Riprendo da Repubblica di San Marino un articolo scritto dall’amico don Gabriele Mangiarotti sulla difficile situazione in Venezuela, visto che è a rischio di guerra civile. L’articolo è stato pubblicato oggi e riporta una testimonianza da quel Paese.

Juan Guaidò, il 23 gennaio 2019 si è autoproclamato presidente ad interim del Venezuela

Juan Guaidò, il 23 gennaio 2019 si è autoproclamato presidente ad interim del Venezuela

 

di Gabriele Mangiarotti

 

Da tempo, sul sito CulturaCattolica.it, ci occupiamo della realtà del Venezuela, da osservatori che amano la libertà del popolo e non riescono ad accettare la dittatura marxista sulla società. Il 1989, con la caduta del Muro di Berlino, ha aperto gli occhi di molti, riguardo al comunismo. Abbiamo sofferto con i fratelli cristiani perseguitati in URSS, ora ci turbano le notizie da Cina, Cuba e in particolare dal Venezuela. Abbiamo visto le folle immense che hanno detto il loro «No» alla dittatura di Maduro e non possiamo rimanere insensibili. Già tempo fa Einstein affermava, in un libro in cui si denunciava la collusione del regime comunista di Stalin nel reprimere le minoranze ebree: «Un’organizzazione internazionale diretta a salvaguardare la vita umana può conseguire con efficacia il proprio scopo soltanto qualora non si mobiliti esclusivamente per soccorrere gli stati vittima di aggressioni militari, ma anche per difendere le minoranze nazionali presenti all’interno di ciascuno stato, giacché in ultima analisi sono i singoli individui che devono essere protetti dallo sterminio e dagli atti di barbarie.

Non vi è dubbio che per raggiungere tale obiettivo occorre rinunciare al principio di non ingerenza negli affari interni, che negli ultimi decenni ha prodotto risultati disastrosi: del resto, nessuno ormai può più dubitare della necessità di compiere un passo gravido di conseguenze tanto importanti. Anche chi sostiene che ogni intervento difensivo esterno deve essere consentito solamente in caso di attacco armato si trova oggi costretto ad ammettere che la guerra e gli sconvolgimenti che essa comporta sono frutto degli sviluppi della situazione interna dei singoli stati e non di mere opzioni militari o strategiche.

Solo quando la necessità di assicurare all’intero genere umano condizioni di vita dignitose verrà riconosciuta e avvertita come un dovere comune da parte di tutti gli stati e di tutti gli uomini, solo allora si potrà parlare non del tutto a sproposito di umanità civile.»

Nel lavoro minimale di controinformazione abbiamo dato voce a chi, dall’interno del Venezuela, ci raccontava senza schemi né schermi ideologici quanto stava accadendo. Ora vorremmo dare voce ancora a chi ci può raccontare come stanno le cose.

Ecco il suo racconto:

In Venezuela è rinata la speranza e con essa la fede, quasi estinta ormai, dopo anni di preghiere. Il sentimento generale era che Dio ci avesse abbandonato, si fosse dimenticato di tutto un popolo che da anni sta soffrendo molto di più delle dieci piaghe d’Egitto. Ma ecco che all’improvviso, nel giro di poche settimane, ciò che ormai ci sembrava irreversibile, ha subito un giro di 180 gradi, quando il dittatore Maduro, il 10 gennaio, si è autoproclamato come Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, violando per ennesima volta la costituzione. I fatti sono complicati, soprattutto da far capire a chi è all’estero. Cercherò quindi si essere concisa e chiara, ma dobbiamo risalire al 2015, quando il regime è battuto alle votazioni dell’Assemblea Nazionale, prima e unica grande vittoria dell’opposizione dopo 17 anni, raggiungendo la maggioranza dei seggi in Parlamento. Non ingoiando il rospo della sconfitta e volendo detenere in mano a tutti i costi il potere, nel 2017 Maduro nomina, mediante decreto,un’Assemblea Nazionale Costituente e inoltre, il Tribunale Supremo di Giustizia (già dichiarato fraudolento dalla legittima AN, in quanto trasgredisce il periodo e i requisiti necessari per la scelta dei nuovi magistrati) usurpa le funzioni del Parlamento, emettendo delle sentenze che in realtà sono competenza dell’AN.La Procuratrice Generale della Repubblica, ora in esilio, dichiara rotto l’ordine costituzionale. Iniziano quindi le manifestazioni di piazza, durate quasi tre mesi, che vengono spietatamente repressenel sangue dal regime. I paesi del mondo intero però, hanno finalmente volto lo sguardo sul Venezuela, condannando la violazione dei diritti umani subite dai cittadini che protestavano.

Nel maggio 2018, vengono celebrate elezioni presidenziali fraudolente, convocate appunto da una ANC fraudolenta. La Commissione Nazionale Elettorale, fedele a Maduro, proclama il suo trionfo, ma la maggior parte dei paesi non riconosce né le elezioni, né l’ANC.

Quest’anno, a gennaio, avvengono due fatti importantissimi: il 5 gennaio, il deputato del partito Voluntad Popular, Ing. Juan Guaidó, assume la presidenza della Assemblea Nazionale, unico ente legittimo del Venezuela; il 10 gennaio Maduro si fa investire Presidente della Repubblica contro la Costituzione. Siamo quindi davanti all’usurpazione chiara e flagrante della Presidenza da parte di Maduro, spettando questa invece, secondo la nostra Carta Magna, al Presidente dell’Assemblea Nazionale.

