L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che ha servito come nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016, ha smentito le affermazioni contenute nel Rapporto McCarrick del Vaticano che diceva di non aver dato seguito alle istruzioni di indagare su Theodore McCarrick.

Lo riporta un articolo dello staff del Catholic News Agency che vi propongo nella mia traduzione. 

 

Carlo Maria Vigano, arcivescovo
Carlo Maria Vigano, arcivescovo

 

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che ha servito come nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016, ha smentito le affermazioni contenute nel Rapporto McCarrick del Vaticano che diceva di non aver dato seguito alle istruzioni di indagare su Theodore McCarrick.

In un’intervista del 12 novembre con Raymond Arroyo, ospite di “The World Over” dell’EWTN, l’ex nunzio ha detto che non è stato intervistato o gli è stato chiesto di condividere la sua versione mentre il rapporto veniva compilato, ma è stato menzionato più di 300 volte nel rapporto finale, spesso in una luce negativa.

Questa settimana, il Vaticano ha pubblicato un rapporto a lungo atteso sull’ex cardinale Theodore McCarrick, che nel 2018 è stato riconosciuto credibilmente accusato di aver abusato sessualmente di un minorenne. McCarrick è stato successivamente accusato di aver abusato e costretto in maniera seriale i minori, sacerdoti e seminaristi, ed è stato laicizzato nel 2019.

Nel 2018 il Vaticano ha annunciato un’indagine sulla decennale carriera di McCarrick nella Chiesa, che comprendeva il ministero di arcivescovo in due grandi arcidiocesi degli Stati Uniti, e la nomina al Collegio cardinalizio.

Il rapporto, lungo più di 400 pagine, cataloga varie relazioni fatte su McCarrick ai funzionari della Chiesa, alcune delle quali sono state ignorate, così come informazioni imprecise trasmesse alla Santa Sede da tre vescovi prima della nomina di McCarrick ad arcivescovo di Washington.

Viganò ha detto che è chiaro che il rapporto tenta di scaricare la colpa su Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. Ha detto che gli ex papi sono stati probabilmente convinti dai funzionari della Curia a non credere alle voci che circondavano McCarrick.

“Chi aveva interesse a far promuovere McCarrick in modo da ottenere un vantaggio in termini di potere e denaro?”

“Nel caso di Giovanni Paolo II, il principale interessato alla promozione di McCarrick era sicuramente il cardinale [Angelo] Sodano. È stato segretario di Stato fino al settembre 2006. Tutte le informazioni sono arrivate a lui. Nel novembre 2000, aveva già ricevuto informazioni dal nunzio [Gabriel] Montalvo per questo rapporto sull’accusa di gravi abusi commessi da McCarrick”.

Nel caso di Benedetto XVI, ha detto Viganò, il cardinale Tarcisio Bertone “ha indotto papa Benedetto a decidere di non intraprendere alcun processo canonico, né che alcuna azione canonica dovesse essere proscritta”, ma piuttosto che un semplice appello alla coscienza di McCarrick dovesse essere fatto.

Nell’agosto 2018, Viganò ha pubblicato una dichiarazione di 11 pagine in cui affermava che alla fine degli anni 2000, Benedetto XVI aveva imposto sanzioni a McCarrick. Ha detto che a McCarrick era stato “vietato di celebrare [la messa] in pubblico, di partecipare a riunioni pubbliche, di tenere conferenze, di viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi a una vita di preghiera e di penitenza”.

Viganò ha detto di aver parlato personalmente a papa Francesco di queste sanzioni nel 2013, ma ha detto che Francesco non solo ha abrogato quelle sanzioni, ma ha fatto di McCarrick il suo “consigliere di fiducia”, consigliandolo su diverse nomine vescovili negli Stati Uniti. Viganò ha chiesto a papa Francesco di dimettersi per tale questione.

Il Rapporto McCarrick è in contrasto con diverse parti della dichiarazione di Viganò. Mette in discussione quelle che egli descrive come sanzioni imposte a McCarrick da Benedetto XVI, e indica numerosi esempi di come McCarrick abbia tenuto informato Viganò dei suoi viaggi e dei suoi impegni pubblici mentre Viganò era nunzio. In alcuni casi, Viganò ha risposto scrivendo per riconoscere e ringraziare McCarrick per il suo lavoro.

Il Rapporto McCarrick dice anche che nel 2012 Viganò non ha seguito le istruzioni di indagare sulle accuse contro McCarrick.

Secondo il rapporto, Viganò ha scritto al cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, nel 2012, informandolo di una causa contro McCarrick da parte di un chierico identificato nel rapporto come “Sacerdote 3”. Il rapporto dice che Ouellet aveva incaricato Viganò, che allora era nunzio negli Stati Uniti, di indagare se la denuncia fosse credibile, ma Viganò “non ha fatto questi passi”.

Viganò ha respinto l’affermazione di non aver indagato sulla questione, definendola “assolutamente falsa”. Ha detto che la relazione stessa riconosce la corrispondenza scritta tra lui e il vescovo Paul Bootkoski di Metuchen, l’ordinario del Sacerdote 3, che inoltrò al cardinale Ouellet nel giugno 2013.

Nella sua intervista ad Arroyo, Viganò ha sostenuto che Papa Benedetto XVI aveva ordinato a McCarrick di ritirarsi e di condurre una vita privata, senza partecipare ad eventi pubblici, ma ha detto che i membri corrotti della Curia non hanno fatto rispettare queste misure.

Contrariamente a quanto affermato nel rapporto, Viganò ha insistito sul fatto di aver informato direttamente papa Francesco che McCarrick aveva corrotto una generazione di seminaristi e sacerdoti, e che papa Benedetto gli aveva ordinato di vivere una vita di preghiera e di penitenza.

Ha detto che i suoi commenti li fece in risposta a una domanda diretta di Papa Francesco che chiedeva cosa pensasse di McCarrick. Ha detto che il papa non si sorprese e non reagì alle sue parole, ma cambiò argomento.

“La cosa inquietante è che all’interno del rapporto stesso, ovviamente messo insieme da molte mani, ci sono numerose contraddizioni – abbastanza da ritenere che la relazione ha poca credibilità”, ha detto Viganò.

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