In questo articolo si ripercorre la lunga storia giudiziaria che ha contrapposto i medici che hanno in cura il “Terri Schiavo” francese e i suoi genitori. Per Vincent Lambert, da anni in stato di minima coscienza, i medici hanno chiesto che venga lasciato morire di fame e sete nel Centro di cure palliative dove è ricoverato senza aver mai permesso che fosse trasferito in un centro specializzato. I suoi genitori, che da anni cercano di portarlo via da quella clinica dove è praticamente prigioniero, hanno fatto nuovamente ricorso contro l’ultima decisione di un tribunale che dà ragione ai medici.

Un caso doloroso che ci ricorda quello di Eluana Englaro, di cui domani ricorre il 10° anniversario della morte per fame e per sete.

                            Annarosa Rossetto

 

Di seguito un articolo di Jeanne Smits, nella traduzione di Annarosa Rossetto.

Vincent Lambert e Eluana Englaro

Vincent Lambert e Eluana Englaro

 

Vincent Lambert, noto come il Terri Schiavo francese, ha ricevuto la sua quarta condanna a morte dopo che il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha convalidato la decisione di un medico di togliere il tubo di alimentazione e somministrare una profonda sedazione fino alla morte – un “processo” che richiederebbe “circa cinque giorni”, secondo il dott. Pierre Sanchez.

La lunga procedura medica giudiziaria che circonda Lambert, 42 anni, che è in uno stato di minima coscienza da 10 anni, non ha ancora raggiunto il suo termine. I suoi genitori, Pierre e Viviane Lambert, presenteranno ricorso presso la più alta corte amministrativa francese, il Consiglio di Stato. Sono determinati a continuare la loro lotta contro la “lenta eutanasia” che le autorità mediche e amministrative stanno cercando di imporre al loro figlio profondamente handicappato, ha detto a LifeSiteNews il loro consulente, Jérôme Triomphe.

Viviane Lambert ha detto a LifeSite che è sicura che suo figlio sia consapevole della sua presenza e ha descritto il modo in cui reagisce quando lei gli parla.

L’ultima decisione giudiziaria è stata emessa la settimana scorsa dopo un’indagine di consulenti medici nominati dal tribunale, due neurochirurghi e un otorinolaringoiatra, nessuno dei quali ha familiarità con i bisogni e il profilo medico dei pazienti vegetativi e in stato di minima coscienza. Il loro rapporto aveva tinte fosche- si sono anche rifiutati di prendere in considerazione il fatto che i video mostrano Vincent Lambert assumere in modo corretto piccole quantità di cibo attraverso la bocca – ma hanno concluso che nutrire il disabile direttamente attraverso lo stomaco non costituisca “un’ostinazione irragionevole” a tenerlo in vita.

Lambert non ha dolore, hanno concluso gli esperti. Non c’è traccia di sofferenza cronica e non trattabile, e non vi è alcuna comorbilità che richieda qualche tipo di terapia.

“Ostinazione irragionevole”, secondo la nuova legge sulla fine della vita “Leonetti-Claeys” entrata in vigore nel 2016, è una situazione in cui un medico, dopo una “procedura collegiale” di monitoraggio della situazione di un paziente e consultazioni con i colleghi e i parenti stretti della persona incapace di esprimere la propria volontà, è personalmente obbligato a porre fine a tutti i trattamenti che non mirano semplicemente a ottenere il conforto di quel paziente e ad installare una sedazione profonda e continuata fino alla morte. Il cibo e l’idratazione “artificiali” sono definiti esplicitamente come trattamento medico ai sensi di questa legge, anche quando, come nel caso di Lambert, cibo normale viene direttamente somministrato attraverso una gastrostomia.

Il problema sarebbe moralmente diverso se nutrire il paziente non soddisfacesse lo scopo di sostenerne la vita o gli causasse sofferenze insopportabili.

Nonostante la relazione degli esperti escluda “l’ostinazione irragionevole”, e che anche il fatto che il paziente sia in uno “stato irreversibile di incoscienza” non giustifichi di per sé l’invocare una “ostinazione irragionevole” – il tribunale di Châlons-en-Champagne ha deciso che il medico può prendere una decisione di fine vita per una persona non è in grado di far conoscere la propria volontà, prendendo in considerazione “elementi medici e non medici”. Il medico dovrebbe anche cercare ciò che il paziente avrebbe voluto, seguendo il “principio guida” della “maggior benevolenza possibile”.

“La benevolenza”, in questo caso, è chiaramente equiparata alla decisione di far morire un paziente – e non di “lasciarlo” morire, come vorrebbe si dicesse la lobby pro-eutanasia – rimuovendogli attivamente il cibo e l’idratazione per farlo morire di sete.

