Card. Christoph Schönborn

Card. Christoph Schönborn

 

di Elena Mancini

 

Nelle scorse ore in Austria ha trovato grossa eco l’intervista che, nella sera del 3 novembre 2019, l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schönborn, ha rilasciato al telegiornale della televisione di stato ZIB2. L’intervista, che nella sua versione completa è durata più di 14 minuti, ridotti poi alla metà nella versione andata effettivamente in onda, ha toccato soprattutto quei temi del sinodo dell’Amazzonia che in Europa hanno già destato maggior interesse. L’attenzione del giornalista è andata particolarmente alla questione dei “viri probati” e alla volontà o meno da parte della Chiesa di introdurre anche in Europa misure analoghe a quelle che la relazione finale del sinodo appena concluso ha proposto a papa Francesco come soluzione per i problemi dell’Amazzonia, riguardo alla mancanza di sacerdoti. Le risposte del cardinale a questo proposito sono state riprese da varie testate giornalistiche, le quali però spesso non hanno dato giusto risalto alla complessità dell’intera intervista.

«La morte della Foresta Amazzonica è la morte del mondo»

Schönborn ha fatto capire, cercando di riportare a questo il filo del discorso, che per lui la centralità della questione amazzonica coincide con la questione climatica: ha toccato temi come la salvezza dei popoli indigeni nella loro unicità, lo sfruttamento del suolo, lo stile di vita occidentale che metterebbe in pericolo le risorse naturali della foresta amazzonica ecc… L’ Amazonia, secondo lui, sarebbe il banco di prova per il futuro del mondo e per il clima mondiale: “la morte della Foresta Amazzonica”, ha affermato Schönborn citando uno degli esperti presenti al Sinodo, “è la morte del mondo”.

Il cardinale ha sottolineato chiaramente e con rammarico il fatto che in Europa la quasi totalità dei media abbia ignorato il tema “veramente drammatico” dell’ambiente in favore di temi come celibato e diaconato. In particolare se l’è presa con il dott. Paul Michael Zulehner, forse attualmente il più influente teologo austriaco, da sempre impegnato con fervore in diverse battaglie di carattere sociale in stile riformistico, del quale Schönborn si è detto deluso per la mancanza di comprensione di quello che secondo lui sarebbe il “messaggio centrale di questo sinodo”. Zulehner infatti, dopo solo un paio di giorni dalla sua chiusura, ha reso pubblico un appello, declinato anche in forma di petizione online, per richiedere l’applicazione in tutta la Chiesa delle stesse istanze pubblicate nel rapporto finale e per ora relative solo all’Amazzonia.

Questo “messaggio centrale” così caro al cardinale sembra però sfuggire non solo a Zulehner ma anche all’intervistatore, che continuamente ha provato a tornare sui temi più scottanti. Quando, incalzato dal giornalista, Schönborn ha dovuto rispondere alle domande che secondo il giornalista stesso “concernono di più la Chiesa Cattolica”, come la questione della mancanza di sacerdoti, il cardinale ha ammesso che questa per lui è principalmente una questione logistica ed ha sottolineato quelli che per lui sono alcuni dei problemi che la Chiesa in Amazzonia deve affrontare, come la crescita delle comunità pentecostali o la fuoriuscita di sacerdoti locali, che abbandonano l’Amazzonia per andare a portare il proprio servizio in Nord America, dove vengono pagati di più e le condizioni di vita sono più favorevoli: questo, ha accennato fra le righe Schönborn, va di fatto contro quello stesso spirito di povertà che dovrebbe appartenere al presbiterato. A parte questi aspetti, il cardinale in apertura di intervista ha rilasciato la seguente dichiarazione: “sono stato d’accordo con la decisione del sinodo di proporre al Papa che, in singoli casi, diaconi che nella vita se ne sono dimostrati all’altezza possano essere consacrati al sacerdozio per l’Amazonia”.

Il celibato come “modello fondamentale” ma libertà di scelta

Lo scambio di battute che forse è stato più significativo nella sua incisività e sinteticità è stato il seguente:

Domanda: “Perché la Chiesa Cattolica si oppone al fatto che uomini sposati possano ricevere la consacrazione sacerdotale? Se va bene per l’Amazzonia perché non può andar bene anche in Europa?”

Risposta: “Perché non dovrebbe andare bene in Europa?! Questa è una domanda sulla quale si può e si deve discutere onestamente.”

