di Lucia Comelli

 

Stare con i nipotini spesso equivale a guardarsi in uno specchio, e non solo per la sorprendente somiglianza che può emergere tra noi e loro: Chi è questa bambina? Ha chiesto mia figlia qualche mese a Marta, mostrandole una mia foto al mare di oltre sessant’anni fa: Sono io, ha risposto senza esitare, ma non conosco gli altri!

Il forte istinto mimetico, che caratterizza anche i cuccioli umani, aggiunge alla possibile somiglianza fisica ulteriori analogie.

Marta, durante il secondo anno di vita, era solita entrare a casa nostra come una sorta di vorticosa trottola: si precipitava nell’angolo a lei dedicato esibendo con esclamazioni di ammirato stupore pupazzi, giochi e libri: guardandola, chiesi un giorno a mio marito: Non trovi che la piccola sia un po’ troppo enfatica? Come no, mi ha risposto con un sorriso ironico: secondo te, da chi avrà preso? Mi sono improvvisamente riconosciuta come la principale responsabile di queste sue teatrali esibizioni. E forse, nella passione che mostra per il disegno e i colori o il fratellino Giovanni per i libri, c’è ancora qualcosa di me e delle storie che leggo/racconto loro instancabilmente: di me anzianotta – che contempla con grato stupore il perpetuarsi della vita – e della me stessa bambina che – rivivendo nella memoria – osserva con gioia assieme ai due piccoli la bellezza degli alberi e dei fiori, l’immensità del cielo e l’alternarsi delle stagioni.

Per Platone, la verità si svela nell’incessante dialogo tra amici uniti dallo stesso slancio ideale: a questa convinzione, che condivido, aggiungo che la natura umana – nei suoi caratteri originari – si mostra con particolare evidenza ed immediatezza proprio nella più tenera età. Innegabile la spinta alla soddisfazione che costituisce e muove i bambini: un’attesa di felicità che anima il loro desiderio insopprimibile di conoscere la realtà e di aderirvi; una strutturale socievolezza, per cui ogni evento si colloca nell’orizzonte dei loro affetti: altro che l’individualismo inumano che la società occidentale spaccia come un valore! Ho anche constatato – in questi ultimissimi anni – la presenza nei più piccoli di un primordiale e pur radicato sentimento morale e, comunque, anche quando disobbediscono a genitori e nonni, non mettono mai in discussione il reciproco legame: una volta che Giò mi vide realmente arrabbiata per uno sgarbo alla sorella, corse subito ad abbracciarmi e rimase aggrappato a me finché non lo perdonai e lo stesso fece poi con Marta.

Mi commuove l’illimitata fiducia che questi bimbetti ripongono in noi ‘grandi’ e mi rendo conto di quanto essa li aiuti ad affrontare, e spesso a superare con coraggio, le difficoltà che incontrano: ad esempio la sofferenza di una malattia. Senza il peso di delusioni o rimpianti, del tutto certi dell’amore dei familiari, questi piccoli vivono con sorprendente intensità l’attimo presente. Concludo dicendo che vorrei con la stessa sicurezza fidarmi di Dio, affrontando i problemi man mano che capitano, invece di angosciarmi – come mi accade di fare – per il futuro delle persone che amo e del mio stesso Paese.  Vale allora per me il rimprovero che Gesù rivolse ai discepoli atterriti dalla tempesta sul mare di Galilea: Perché avete paura, uomini di poca fede? Preghiamo dunque affinché Dio ci conceda di vivere questi tempi di grande confusione ed incertezza con la consapevolezza dell’adulto e la confidente semplicità di un bambino! 

 


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