Riprendo un articolo dell’amico don Gabriele Mangiarotti, responsabile del sito CulturaCattolica.it, che ha pubblicato su Repubblica di San Marino.

©Apt San Marino

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di Gabriele Mangiarotti

 

Mi sorprende sempre il leggere le pubblicità, c’è sempre un mondo dietro una comunicazione, una immagine, uno slogan. E c’è una storia spesso da scoprire. Così, quando entrando in città a San Marino, il grande cartello che ci accoglie con lo slogan “Vieni a scoprire un mondo unico al mondo!” mi ha colpito e interessato. Di più, mi è piaciuto. Si tratta di un invito a scoprire l’originalità della nostra storia, di una tradizione più che millenaria che non possiamo lasciare scomparire nel tritacarne mediatico.

Una Repubblica antichissima, un mondo legislativo che si appoggia sul «tradere», il diritto consuetudinario che sembra un corpo che organicamente cresce e si sviluppa, le radici di una «leggenda» (così vicino il senso alla nozione medievale di qualcosa che si deve «leggere» e quindi imparare) che ci accostano alla storia di un santo che ha saputo coniugare la fede cristiana con un impegno politico di tutto rispetto.

Quanti, meglio di me, saprebbero evidenziare la bellezza di questa storia che non possiamo né dobbiamo dimenticare.

Eppure… eppure sembra che in questi anni (pochissimi) un patrimonio stia andando in disfacimento, come una zavorra di cui liberarsi: la famiglia secondo la natura dell’essere maschio e femmina sostituita da un sentimento vago di amore, la vita non più difesa dal suo primo istante, inneggiando all’aborto come conquista di libertà e civiltà, il bene della sessualità umana confuso con un arbitrio  per cui non ami ciò che ti costituisce ma affermi un capriccio come definizione del tuo io più profondo…

E tutto questo contrabbandato con l’invito ad adeguarsi a modelli stranieri come fossero la panacea della vita, la realizzazione di quella libertà che descrive la nostra identità. Quante raccomandazioni a guardare i paesi più progrediti, all’Europa dei mercati e del gender, a rifiutare gli «stereotipi medievali» che come un freno impedirebbero la libera espressione delle personalità!

C’è “un mondo unico al mondo” che possiamo e dobbiamo riscoprire e difendere: è il nostro volto irrinunciabile e inconfondibile. La politica non può sostituirsi alla coscienza del popolo, non siamo in uno «stato etico» che voglia imporre una sua concezione della vita in alternativa a quello che la storia e le persone hanno considerato come patrimonio comune. E non è né il primo né l’unico caso in cui assistiamo ad una invadenza delle coscienze, che tende a diventare istituzione civile, che non prelude a una stagione di libertà e responsabilità, ma ad un appiattimento e a una servitù da cui poi sarà difficile liberarsi.

Non abbiamo bisogno delle lezioni della Cirinnà per essere un popolo libero e fiero di sé. Non abbiamo bisogno di un’Europa senza radici e senza valori.

La fierezza con cui la «sammarinesità» rifiuta di appiattirsi su soluzioni imparaticce dall’estero non si può perdere dietro al miraggio di un essere accettati dal consesso mondiale. Abbiamo risorse e competenze, dentro la nostra storia, che dobbiamo imparare a fare valere. E se certa politica non sa riconoscere ciò che abbiamo di più prezioso, sappia mettersi da parte, prima che un vento di libertà autentica la spazzi via. Diventiamo fieri di essere “un mondo unico al mondo!”

 

 

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