Ieri ho riportato il caso del dott. David Mackereth che non è stato assunto presso il Dipartimento per il Lavoro e le Pensioni perché non si riferirebbe a persone transgender utilizzando i loro pronomi preferiti. Un evidente sopruso da simil-regime. Oggi, a questo proposito, riporto una riflessione del giornalista e scrittore irlandese John Waters che approfondisce alcuni pensieri a partire dall’esperienza di  Vaclav Havel .

Eccola nella mia traduzione.

Foto: John Waters

Foto: John Waters

A volte, digerire le ultime notizie dello scardinamento del mondo, si è tentati di cadere nella disperazione. Ho provato questa sensazione molto di recente, leggendo una notizia di un commentatore conservatore che era stato interrogato dall’FBI perché aveva postato una battuta spiritosa su Twitter prendendo in giro la Campagna per i Diritti Umani per aver cercato di convincere le imprese a mettere gli arcobaleni in qualche luogo visibile sui loro locali, presumibilmente come un indicatore di consenso all’agenda LGBT.

“Questo è un bell’affare. Peccato che sia successo qualcosa”, ha commentato Austin Ruse, presidente del Centro per la Famiglia e i Diritti Umani. E’ stato una evidente improvvisazione sulle metodologie di protezione in stile mafioso, ma si può contare su tipi di guerrieri della giustizia sociale per non fare barzellette. Ruse è stato segnalato dalla Campagna per i Diritti Umani e di conseguenza ha ricevuto una visita e successivamente una telefonata da un funzionario dell’FBI. Per fortuna, l’ufficiale sapeva distinguere uno scherzo da un ricatto e così è finita lì.

Ruse ha successivamente osservato che la Campagna per i Diritti Umani ha preso l’abitudine di attaccare i cristiani che difendono la morale sessuale tradizionale. Egli ha approfondito (l’accaduto):

Funziona così: Un locale di un ristorante è di proprietà di un fedele cattolico che si oppone all’agenda gay.  I gay notano che non ha l’arcobaleno gay apposto alla sua finestra. “Perché non hai l’arcobaleno sulla tua finestra”, chiedono. “Sei omofobo? Vuoi davvero che la comunità locale lo venga a sapere?” Lo puoi vedere svilupparsi da quel momento. Viene preso di mira dai ragazzi bulli locali che procedono a rendere la sua vita miserabile, forse danneggiando e anche facendo chiudere la sua attività.

Questo tipo di cose stanno crescendo ad un ritmo che comincia ad essere davvero molto inquietante. Non solo queste persone non tollerano alcun dissenso dai loro programmi, ma non si fermano fino a quando chi non condivide la loro agenda non finisce male. E la burocrazia ovunque gioca e li tratta come burloni allegri.

Il lunedì dopo la Marcia del Pride a Dublino, i giornali irlandesi hanno riportato immagini di membri dell’An Garda Siochána (la polizia) che posavano e saltavano con omosessuali vestiti con abiti completi da schiavi nazisti. L’anno scorso ho avuto occasione di riferire di un incidente in cui diversi tweeter (da parte di persone appartenenti a) LGBT mi avevano minacciato di violenza. I poliziotti sono stati gentili, ma hanno spiegato che la legge deve ancora recuperare il ritardo su questo tipo di molestie. Al momento li ho presi in parola, ma ora non sono così sicuro. Questo non è sano.

L’esperienza di Ruse mi ha portato alla mente la storia di Vaclav Havel (politico, drammaturgo, saggista e poeta cecoslovacco, dissidente sotto il regime marxista, subì 5 anni di prigione, ma poi, alla caduta del regime dittatoriale, divenne l’ultimo presidente della repubblica Cecoslovacca ed il primo della repubblica Ceca, ndr), nel suo saggio “Il potere dei senza potere“, a proposito del fruttivendolo che mette il manifesto alla finestra con lo slogan “Lavoratori del mondo unitevi“. Havel ci porta nella mente del fruttivendolo, che espone il manifesto essenzialmente come gesto di obbedienza. Il segno potrebbe leggersi facilmente come: “Ho paura e quindi sono senza dubbio obbediente” – ma questo farebbe perdere al fruttivendolo la faccia. Il manifesto “Lavoratori del mondo” serve sia le esigenze del fruttivendolo che quelle del regime. Allo stesso modo avviene con le etichette adesive con l’arcobaleno. Il manifesto o l’adesivo diventa così un altro tipo di segno: dell’operazione all’interno di una cultura di una ideologia. Questa è la sua vera funzione.

