Pillola anticoncezionale, adolescente

 

 

di Giorgia Brambilla

 

Nel 2009 l’HRA Pharma mette a punto la molecola dell’Ulipristal acetato che, nello stesso anno, entra in commercio in Europa con il nome di EllaOne®, che verso la fine del 2011 viene messo in vendita anche in Italia. Nel 2014 la casa farmaceutica produttrice francese chiede e ottiene la riclassificazione della pillola come “farmaco da banco”, eliminando così l’obbligo di ricetta. In Italia, invece, il Consiglio Superiore di Sanità rifiuta questo passaggio, temendo che la vendita senza l’obbligo di ricetta possa condurre ad un’assunzione ripetuta e incontrollata da parte delle donne. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), però, il 25 marzo 2015 prende le distanze da questa indicazione ed elimina tale obbligo, conservandolo solo per le minorenni. Fino alla Determina n. 998 dell’8 Ottobre, che elimina la prescrizione anche se a richiedere l’Ulipristal acetato sono delle minorenni.

Stando alle dichiarazioni del direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, EllaOne sarebbe uno «strumento etico» (qui), utile addirittura per la riduzione degli aborti clandestini (qui). Ma basta capire il suo meccanismo d’azione e tali affermazioni si rivelano in tutta la loro inconsistenza e illogicità.

Stando al foglietto illustrativo (qui), infatti, la pillola avrebbe lo scopo di inibire o ritardare l’ovulazione e, dunque, si può pensare che sia un contraccettivo. Peccato che se EllaOne viene assunta dopo il raggiungimento del picco di LH, in corrispondenza cioè dell’ovulazione, essa ha un’efficacia antiovulatoria pari a quella di un placebo. E come fa, allora, a raggiungere l’obiettivo per cui viene assunta, ovvero evitare la nascita di un figlio? Attraverso una modificazione mirata dell’endometrio che ostacola l’annidamento dell’embrione (R.Puccetti, La “pillola dei 5 giorni dopo” solo su ricetta del medico), un meccanismo abortivo che si stima avvenga tra il 50 e il 70% dei casi (J.Aznar, Ulipristal acetate). Quindi, a seconda del giorno dell’assunzione, il suo meccanismo sarà anticoncezionale o antinidatorio.

Rendere la “pillola dei cinque giorni dopo” accessibile senza ricetta, e per di più alle minorenni, significa dare uno “schiaffo morale” a una serie di dimensioni che sono coinvolte buttandole nel cestino dell’indifferenza.

Il primo schiaffo è dato alla relazione genitori-figli, in quanto è molto probabile che la ragazza in questione – o forse bisognerebbe dire bambina, visto che l’età dei primo rapporto sessuale è 13-14 anni – nasconda ai genitori il fatto di avere rapporti intimi e, di conseguenza, di trovarsi in difficoltà per questo. È paradossale che in un tempo in cui ci si vanta di non avere più “tabù” sessuali si abbia così tanta difficoltà a dialogare con i figli di sessualità. Si preferisce addirittura delegare alla scuola l’educazione sessuale, che poi si tramuta di fatto in una mera presentazione dell’“atlante dei contraccettivi”. Sarà perché dopo anni di libertinismo la sessualità è divenuta così “liquida” da sfuggirci di mano tanto da non aver più nulla da dire su questa dimensione così importante per la persona umana? La Chiesa ha sempre affermato che i genitori hanno il dovere e il diritto di essere i primi e i principali educatori dei loto figli quanto alla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni e che le provocazioni, provenienti oggi dalla mentalità e dall’ambiente culturale attuale, che però non devono scoraggiarli in questo loro compito. Chi meglio del genitore conosce la sensibilità del ragazzo, sa capire quando è il momento, quali parole usare, può ricreare un ambiente prudente e delicato che permette di spiegargli l’amore facendolo sentire amato?

Il secondo schiaffo, visto che di prescrizione si parla, è evidentemente quello dato al rapporto medico-paziente. In un panorama in cui è assolutizzata la libertà del paziente come autodeterminazione, il medico diventa un mero esecutore della sua volontà “sovrana”. Questo modo di concepire la Medicina, anche se apparentemente sembra non avere nulla a che fare con la nostra quotidianità, è molto pericoloso perché presuppone una revisione dell’alleanza terapeutica che si ripercuote necessariamente sulla dimensione dell’umanizzazione della salute, a breve termine, e della cura e della difesa della vita umana a lungo termine. Oltre a questa riflessione teorica, il problema principale è che EllaOne non è una comune pillola per il mal di testa, per il cui utilizzo in genere non serve consultare il medico; la supervisione del medico serve, eccome! Infatti, l’utilizzo dell’Ulipristal acetato, oltre agli effetti correlati ai dosaggi ormonali, può causare seri danni a livello epatico (T. Scandroglio, I rischi della pillola dei 5 giorni dopo che non ci dicono).

