E oggi è il versetto dell’Alleluia a chiederlo espressamente: «Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Certamente la maggioranza della gente – ad incominciare da coloro che guidano la Chiesa – non sembrano ricordaselo proprio, e sono affaccendati in tutt’altre fuorvianti questioni. Dio giudicherà con giusto giudizio.

 

 

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario (Anno B)

(Dn 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-14.18; Mc 13,24-32)

 

di Alberto Strumia

 

Ci stiamo avvicinando a grandi passi alla fine anche di questo anno liturgico: domenica prossima, infatti, ricorrerà la solennità di Cristo Re dell’universo, l’ultima prima dell’inizio del nuovo Tempo di Avvento.

Le letture della liturgia, allora, non possono che richiamare a tutti noi, la “coscienza escatologica” del cristiano. Le “tinte fosche” delle letture che ci parlano degli “ultimi tempi”, sul momento, incutono grande timore per le prove che attendono gli uomini in quei giorni e che, a quanto vediamo, si presentano, più che mai, già ad uno stadio alquanto avanzato. Oggi si sente dire e succede tutto e il contrario di tutto. E lo si sente dire da chi, invece, dovrebbe dire sempre e solo «sì, sì: no, no» (Mt 5,37). E questo lascia disorientati…

Al tempo stesso, le letture di questa liturgia, aprono la mente e il cuore a guardare a quell’eternità alla quale tutta la creazione è orientata – o come si dice, “ordinata” – suscitando e sostenendo il desiderio che i tempi siano abbreviati e si possa giungere al più presto a quella felicità (la “beatitudine eterna”) per la quale esistiamo.

– Sia la prima lettura che il Vangelo, sono connotati da questo duplice stato d’animo:

= quello del “timore seriamente preoccupato” («Sarà un tempo di angoscia», prima lettura; «in quei giorni, dopo quella tribolazione», Vangelo), perché gli avvenimenti ai quali l’umanità assiste, oltre a quello dell’incertezza e della paura, hanno un carattere di “unicità”. Se è noto che nella storia c’è sempre stata un’alternanza di tempi terribili e di tempi di prosperità e pace, degli ultimi tempi viene detto che una situazione simile «non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo»;

= E insieme, quello di un “senso di liberazione” dalla precarietà della condizione umana, così come la conosciamo, che la Scrittura spiega con il rifiuto della “giustizia originaria”, del modo giusto nel rapporto con Dio Creatore (“peccato originale”). Questo secondo, ci viene confermato, è l’atteggiamento prevalente del vero credente, perché, come ci insegna la seconda lettura, Cristo, unico definitivo sacerdote che «si è assiso per sempre alla destra di Dio», “ha vinto”, nella storia e prima ancora della storia; e ha il pieno potere del Bene su tutto ciò che esiste.

Questi due stati d’animo ci proiettano ormai nell’atteggiamento che sarà quello dell’Avvento, dell’attesa, dopo gli “ultimi tempi”, della “risoluzione finale” della storia, della chiarezza della “visione” della realtà. La storia della Salvezza è il “passaggio” dallo stato di “ingiustizia” nel rapporto tra l’uomo e Dio e quello della “giustizia ristabilita” per l’eternità. Un passaggio faticoso, ma che vale la pena affrontare con la consapevolezza della vittoria finale che ci è offerta e prospettata, solo che vogliamo accoglierla.

È un tempo pieno di angoscia a causa della prova, e insieme di indicibile “speranza”. La speranza, infatti, altro non è che il coraggio ragionevole di affrontare le prove più ardue sapendo di poterle superare per arrivare al bene («spes, […] est respectu ardui boni consequendi», san Tommaso, III Sent., d. 34, q. 1, a. 2co).

Nel Vangelo, infatti, il Signore dice esplicitamente: «voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte». E sta preannunciando la sua seconda e definitiva venuta: «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria».

Di certo i nostri giorni fanno pensare a questi segnali “escatologici” e suggeriscono più ora, che negli anni passati della nostra vita, il rapido avvicinarsi degli “ultimi tempi” e del ritorno glorioso di Cristo. Il tenerlo presente, ed essere più vigilanti del solito, è una saggezza cristiana che in questi anni è più necessaria del solito. Il richiamo che la liturgia fa alla coscienza di noi cristiani, ai Novissimi (morte, risurrezione, inferno, paradiso) è salutare per coltivare questa saggezza.

– E oggi è il versetto dell’Alleluia a chiederlo espressamente: «Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Certamente la maggioranza della gente – ad incominciare da coloro che guidano la Chiesa – non sembrano ricordaselo proprio, e sono affaccendati in tutt’altre fuorvianti questioni. Dio giudicherà con giusto giudizio.

Ma ci viene detto anche che, oltre ad essere vigilanti e pronti, è bene non “fantasticare” con congetture puramente umane – quasi come astrologi e maghi, spinti da una tentazione più satanica che cristiana – alla ricerca spasmodica e angosciosa di sapere più di quanto il Signore ha ritenuto di dirci per il nostro bene. Non tocca a noi! «Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa», perché, evidentmente, è bene per noi che sia così. Occorre imparare a stare al nostro posto.

La fede ci rassicura che Cristo ha già vinto e che, nelle Sue mani, siamo al sicuro. E questa è l’unica cosa che conta veramente! Come ci dice chiaramente la seconda lettura, «con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati».

La “vigilanza” che ci è richiesta, per il nostro bene, dunque, è quella di sempre, con l’attenzione di sempre; tanto più che in ogni momento può esserci richiesta l’anima («questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata», Lc 16,20). Questa vigilanza suggerisce di mettersi in condizioni di essere in comunione il più possibile certa con Dio, in “stato di Grazia”, cosa che si ottiene accostandosi regolarmente al Sacramento della Penitenza (la Confessione), rispettando i Comandamenti e ricevendo degnamente l’Eucaristia (la Comunione) partecipando alla santa Messa, almeno alla domenica e nelle solennità. E ci suggerisce, ancora, di avere una capacità di giudizio sulla storia che non dubita della vittoria di Cristo e “legge” tutto alla luce di questa.

Con l’affidamento quotidiano con una preghiera di consacrazione alla Vergine Maria e a san Giuseppe, il grande protettore, e la protezione dei nostri Angeli Custodi, possiamo e dobbiamo affrontare ogni momento della vita.

La solennità della prossima domenica, ci confermerà nella fede della vittoria già avvenuta di Cristo, Re dell’universo.

 

Bologna, 14 novembre 2021

 

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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