La reazione del popolo e della comunità internazionale, specie dei paesi Latinoamericani, non si fa aspettare. Tutti proclamano che l’unico e legittimo presidente è Guaidó. I deputati legittimi iniziano a convocare i cosiddetti cabildos abiertos, cioè riunioni o assemblee all’aperto (usanza che proviene dal periodo coloniale), spiegando ai cittadini l’usurpazione avvenuta e scavalcando la censura totale delle reti radiotelevisive e del fatto che la maggior parte della popolazione, ridotta alla miseria estrema, non possiede uno smartphone o ha accesso a internet, attraverso i quali poter apprendere le notizie postate sulle reti sociali. Nel giro di pochi giorni, la richiesta della popolazione di nuovi cabildos diventa sempre più forte. Le riunioni indette in diversi punti di Caracas e in tutte le città dell’interno del paese sono sempre più affollate e noi cittadini urliamo a squarciagola l’usurpazione di Maduro e la legittimità di Guaidò. Tutti chiediamo a Juan di assumere la Presidenza ad interim, prevista dalla Costituzione del 1999 voluta da Chávez.

Il 22 gennaio, l’Assemblea Nazionale assume il potere esecutivo e chiama tutto il paese a una grande manifestazione di piazza per il 23, data simbolica in quanto alla stessa data del 1958, cadde l’ultima dittatura, con la fuggita del Gen. Marcos Pérez Giménez.

La stessa CEV, in un comunicato all’opinione pubblica, ha dichiarato che la manifestazione del 23 ha un significato di speranza, “qualcosa di nuovo si sta generando nel nostro paese; cambiamenti necessari per lo sviluppo umano integrale di ogni persona e di tutte le persone, ma sempre in democrazia e d’accordo alla Costituzione Nazionale”. Ribadiscono che i venezuelani devono prendere in considerazione che questa manifestazione non è la fine del cammino, ma un simbolo del futuro che è in processo e “che dobbiamo costruire tra tutti, senza eccezione”.

Incredibile la fiumana di gente su tutte le strade di Caracas. Tutti chiedevamo a Guaidó di assumere la presidenza. E noi tutti lo abbiamo proclamato nostro Presidente ad Interim e lui, con calma e piena responsabilità, ha assunto il potere che gli conferiscono gli articoli 233 e 333 della Costituzione. Non si è auto proclamato come la stampa estera di parte, vuole far vedere.

Naturalmente la reazione del regime non si è fatta aspettare. La sera stessa del 23 gennaio, ha sciolto i suoi cani da caccia e ha versato tutta la sua furia, questa volta, nelle zone più popolari.Sparatorie, irruzioni, detenzioni a più non posso. La ONG Foro Penal, organizzazione che presta i suoi servizi gratuiti nella difesa dei detenuti da parte del regime e dei prigionieri politici, ha fatto un appello sulle reti, chiedendo aiuto a tutti gli avvocati e non, poiché dal 23 a oggi, ci sono più di 850 persone arrestate, tra cui un centinaio di minorenni, comprese ragazzine di 11-12 anni.

Quasi tutti i paesi occidentali hanno riconosciuto Juan Guaidócome Presidente ad Interim, affinché possa formare un nuovo governo di transizione e indire elezioni libere e democratiche.Soprattutto i paesi del Sudamerica sono stati i primi a disconoscere Maduro, in quanto i loro paesi si sono visti travolti da una valanga di cittadini venezuelani che, scappando dalla fame e miseria, hanno intrapreso anche a piedi il viaggio verso il cono sud. Sono oltre 3 milioni di venezuelani usciti dal paese in questi ultimi due anni, portando destabilizzazione della regione. Paesi come la Colombia, il Perù, il Cile, l’Ecuador e addirittura la lontana Argentina, stanno avendo difficoltà nell’accogliere e dare lavoro a centinaia di migliaia di profughi.

Ma il delfino di Chávez e burattino del regime Cubano, spietato narcodittatore di stampo stalinista, non vuole abbandonare il potere, nonostante la Legge di Amnistia promulgata da Guaidó -legge che è diretta a tutti i membri delle Forze Armate e a tutti irappresentanti del governo di Maduro che decidano di abbandonare il regime – e la parola data dal governo di Trump

a Maduro, di non arrestarlo se lascia il Venezuela spontaneamente. È più che dimostrato il vincolo di Maduro e dei suoi più vicini collaboratori, con il narcotraffico e il terrorismo internazionale.Da anni abbiamo cellule dell’Hezbollah nel territorio venezuelano, che fa anche da scenario operativo delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), entrambe organizzazioni rivoluzionarie di estrema sinistra.

Ieri, sabato 2 febbraio, siamo riscesi in piazza, questa volta chiedendo a ogni paese della UE, il riconoscimento di Guaidócome Presidente ad Interim. Il Parlamento Europeo ha riconosciuto la presidenza del giovane trentaquattrenne, ma molti paesi europei, indipendentemente, non lo hanno ancora riconosciuto come, purtroppo, anche il governo Italiano. La folla uscita per le strade di tutto il Venezuela – si parla di 10 milioni di persone – ha chiesto l’uscita pacifica di Maduro e l’entrata degli aiuti umanitari, viveri e medicine che Maduro ha bloccato per anni e che utilizza come armi per tenere sotto controllo la popolazione.

Stati Uniti, Brasile, Colombia e Olanda, hanno fatto una coalizione per inviare detti aiuti, già pronti nelle diverse frontiere, annunciando che attenderanno ancora qualche giorno per sapere se detti aiuti conteranno con l’appoggio dei militari venezuelani o no.

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email