Il terzo riguarda la funzione educativa dello Stato. Sappiamo bene infatti che qualsiasi liberalizzazione del male morale (pensiamo, ad esempio, a quella delle droghe “leggere”, di cui abbiamo già parlato qui) porta di fatto ad incentivare il male stesso, in questo caso una sessualità priva di responsabilità, le quindi l’assunzione conseguente della pillola come “salvagente”. Questo non solo non risulta affatto efficace in termini di contrasto, ma fa sì che lo Stato incarni chi diffonde il male per poi porvi rimedio. È una società malata quella che si distacca dalla piena verità sull’uomo, dalla verità su ciò che l’uomo e la donna sono come persone. «Di conseguenza, essa non sa comprendere in maniera adeguata che cosa veramente siano il dono delle persone nel matrimonio, l’amore responsabile al servizio della paternità e della maternità, l’autentica grandezza della generazione e dell’educazione» (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, n. 6). La nostra è una società ipersessualizzata, che tende a ridurre l’amore all’eros, piuttosto che includere e valorizzare tutte le altre componenti che possano contraddistinguerlo, da quelle affettive a quelle generative e donative. Tanto che l’unica proposta “educativa”, stando alle dichiarazioni di questi giorni, consisterebbe, al momento della vendita di EllaOne, nel fornire un depliant con varie informazioni sui contraccettivi a cui sarà dedicato anche un sito ad hoc.

Il quarto schiaffo riguarda la relazione affettiva tra i ragazzi coinvolti, che con la loro promiscuità si mettono nella dimensione dell’usare anziché dell’amare, come scriveva Karol Wojtyla nel celebre testo “Amore e responsabilità”: l’altro diventa un oggetto che deve soddisfare i miei appetiti. Ma questo non è degno per la persona umana. Facciamo piuttosto sapere ai giovani che la persona è capace di un amore più grande, generoso, che sa aspettare, che sa rispettare. In altre parole, facciamo conoscere ai giovani la bellezza della castità! Basta con questa idea che la castità sia improponibile e impraticabile: «per alcuni, che si trovano in ambienti dove si offende e si scredita la castità, vivere in modo casto può esigere una lotta dura, talora eroica. Ad ogni modo, con la grazia di Cristo, che sgorga dal suo amore sponsale per la Chiesa, tutti possono vivere castamente anche se si trovano in circostanze poco favorevoli» (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, n. 19).

Il quinto è forse lo schiaffo più forte: quello alla vita. Se, infatti, abbiamo capito che “la pillola dei cinque giorni dopo” può avere effetti antinidatori, il peso morale, già grave per il solo aspetto contraccettivo, assume proporzioni immense e rappresenta a sua volta un altro schiaffo, quello della donna a se stessa, che mentre pensa di essersela “cavata” è sconfitta nella sua stessa natura. Il suo grembo, pensato per accogliere e nutrire, diventa inospitale per il concepito che, di conseguenza, smette di vivere e viene espulso ed è stata proprio lei a favorire questo processo.

Anche volendoci limitare, poi, al meccanismo anti-concezionale, ricordiamoci che “responsabilità” davanti alla sessualità non è affatto sinonimo di “contraccezione”, ma semmai è conoscenza della propria corporeità fertile e consapevolezza della sua bellezza: un tesoro da proteggere, da rispettare e da far rispettare, in vista della donazione totale di sé allo sposo o al Signore. Le nostre giovani, figlie, pazienti, fidanzate meritano qualcosa di più di una visione della sessualità come mera genitalità che conduce a considerare la maternità un’emergenza da risolvere con una “pillola”.

È arrivato il momento di rieducare noi stessi all’amore autentico a partire da quello incondizionato di Dio per noi: l’unica roccia su cui è possibile fondare una corretta antropologia della sessualità. Il Magistero ha sempre dato un alto valore alla corporeità, ritenendo che il corpo umano possiede un attributo “sponsale”, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore, appunto, nel quale l’uomo-persona diventa dono e — mediante questo dono — attua il senso stesso del suo essere ed esistere. Secondo la Chiesa, è proprio nella somaticità che l’uomo scopre i segni anticipatori, l’espressione e la promessa del dono di sé, in conformità con il sapiente disegno del Creatore: quello che rende possibile all’uomo di dare la vita e nel quale è racchiuso il segreto della felicità.

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