Pinocchio e la fatina

 

 

di Lucia Comelli

 

Portare al mare i nipotini ha dato nuovo slancio alla mia vocazione di cantastorie.

In particolare, mettendoli a dormire, ha preso forma un rituale in cui, dopo le preghiere, leggo due favole: una la sceglie Marta (4 anni), una Giovanni (2), poi – spenta la luce – ne racconto un’ultima a chiusura della giornata. É un momento di grande dolcezza, a cui non è sempre facile porre fine e in effetti, qualche giorno fa, ho anche chiesto loro quali fossero i cattivi e i buoni della fiaba raccontata: hanno risposto senza esitare: la matrigna e le sorrellastre erano cattive, Cenerentola, il principe e la madrina buoni. Da lì siamo passati ad esaminare la storia di Biancaneve, della Bella Addormentata e di altre favole: stessa prontezza, da parte di entrambi, nell’individuare i due ‘poli estremi’ dei racconti. E Pinocchio, com’era – ho chiesto allora – buono o cattivo? Buono, si sono precipitati a rispondere. Siete sicuri? ho continuato: disobbediva a Geppetto e raccontava bugie alla Fata turchina … Mentre il piccolo, rimasto spiazzato, taceva: Cattivello! – ha azzardato la piccola, dopo qualche istante di riflessione. Brava Marta, ma poi – ho aggiunto – si è pentito dei suoi errori e ha rischiato la vita per salvare Geppetto, finito per colpa sua nella pancia della balena; quindi, alla fine è diventato … Buono! Ha finito la frase Marta. Per questo – ho concluso – la fata lo ha trasformato in un bambino vero!

In questo modo, oltre a dibattere di bene e male, concetti già familiari, ho introdotto nel nostro quotidiano dialogo quello di medietà morale e di ‘conversione’ al bene.

Qualche tempo dopo – sempre raccontando ‘le favole della buona notte’ mi è venuta in mente la morale della storia con cui un libro di fiabe vecchio stampo, ripescato in libreria, concludeva ogni racconto: Cosa ci insegna la storia dei Tre porcellini? Nessuna risposta. Quale delle tre casette ha resistito al potente soffio del lupo? Quella di sassi e mattoni di Jimmy!  Hanno risposto in coro … Ma Jimmy ha lavorato tutta l’estate per costruirla, mentre Timmy e Tommy si divertivano giocando, e con questo sacrificio ha salvato la vita sua e dei fratelli: la morale della favola è che per costruire qualcosa di solido bisogna darsi da fare!

Continuando il discorso – come chiedeva la piccola – abbiamo parlato anche della vicenda di Raperonzolo. Tutti d’accordo sul fatto che la strega era cattiva e il principe buono, abbiamo esaminato, tra le altre cose, il comportamento della mamma della protagonista, che – in preda alle voglie della gravidanza – ha preteso che il marito rubasse un raperonzolo dall’orto della strega, che in cambio si è presa la bambina. Rubare è male, ma pretendere derubare una strega è anche stupido: la mamma di Raperonzolo si è comportata da sciocca e suo marito, che le ha obbedito, si è mostrato debole! Ho concluso la mia ‘arringa’ da avvocato dell’accusa … I due bambini, nel frattempo, si erano infervorati e parlavano assieme, tanto che il nonno è entrato nella camera per capire il motivo del baccano: Racconta anche al nonno la morale della fiaba, mi ha chiesto Marta. Ma a questo punto Giovanni si è slanciato verso di lui, per metterlo al corrente della storia e del suo insegnamento: un profluvio incomprensibile di parole, in cui si distinguevano espressioni come strega (stlega) cattiva e donna sciocca.  Spenta nuovamente la luce e riportata la calma, ho chiesto loro quale fosse la morale della favola: Che bisogna essere (essele) buoni! Ha concluso il piccolo prima di sprofondare del tutto nel sonno e io non ho potuto che acconsentire.

 


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