Ambrogio Lorenzetti, Madonna col Bambino

Ambrogio Lorenzetti, Madonna col Bambino

 

(tratto da Interrogatorio a Maria di Giovanni Testori)

 

Verrà? Arriverà?
Io l’ho chiamata.
Con ansia,
con amore l’ho invocata. (…)

Nell’ora tarda,
nell’ora, qui, della dorata sera,
vieni, Madre nostra amata,
vieni, cascina consacrata!
Qui sulla piazza,
tra le strade, le case,
i fumi dei camini,
nel teatro che abbiamo preparato,
rientra, farina nel Tuo pane,
cantina reclamata,
pastora del gregge innamorata!
Spola del Signore
ritorna un’altra volta
sul nostro telaio quotidiano.

Rinasci qui,
povera, terrestre,
di noi tremante
ansiosa.
Noi Ti chiamiamo.
Di Te sete, fame,
bisogno abbiamo.
Vieni,
porta disserrata,
speranza disarmata,
cima altissima e innevata!
Tu sai,
parlare Ti dobbiamo,
non spirito, ma carne.
Ti dobbiamo interrogare.

Chi s’alza?
Chi si muove nella folla
che attende come noi la sacra apparizione?
Fratelli,
la vedete?
È lei?
Sei Tu?
La nostra guidatrice sei,
la nostra strada,
la nostra via?
Sei Tu, Vergine santa?
Sei Tu, Vergine Maria?

È lei, sì. È lei.
Guardate:
non giovane, non sposa;
vestita già degli anni,
di strazi e di dolori ricoperta.
La croce ha già lì, in sé,
nel ventre il capo insanguinato
ha già abbracciato;
le membra trapassate
ha già baciato.
Ora viene verso di noi.

Sei nata, sì, sei nata.
Nel centro del Tuo centro
per noi Ti sei riaperta,
per noi un’altra volta
venuta sei
per la nostra cecità,
apparsa sei
dolce e dolente
per amore di noi
e carità.

Abbraccia, Madre, lo spazio
tutto che ci è dato,
il tempo a noi concesso
abbraccia intero,
l’alba su noi,
la sera,
il dubbio, la certezza,
il dolore, la pena,
la fatica.

Semplicissima Madre,
stringici nel Tuo grembo.
Siamo attori di Dio,
stringici nel Tuo e nel Suo
immenso
Io.

MARIA
Dentro di Lui, dentro di me,
vi stringo tutti.
Tutti vi stringo,
uno per uno, ..
nella famiglia immensa e intera,
nella bellissima foresta,
nel prato d’erba che formate,
nell’ardente, grandissima vetrata.
Vi stringo tutti dentro le mie ossa,
attorno al fuoco vi rinchiudo,
nella capanna lacera,
nel povero frammento che è restato
del camino.
Oh, figli miei, miei fratelli,
siete voi il mio senso,
siete voi il mio destino.

Quando, la sera,
viene a trovarvi vostra madre,
incontro voi le andate
e l’abbracciate…

CORO
Ma Tu…
Tu sei altra da lei…

MARIA
No, uguale.
Il grembo di mia madre…

CORO
Anna, la paziente,
austera e ferma contadina?

MARIA
Ecco. E mio padre,
come il vostro,
fuor della stanza, in ansia,
mentre nascevo, si muoveva
ed aspettava.
Una notte anche loro
s’erano abbracciati…

Perché mi guardi tu così?
Abbassi gli occhi? Cos’hai?
Paura che sia nata come te?
Lo stesso è stato.

CORO
Ma il Dio che ha scelto Te…

MARIA
Ha scelto anche te, e te,
e tutti.
Di voi, ognuno, ha fatto una storia precisa,
un fondamento della Sua corona,
un servo della Sua sacra spina,
una figura, un’ansia,
un cuore, un re.

CORO
Ma io,
noi…

MARIA
Non c’è segno diverso,
non c’è diverso amore,
né diversa vastità,
nel volere che tu, e tu,
quanti qui siete,
quanti qui foste,
quanti nei secoli sarete,
per cui rinascerò ogni volta che vorrete,
ogni volta che in silenzio
o gridando voi mi chiamerete,
per cui rinascerò anche se mi rifiuterete,
anche se ogni teatro sarà per me
deserto, vuoto;
non c’è diverso cuore,
non c’è diverso disegno e immensità
nel volere che un essere,
il tuo, ecco, o il tuo,
esista,
sia.
La Sua mente suprema…
il Suo tremore…

CORO
Lo Spirito,
l’Essere che è essenza,
trema per me?

MARIA
Sì, per te,
e d’infinito amore.

CORO
Ma quella notte…
La mia, sperduta così come passò
nell’anonima stanza grigia.

MARIA
Anche la mia…

CORO
Ma la mia fu ieri, qui,
nella città…

MARIA
Ieri, qui,
un tempo, nel futuro,
borgo, valle, deserto,
stalla di pecora e pastore,
cascina, camera di re…

CORO
Camera di re?
Stalla di pecora e pastore?

MARIA
Non c’è differenza.
Se esiste
è solo labile apparenza.
Quella notte dicevi…

CORO
Quando chi fu mia madre,
quando chi fu mio padre
nel silenzio e nella pace
si sono prima cauti sfiorati,
poi stretti ed abbracciati,
ero carne…

MARIA
Amata e cara carne, credilo,
credilo e dillo.
Gridalo, anzi,
gridalo con gioia,
gridalo senza più timore,
gridalo senza più terrore.
Così cara, carissima anzi,
così amata, amatissima anzi,
che l’ha scelta, l’ha voluta,
l’ha cercata, l’ha abbracciata.
Lui ha voluto te in ossa,
in sangue t’ha voluto
perché di Lui in te
restasse la patema impronta,
ed il respiro, il fiato.
Mio Figlio è un infinito stormo,
un furibondo volo,
un vento.
Soffia spinto dall’essere
la sua stessa ragione,
il suo stesso movimento
e feconda di sé la misera nostra creta
di cenere e sgomento.