I giudici hanno deciso che il Dr. Sanchez ha gestito correttamente il caso prendendo in considerazione le affermazioni della moglie di Lambert secondo cui, come infermiere professionale prima dell’incidente, lui aveva affermato più volte di non voler essere tenuto in vita artificialmente se si fosse trovato ad essere fortemente dipendente, anche se queste affermazioni hanno vacillato durante tutta la vicenda.

Alcuni dei numerosi fratelli e sorelle di Lambert hanno anche affermato nel corso degli anni che tali dichiarazioni sarebbero state in armonia con la sua personalità.

I giudici hanno respinto l’argomento della fede cattolica personale di Lambert, anche se si era sposato in chiesa, dopo aver chiesto una speciale benedizione per sua figlia non ancora nata e averla fatta battezzare quando lei aveva un mese.

Hanno anche spazzato via il fatto che la prima volta che quando il sondino di alimentazione di Lambert era stato tolto nel 2013 senza che i suoi genitori ne fossero stati informati, basandosi sull’affermazione che non desiderava più vivere, lui era sopravvissuto per 31 giorni con soli 200 cc di acqua al giorno.

La testimonianza di Viviane Lambert, confermata da diversi video, che suo figlio occasionalmente vocalizza ed è in grado di deglutire, muovere una gamba o una palpebra quando viene gli chiesto e seguirla con gli occhi – è stata respinta per il fatto che sono semplici “riflessi”.

I giudici hanno anche ripetuto che lo stato di Lambert non migliorava da diversi anni.

Determinare se Lambert sia in uno stato vegetativo permanente o in minima coscienza non ha alcuna importanza, hanno aggiunto, e tutto ciò è sufficiente per giustificare la decisione del Dr. Sanchez di smettere di nutrirlo e somministrargli una sedazione profonda fino alla morte.

Nel corso degli anni, il caso Lambert è diventato un caso emblematico. La volontà dettata ideologicamente di farne un simbolo del diritto dei pazienti di morire secondo le loro decisioni di fine vita precedentemente espresse – anche quando queste decisioni sono particolarmente difficili da stabilire come nel suo caso – ha portato a situazioni particolarmente crudeli per lui e per la parte della sua famiglia che sta combattendo per la sua vita.

La prima volta che è stato tolto il tubo di alimentazione, è stata presa una decisione di un tribunale amministrativo all’ultimo minuto per interrompere il processo. A quel tempo, il medico che aveva preso la decisione, il geriatra Eric Kariger – che da allora si è trasferito in un altro ospedale – ha proclamato furiosamente che avrebbe ricominciato, questa volta nel pieno rispetto della legge appena fosse stato possibile.

Lambert era all’epoca nella sezione geriatrica e di cure palliative della clinica universitaria di Reims – ed è ancora lì. Le richieste della sua famiglia di farlo trasferire in un’unità specializzata in grado di curare pazienti in stato di minima coscienza sono state costantemente rifiutate.

Kariger ha riaperto la procedura di fine vita nel 2013. Immediatamente, alcuni specialisti sono intervenuti su richiesta di Pierre e Viviane Lambert e di due dei loro figli, offrendo di portare Vincent nelle loro unità specializzate e lamentandosi che la decisione di farlo morire era stata presa “Molto tempo fa”, tutti gli elementi a favore della sua vita sono stati trascurati.

Ancora una volta, il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha deciso di annullare la decisione di Kariger nel gennaio 2014, giudicando che le cure a Vincent non erano sproporzionate e che il suo desiderio di non vivere era stato affermato erroneamente.

A questo punto, la stanza d’ospedale di Lambert è stata messa sotto sorveglianza video e lui è stato rinchiuso I visitatori sono stati obbligati a lasciare la loro carta d’identità presso l’ufficio dell’infermieristico. Nel corso degli anni, queste misure sarebbero diventate ancora più severe, con un elenco limitato di visitatori stabiliti dalla moglie di Lambert, Rachel, che dal 2013 si è trasferita in Belgio, a diverse centinaia di miglia di distanza.

Le ore di visita sono state limitate alle volte in cui Vincent è meno sveglio del solito, dichiaratamente per impedire nuovi tentativi di dargli da mangiare attraverso la bocca.

Recentemente, a Pierre Lambert, 88 anni, che è un medico in pensione che va spesso a trovare il figlio, è stato impedito di entrare nella stanza di Vincent perché aveva dimenticato la sua carta d’identità.

Dopo gli appelli anche un passaggio davanti alla Corte europea dei diritti umani, che si è pronunciata a favore della morte di Lambert, affermando che le domande riguardanti “l’ostinazione irragionevole” sono di competenza degli stati membri. Tuttavia, cinque giudici hanno pubblicato pareri dissenzienti formulati con fermezza contro ciò che hanno definito “un passo indietro nel grado di protezione che la Convenzione e la Corte hanno finora offerto alle persone vulnerabili”, perché la volontà di Lambert non poteva essere conosciuta con certezza.