L’ideologia, spiega Havel, è il “collante” quasi metafisico che tiene insieme un sistema di potere totalitario, rendendo complici tutti coloro che in verità ne sono le vittime. Lo scopo dell’ideologia è quello di disumanizzare, di persuadere le persone a rinunciare alla propria identità umana a favore di un’identità corporativa. L’ideologia fornisce i “guanti” con cui il sistema raggiunge il suo obiettivo in modi che appaiono esteriormente privi di coercizione. Consente di armonizzare l’essere umano con il sistema, ma questa schiavitù diventa invisibile, nascosta dietro alti motivi e ideali. L’ideologia pretende che le esigenze del sistema derivino da quelle della vita.

L’ideologia offre agli esseri umani anche l’illusione dell’identità, della dignità e della moralità, “rendendo loro più facile partecipare” a tutte queste cose.  L’autoconservazione del fruttivendolo è quindi subordinata ad “un automatismo cieco che fa avanzare il sistema“. Esponendo il manifesto, il fruttivendolo collude con il proprio schiavismo. Havel parla del “panorama” di slogan che disseminano il paesaggio del rituale della dittatura di stampo sovietico.

Ma egli chiarisce che sta parlando di condizioni universali. La sindrome che egli descrive ha molti paralleli nella cultura occidentale, soprattutto nelle ideologie raggruppate sotto il titolo di “correttezza politica (il Politicamente Corretto, ndr). La parola “uguaglianza”, in questo contesto, è stata distorta dall’imperativo ideologico, così che non indica più un genuino desiderio di rendere uguali tutte le persone, ma segnala che alcuni gruppi hanno il diritto di chiedere e ottenere diritti sulle rivendicazioni altrui. Alcune persone sono più uguali di altre.

La gente vive nella menzogna, ci dice Havel, non perché non abbia scelta, ma perché qualcosa rende congeniale vivere così. Gli esseri umani possono adattarsi alla menzogna, compresa la menzogna che li rende meno umani. E questa sistemazione, insiste, è presente nei sistemi del consumismo di massa del presunto Occidente libero, dove la riluttanza a sacrificare i benefici materiali per l’integrità spirituale e morale porta alla demoralizzazione da cui il regime dipende per il suo potere. Una persona che è stata sedotta dal sistema di valori del consumo, la cui identità si dissolve nella civiltà di massa, e che, come dice Havel, “non ha radici nell’ordine dell’essere, non ha senso di responsabilità per qualcosa di superiore alla propria sopravvivenza personale“, è una persona demoralizzata, un burattino del regime.

Ma il potere della menzogna, che dipende dalla collusione dell’individuo, può essere rotto dalla scelta dell’individuo di rifiutare. Vivere all’interno della verità richiede solo un breve passo, ma il suo potere è enorme. Chiunque si allontani dalla menzogna “la nega in linea di principio e la minaccia nella sua interezza”.

In questo c’è una risposta a chi sente che i neo-poteri della società moderna, sotto qualsiasi forma, sono troppo opprimenti per essere contrastati da una sola persona. Havel ci dimostra che è proprio nel singolo atto di una persona che la menzogna viene smascherata e minata. “Gli individui possono essere alienati da se stessi solo perché c’è qualcosa in loro da alienare. Il terreno di questa violazione è la loro esistenza autentica”.

La menzogna è un tentativo di sopprimere la verità; la menzogna si verifica, quindi, perché la verità esiste. Quindi, un senso di falsità dovrebbe sempre metterci in guardia contro la soppressione di qualcosa di reale. Vivere la verità di fronte a una potente menzogna non è rischioso come potrebbe sembrare, perché la verità trova armonia con se stessa, ed è inconfondibile per tutto tranne che per se stessa. La sfera nascosta della verità è pericolosa per il regime, ma è un alleato degli schiavi. Vivere nella verità significa creare una sovversione che non può che crescere sempre più.

La verità non ha bisogno di eserciti propri, ma trova la sua forza nel desiderio represso di autenticità, della vita umana come dovrebbe essere vissuta. Questo è il potere dei senza potere. “Questo potere non partecipa ad alcuna lotta diretta per il potere, ma fa sentire la sua presenza nell’oscura arena dell’essere stesso“. E il movimento nascosto che ne deriva può esplodere improvvisamente come un fenomeno politico o sociale. Per questo motivo il regime perseguirà sempre anche il più piccolo gesto che si verifica come tentativo di vivere nella verità. La crosta di menzogne deve essere spezzata una sola volta, in un unico luogo, perché tutto si disintegri.

Il criterio non è la scala del gesto, ma la sua natura. Il gesto può assumere la forma di un artista che persegue la verità nel suo lavoro, o di un cittadino intento a preservare la sua dignità umana in modo chiaro e senza compromessi. Havel scrive: “Basta raddrizzare la spina dorsale e vivere in modo più dignitoso come individuo”. L’elisir della verità supera il tessuto di menzogne, che alla fine si disgrega, e nessuno può dire in quale momento, o con quale intervento cruciale, si verificherà il momento della disgregazione.

 

Fonte: First Thing

 

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