La domanda, pur stringente, infatti segue una logica molto semplice e alla fine Schönborn ha dovuto raccogliere la provocazione. Interessante però è stato il seguito, purtroppo tagliato, nella versione televisiva, nella parte che approfondiva il tema della vocazione. Il cardinale ha ribadito di essersi già espresso chiaramente sulla possibilità da lui non solo accettata ma anche – dirà quasi alla fine dell’intervista – auspicata di permettere a uomini sposati di essere consacrati sacerdoti. Secondo lui pur essendo la situazione in Austria di gran lunga non così drammatica come quella amazzonica (da noi, ha dichiarato, è più gravosa la mancanza di fedeli che di sacerdoti), anche qui ci sarebbe altrettanto bisogno anche [e ha sottolineato ‘anche’] di sacerdoti sposati; “ma abbiamo bisogno anche di sacerdoti celibi”. Anche lui in realtà non è sposato per scelta personale libera, tiene a ribadire: “ho fatto questa scelta volendo seguire l’esempio di vita di Gesù, il quale ha vissuto il celibato.” Donare la propria vita totalmente agli altri, rinunciando ad una propria famiglia, come ha fatto Gesù: “questo è per me ancora oggi un ideale”.

«Ciò che favorisce gli abusi non è il celibato, bensì l’atteggiamento nei confronti della vita»

La seconda parte dell’intervista è occupata in grandissima parte dal tema degli abusi dei preti ai danni dei minori.

Il giornalista ha sostenuto con insistenza la tesi che il celibato favorirebbe il fenomeno degli abusi. Schönborn invece sostiene che il problema non si risolva con l’abolizione del celibato: “Il fenomeno degli abusi si combatte con dei criteri molto più severi nella formazione degli aspiranti sacerdoti […]”, e ripete chiaramente che “la forma principale del prete cattolico rimane quella di quei successori di Gesù che erano a loro volta celibi”, pur ribadendo con decisione che in futuro “ci saranno sicuramente anche preti sposati, così come ora abbiamo già diaconi sposati, che oltre alla famiglia e alla propria professione rivestono un servizio all’interno della Chiesa”. Di questo cambiamento lui stesso, come già dichiarato pubblicamente, è un sostenitore.

Forte in particolare di un già noto studio della Conferenza Episcopale Tedesca presentato a Fulda il 25 settembre 2018 (i cui risultati sono stati pubblicati in sintesi anche in italiano), il presentatore ha incalzato il cardinale sostenendo che sia stato dimostrato come gli abusi perpetrati dai presbiteri superino di molto quelli da parte di diaconi (sposati, aggiunge il giornalista, cosa che dalla sintesi non sembra si evinca, N.d.R.), sostenendo così che il matrimonio possa essere un deterrente agli abusi dei sacerdoti. Schönborn ha respinto con decisione questa tesi, facendo notare che in Germania il numero di abusi perpetrati all’interno della famiglia prevalga di parecchio quello all’interno della Chiesa. Secondo Schönborn infatti il problema non risiederebbe nella forma vocazionale: “il celibato non è un fattore che favorisce gli abusi, come non lo è lo stato coniugale, bensì l’atteggiamento nei confronti della vita: dipende da come tu tratti i tuoi figli, come padre di famiglia, dipende da come tu, da prete, ti rapporti al voto del celibato. E purtroppo ci sono sacerdoti […] che non hanno vissuto il proprio voto. Allo stesso modo esistono famiglie con casi di abusi, in cui i genitori non hanno fatto ciò che avrebbe dovuto essere il loro dovere. […]”. “Quindi – ha proseguito – la cura non risiede nell’abolizione del celibato, bensì in un lavoro di orientamento più chiaro riguardo a ciò che ciascuno volontariamente ha scelto. Quelli che vogliono altro, scelgono liberamente un’altra via e spero anche – e lo credo pure – che un giorno ci saranno anche da noi preti sposati come ci sono ora diaconi sposati.”

Apertura al diaconato femminile

Interrogato su un ultimo importante tema, quello del presbiterato femminile, il cardinal Schönborn si è mostrato leggermente a disagio e ha dichiarato che storicamente questa sarebbe un’apertura impensabile sia nella Chiesa Cattolica come in quella Ortodossa, mentre quella al diaconato femminile dovrebbe essere discussa con serietà: infatti lui stesso ha sostenuto la necessità di richiedere al Santo Padre, nella redazione finale del documento sinodale, “di continuare a studiare questa questione e chiarirla, perché su questa possibilità non è stata fatta ancora luce a sufficienza”.

 

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