Il dottor Kariger a quel punto ha lasciato l’ospedale universitario di Reims. Le decisioni di fine vita implicano la responsabilità personale del medico che le assume, e l’intera procedura è stata nuovamente avviata. La sua sostituta, la dott.ssa Daniela Simon, ha deciso di riaprire una “procedura collegiale” nel luglio 2015. Le sue conclusioni erano scontate: in precedenza era stata lei ad assistere Rachel Lambert, la moglie di Vincent, favorevole alla morte del marito, presso la Corte europea dei diritti umani.

Di fronte alle numerose azioni legali del legale di Lambert contro la decisione, ha infine deciso di “sospendere” la procedura il 23 luglio 2015.

Nel dicembre di quell’anno, il pronipote di Vincent, che ha parlato apertamente in sedi di gruppi pro-eutanasia, ha chiesto una riapertura della procedura: il Consiglio di Stato ha accolto la sua richiesta nel luglio 2017, affermando che l’attuale dottore di Lambert avrebbe dovuto riaprire la procedura sospesa dalla D.ssa Simon, che aveva lasciato il suo posto a Reims diversi mesi prima.

Nel frattempo, Rachel Lambert era stata nominata tutore legale di Vincent, contro la volontà dei suoi genitori e la raccomandazione del pubblico ministero. Nel suo ruolo di tutore, dovrebbe in teoria proteggere l’integrità fisica di Lambert. Ha ripetutamente rifiutato che Vincent fosse trasferito fuori dall’ospedale di Reims dove non riceve cure specifiche o fisioterapia per le sue condizioni.

Il sostituto della Simon, il dott. Sanchez, che non è direttamente responsabile di Lambert, ha riaperto la “procedura collegiale”. A quel punto, la nuova legge sul fine vita del 2016 aveva facilitato le decisioni per “terminare la vita”, rendendole obbligatorie quando viene rilevata una “ostinazione irragionevole”.

In uno degli incontri in cui era presente uno specialista di pazienti in stato di minima coscienza, oltre a 22 colleghi medici del Dr. Sanchez, solo un partecipante – uno psicologo – si era dimostrato favorevole a togliere il tubo di alimentazione di Vincent.

Anche il medico presente all’inizio di questo calvario, la dottoressa Ana Oportus, che al momento è il medico curante di Lambert, ha dichiarato che ora è a favore del proseguimento del trattamento.

Numerosi specialisti eminenti e spesso pionieri in questo campo sono intervenuti sia nel procedimento che sui media per sottolineare il fatto che Lambert è in uno stato di minima coscienza, che i video confermano che è capace di essere alimentato attraverso la bocca e che il trattamento che sta ricevendo attualmente in una unità di cure palliative è inadeguato.

Queste affermazioni sono state spazzate via dall’ultimo atto giudiziario nel nuovo caso aperto contro la decisione del dott. Sanchez: i giudici hanno semplicemente osservato che tra i firmatari vi erano un segretario medico e un assistente infermieristico.

Oltre alle molte irregolarità e alla notevole ostinazione delle corti in favore del “mettere-fine-alla- vita” di Lambert, ci sono esseri umani, persone care che hanno combattuto per più di cinque anni per la vita di un uomo che non è stanco di vivere – come hanno osservato gli specialisti. Quando le persone nelle sue condizioni si arrendono, di solito non sopravvivono a lungo.

Viviane Lambert ha detto a LifeSite che si sente “vuota e sfinita”, anche se non aveva riposto molte speranze nel fatto che la corte di Châlons-en-Champagne sentenziasse in favore della vita di suo figlio. “Ma lui sta resistendo, quindi anche noi dobbiamo resistere”, ha detto.

LifeSite le ha chiesto se avesse comunicato a Vincent della decisione della corte. “Sì, gli ho detto che avevo brutte notizie. Vincent ha i suoi momenti; ci sono momenti in cui lui non reagisce. Ma quel giorno, il 31 gennaio, è stato straordinario. È stata davvero una consolazione per me. Gli ho detto di voltare la testa verso di me – è sempre più difficile per lui, perché non riceve alcuna terapia fisica – e lo ha fatto. Vincent non è un vegetale! “, ha detto Viviane Lambert.

Ha anche detto a LifeSite di essere “sicura” che suo figlio sia consapevole della sua presenza. “Reagisce, è presente, c’è uno scambio, so che sente che io, sua madre, sono lì, è tutto nei suoi occhi. Ed è quello che mi aiuta ad andare avanti “.

 

Fonte: LifeSiteNews

 

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