Chiesa cristiana bandiera LGBT

 

 

di Sabino Paciolla

 

Dal 30 luglio al 2 agosto, a Torreón, in Messico, si è svolto il Quarto Incontro Nazionale di Red Católica Arcoíris México, che ha riunito quasi cento rappresentanti di gruppi locali a sostegno della comunità LGBT. La Messa di apertura, celebrata nella cattedrale cittadina dal vescovo di Torreón Luis Martín Barraza Beltrán, ha visto l’omelia affidata a Raúl Vera López, ex vescovo di Saltillo, le cui parole hanno acceso un acceso dibattito nel Paese.

Ne parla Gaetano Masiullo in un suo articolo su Lifesitenews.

Durante l’omelia, Vera López ha affermato che «La Chiesa ha una grave responsabilità», ha affermato Vera López durante l’omelia. «L’omosessualità non è un peccato. È un fatto naturale e non una perversione umana né una malattia». Ha inoltre insistito sul fatto che i cattolici che si identificano come LGBT «hanno il diritto» di partecipare pienamente alla vita ecclesiale e di «esercitare la leadership della fede tra di noi», concludendo: «Senza la comunità LGBT, la Chiesa non è completa». Ha inoltre invitato le parrocchie a un’accoglienza incondizionata, presentandola non come un gesto facoltativo ma come un dovere morale, e ha ribadito che l’orientamento sessuale non è una scelta né una colpa.

Di fronte alle critiche ricevute, il vescovo ha replicato via Facebook, accusando i suoi detrattori di essere ancorati a una mentalità arcaica risalente al II secolo. «Coloro che spesso condannano una persona per le sue inclinazioni sessuali sono persone che hanno bisogno non solo di formazione e aggiornamento, poiché sono rimaste ancorate alla tradizione del II secolo, ma necessitano anche di un cuore nuovo, come scrive il profeta Ezechiele», ha scritto Vera López nel suo post su Facebook dopo aver ribadito la sua tesi centrale secondo cui «l’omosessualità non è un peccato».

L’evento ha incluso workshop, l’elezione della nuova dirigenza nazionale dell’organizzazione e un intervento in videocollegamento del gesuita James Martin.

Vera López non è nuovo a prese di posizione di questo tipo: nel 2014 battezzò la figlia di una coppia lesbica, mentre nel 2011 guidava organizzazioni per i diritti umani che sottoscrissero documenti a favore della depenalizzazione dell’aborto, pur negando di essere personalmente favorevole alla pratica. Nel 2025 era stato inoltre coinvolto in una controversia legata alla partecipazione di una pastora anglicana lesbica, unita in un “matrimonio” omosessuale, a una Messa a Saltillo, difesa dal vescovo come atto di ecumenismo. In quella occasione si dette «l’impressione di “concelebrare” sussurrando le parole della consacrazione, elevando il calice, leggendo il Vangelo, tenendo l’omelia e ricevendo in seguito l’Eucaristia – molte di queste azioni sono vietate dal diritto canonico cattolico ai non cattolici e ai laici.»

 

 

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