di Wanda Massa

 

Il neo eletto senatore, prof. Carlo Doria, medico ortopedico e docente universitario, ha recentemente denunciato i rovinosi effetti della dittatura emergenziale in cui viene tenuto il nostro paese, in rapporto all’effettiva situazione sanitaria:

I dati ISTAT sulle cause di morte in Italia ci dicono che nel 2017 sono morte:

– di malattie infettive 53.570 persone (in media 146,7 al giorno);

– di malattie delle basse vie respiratorie (infettive e croniche) 53.372 persone (146,2 al giorno);

– di sola polmonite 13.516 persone (37 al giorno);

– di polmonite più influenza 14.179 (38,8 al giorno).

Pensate cosa succederebbe se ogni giorno tutti i media aprissero notiziari e pagine dicendo “Oggi 39 morti per polmonite o influenza! 146 morti per malattie infettive!”. La popolazione vivrebbe in un costante stato di paura, e non penserebbe che ad adottare misure preventive per fuggire il pericolo, chiedendo a gran voce protezione.

Tante attività si paralizzerebbero o rallenterebbero.

Bene, attualmente da mesi muoiono di Covid circa 10 persone al giorno. Uno ogni sei milioni di abitanti. Ammesso che sia quella la causa di morte, o che non vengano sbrigativamente computati come vittime del virus, come già emerso più volte, individui morti per altre malattie ma positivi ANCHE al virus.

Intanto i casi “seri” di Covid sono 164 su 35.708: lo 0,4% del totale.

Il 96% dei casi sono portatori sani di un virus ormai endemico, più del 3% accusa l’equivalente di un raffreddore.

E noi per queste cifre stiamo continuando a tenere una intera società in stato semi-comatoso, in un’atmosfera di terrore, di intimidazione, di colpevolizzazione dei comportamenti individuali e collettivi?

Per 10 morti al giorno, statisticamente irrilevanti – meno di un decimo di quanti quotidianamente muoiono di altre malattie contagiose – abbiamo semidistrutto il settore turistico, abbiamo fatto fallire centinaia di migliaia di esercizi e aziende, stiamo sbattendo in mezzo alla strada forse più di un milione di lavoratori, rischiamo di pregiudicare irrimediabilmente l’anno scolastico e quello accademico, abbiamo azzerato praticamente le manifestazioni artistiche e culturali, abbiamo reso quasi impossibili le attività di ricerca nelle scienze umane, abbiamo costretto tanti malati e degenti per le patologie più varie a ritardare diagnosi e terapie, aumentando sicuramente il tasso di mortalità?”.

Soltanto nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate).

Prendendo spunto da queste osservazioni, vorrei conoscere le statistiche di quanti nostri connazionali sono morti per effetto del Covid, senza aver tuttavia contratto il virus.

Mi riferisco ai numerosi suicidi a causa della rovina economica, della depressione, dovuta all’isolamento forzato, della paura irrazionale di  aver contratto il virus, ma soprattutto a quanti sono morti perché non hanno ricevuto cure mediche adeguate.

Non soltanto perché le terapie intensive erano riservate ai contagiati da coronavirus: questa situazione si è verificata infatti in un periodo di tempo limitato (marzo – aprile) e solo in alcune determinate regioni, ma proprio a causa dei nuovi protocolli sanitari, tuttora in vigore.

E’ tragicamente esemplare il caso dell’avvocato Salvatore Manca, morto per dissezione aortica, il mattino del 22 agosto, in una stanza isolata del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni Paolo II di Olbia, dopo un’atroce agonia di 17 ore.

La ragione per cui non sono state prestate le dovute cure che gli avrebbero salvato la vita, è dovuto al fatto che il personale sanitario attendeva l’esito del tampone, che sarebbe giunto nel pomeriggio del giorno successivo.

Durante quelle terribili ore, il professionista ha telefonato ai suoi familiari implorandoli di avvisare i Carabinieri.

Oggi i tabulati telefonici sono sul tavolo del Pubblico Ministero Nadia La Femina.

Quanti morti pesano sulla coscienza di coloro che continuano a fomentare un clima di allarmismo irrazionale, senza fondamento nella realtà?
Queste vite spezzate costituiscono un forte richiamo per tutti a recuperare sano realismo, senso critico e umanità.

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