CORO
Ma quella notte
nella mente mia
è tenebra, Maria;
chiusa caverna, tempesta silenziosa.
Se avanzo
la memoria mi s’impiglia
nei laghi del mio nero, avvolto lato nulla,
nella mia poltiglia.

Lui, in quell’attimo,
l’Essere,
lo scrigno fuori dagli scrigni,
lo smeraldo, lo Spirito, il rubino,
non l’ho sentito.
Forse non ho saputo,
forse non ho potuto.
O se l’ho avvertito,
segno non ho avuto
per rileggere poi
ciò
che in quell’attimo fu scritto.
Il suo spartito mi fu negato,
m’è chiuso anche stasera, qui.

Tu, forse,
mentre Ti formavi,
Tu, forse, che già scelta,
annotata da sempre sul registro,
da sempre preferita e amata;
Tu, forse, puoi a noi spiegare
Il senso del sigillo
che disserri l’inesplicabile scrittura
che ognuno ebbe
nell’attimo della prima trafittura.

Il senso dell’essere voluto,
dell’essere deciso,
ecco, questo Ti chiedo,
questo Ti chiediamo.
Se esiste anche per noi
come afferrarlo?
Tu che hai avuto in Te
il corpo, la carne di quel senso,
il sangue, il balzo
e poi la croce, il rantolo,
il martirio…

MARIA
Forse nell’accettare,
forse nel dir di sì,
eccomi qui, Signore.

CORO
Hai detto sì anche allora?
Anche quando dirlo non potevi
perché forma ancora non avevi?

MARIA
Mia madre disse sì,
non io.
Per me lei accettò
in Lui,
anello penultimo della collana piccola,
smisurata, immensa.

Quel disegno è scritto li,
è scritto nel nostro quotidiano
dire sì.

Guardate. Tutti guardate:
Anna fu mia madre,
mio padre fu Gioachino. In loro fui creatura,
un’altra trafittura dell’Essere increato
dentro l’essere povero e parziale.

Come ognuno di voi
fui voluta, concepita,
designata.
L’acconsentimento di lei,
mia cara, grande madre,
era prima di me
come prima di te era quello di chi fu
ed è tua madre.

Una risposta, un sì
doveva collocarsi lì,
nascite tristi, felici nascite,
nascite dolorose, nascite festose,
nascite tutte ugualmente necessarie,
una risposta, un sì
doveva collocarsi lì,
al centro di questa lunghissima catena;
lì fremere, lì abitare,
lì restare,
una volta formularsi
e poi per sempre lì vibrare,
in quel presente.

CORO
Che fu Tuo,
e per cui Tu fosti madre sua
e nostro caro grembo, trepido,
protettivo.

MARIA
Fu mio, sì,
ma anche di chi
prima del mio passo era venuto
e di chi venne dopo
e di chi verrà dopo di voi,
quanti qui siete.

Mio Figlio la tua carne,
tua, guardami, proprio tua,
come la carne d’ogni tuo fratello
apparso nel giro dei secoli,
ha in sé assunto.
Fu me;
fu te;
fu ognuno.
Non una carne incerta,
non delle incerte ossa;
ma queste che, se t’abbraccio
e così stringo,
ecco, con le mie dita tocco;
le vostre; anzi, le nostre;
di chi era prima,
di chi era in quel momento,
di chi sarebbe sfato poi.

Come ti chiami, tu?

CORO
Giacomo.

MARIA
E Giacomo Lui fu.
E tu?

CORO
Andrea.

MARIA
Fu anche Andrea.
Non solo te, ma ogni altro Andrea
e Ambrogio, e Carmine,
Paolo, Agata, Lucia.
Se Lui per te si fece uomo
ognuno sigillò di sé.

Io che fui scelta come grembo,
io, nata da carne come te,
potevo io bastare
se fossi stata sola e misera di me?
Forse non fu una scelta,
fu l’assommarsi in me
d’ogni altra madre che avesse detto sì
e accettato avesse ogni figlio deciso
da mio Figlio,
di Lui assunto in sé la forma,
le mani, gli occhi,
l’anima, lo sguardo,
i nove mesi, la giovinezza, gli anni
e il mutar così del viso.

Tutte le altri madri,
quelle di prima,
quelle di quel tempo
e l’altre che vennero poi
e che verranno,
scegliendo me, indegna,
o degna come te,
ha chiuso qui, dentro di me.
No, non le madri solamente,
ma le vite,
tutte le vite apparse,
le vite in quell’attimo apparenti,
quelle che apparirono dopo
e quelle che ancora appariranno nel futuro;
tutte le gioie,
tutte le speranze, tutti i dolori,
tutte le pene e le fatiche;
tutte le vite intere dei suoi figli
negli interi loro movimenti,
furono ugualmente necessarie
perché Figlio alfine si facesse.

La mia maternità
fu di tutte le vite
somma, fusione ed unità
perché Lui, in quell’attimo,
volle in me anche te,
il tuo respiro,
il tuo accettare,
il tuo credere, sperare, faticare.

CORO Nel presepe dunque ero là,
tra il bue, l’asino,
Giuseppe e Te?

MARIA
Sì, eri là, proprio come sei qui con me.

(…)

così vivendo
siete, fratelli, il Suo presepe,
la Sua casa,
la Sua rosa.

 

(ripreso dal blog di Giorgio Canu)

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