesa universale e quindi dal magistero.  Il vescovo locale deve fare riferimento alla pratica ecclesiale universale.

I vescovi che sostengono la ricezione (della intercomunione, ndr) sono effettivamente passati sopra le teste della Conferenza episcopale per permetterne la pubblicazione, e con l’autorizzazione del Papa?

La bozza può servire da orientamento o testo di studio per i vescovi. In questo senso, può anche essere pubblicato ad uso dei vescovi. Né più, né meno. Per il momento, le regole della direzione ecumenica sono e rimarranno autorevoli per l’azione ecumenica.

Come può questo aiuto per l’orientamento essere approvato da un vescovo quando la maggior parte dei casi di intercomunione per i coniugi protestanti non sono intesi come una “grave necessità” o può essere giustificato in linea con il paragrafo 45 di Ecclesia in Eucharistia, come citato nel documento, e quindi essere considerato in alcuni casi come “grave disagio spirituale”?

Il cardinale Ladaria ha prospettato ai vescovi tedeschi che le questioni riguardanti il can. 844 saranno chiarite in modo autorevole e vincolante dai pertinenti dicasteri vaticani per conto di papa Francesco. Si tratta, naturalmente, del concetto di grave disagio spirituale – che cosa significa e che cosa non significa.

Dato che, a quanto si dice, la Santa Comunione è stata data ai coniugi protestanti per molti anni nella Chiesa in Germania, questo documento potrebbe in qualche modo essere positivo nell’offrire linee guida più chiare su chi possa o non possa ricevere l’Eucaristia?

La regola si applica alle controversie che non sono risolte alla balaustra della Comunione. Questo ha senso al fine di proteggere la dignità dell’Eucaristia. Voler far derivare da questo un qualsiasi requisito per consentire l’intercomunione è un equivoco avventuroso.  
 
Quali passi compirà in seguito?

Chiederò ufficialmente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, di cui sono membro, di chiarire alcune questioni, come ad esempio: Che cosa appartiene a tutta la fede cattolica riguardo all’Eucaristia, e che cosa si deve sempre dare per scontato?

Ai sacerdoti della diocesi di Ratisbona saranno inviati i corrispondenti passi del Codex Iuris Canonici (CIC) (cioè il codice di diritto canonico, ndr), le regole della direzione ecumenica, e un’intervista che ho rilasciato il 30 giugno al Tagespost. A questo si aggiunge innanzitutto il fatto che nulla cambia. Gli ulteriori passi dipendono dalle linee guida romane.

Quali azioni potrebbe intraprendere in occasione dell’assemblea plenaria di settembre?

Si tratta di approfondire il dibattito. Dobbiamo allontanarci da una fissazione sulla comunione eucaristica come “passo verso l’unità”. La comunione eucaristica è il fine, non la via. Prima di tutto, abbiamo bisogno di un dibattito onesto sulle differenze ancora esistenti, alcune delle quali considerevoli – per esempio anche per quanto riguarda la differenza tra l’Ultima Cena e la celebrazione dell’Eucaristia. Noi della Conferenza episcopale dovremmo raggiungere l’unanimità su questi obiettivi.

 

Fonte: National Catholic Register

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