Trasfigurazione di Cristo - Luca Giordano
Trasfigurazione di Cristo – Luca Giordano

 

Trasfigurazione del Signore (Anno A)

(Dn 7,9-10.13-14; Sal 96; 2Pt 1,16-19; Mt 17,1-9)

 

 

di Alberto Strumia

 

Quest’anno la festa della Trasfigurazione del Signore cade di domenica. Quasi un segnale che che ci viene dato, perché questo giorno non passi inosservato agli occhi di coloro che partecipano regolarmente alla Messa domenicale.

1.  Il Vangelo, ma indirettamente tutte le letture, sono incentrate sull’avvenimento del tutto straordinario del quale il Signore volle rendere partecipi Pietro, Giacomo e Giovanni. Gli unici tra gli Apostoli ai quali una simile esperienza fu fatta vivere: quella di vedere, per qualche istante, “in anticipo” su tutti gli altri, trasformato l’aspetto fisico di Gesù, in quello che è il Suo Corpo Glorioso. Un breve squarcio sul Paradiso, a conferma della verità di quanto, nella vita quotidiana ordinaria, si può credere solo attraverso la fede («fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce», Vangelo).

Ciò che “essi soli” videro e sperimentarono “in anticipo” su tutti gli altri, fu un’“anticipazione” di ciò che coloro che raggiungeranno la beatitudine eterna, vedranno per sempre, fissando il volto di Dio.

La chiave per comprendere qualcosa di una simile esperienza straordinaria e umanamente inimmaginabile, se non fosse veramente accaduta e non fossa stata riportata dagli evangelisti (cfr., Mt 17,1-9; Mc 9,2-9; Lc 9,28-36) e con un accenno dall’Apostolo Pietro che ad essa assistette («eravamo con Lui sul santo monte», 2Pt 1,1,18), sta tutta in questo suo carattere di  esperienza di “anticipo”, di “anticipazione” concessa ad alcuni per il bene di tutti.

Ad alcuni (a pochi in realtà), infatti, nella vita della Chiesa, in vista della sua missione di portare «il maggior numero» (1Cor 9,19) alla Fede e alla Salvezza, è dato il “carisma” di vedere con chiarezza indubitabile, almeno nel momento in cui ciò è utile, “in anticipo” la realtà della storia, delle cose come stanno alla luce dell’Eternità, della centralità di Cristo. Così da non fermarsi ad una valutazione superficiale del «momento presente» (Lc 12,56; Rom 8,18), ma da vedere “più avanti”, vedendo “più in profondità”, nella prospettiva di ciò che è il fine ultimo, nella prospettiva dell’Eternità.

In quei brevi istanti, sul monte della Trasfigurazione, il tempo sembrò essersi fermato, fino a coincidere con l’Eternità («È bello per noi restare qui»); poi tutto riprese rientrando nel ritmo ordinario della terra («non videro più nessuno, se non Gesù solo»).

Si tratta del “carisma” della “profezia”, dello sguardo profetico sulla realtà. Profezia nel duplice senso

– di “capacità di giudicare” il momento presente alla luce della Verità che esso racchiude;

– e quindi, di vedere nel tempo “in avanti”, verso il futuro, preparandosi a ciò che ci attende.

Questo “carisma” profetico, che sa guardare in avanti con un’intelligenza illuminata nel comprendere gli avvenimenti è dato, a coloro che ne sono dotati, nelle caratteristiche della loro personalità, è una “vocazione” finalizzata non solo alla loro personale Salvezza, ma soprattutto al “bene comune” della Chiesa.

2. La prima lettura, tratta dal Libro del profeta Daniele, ha uno stile “apocalittico”, proprio come l’episodio della Trasfigurazione, del Vangelo, che trasporta i tre che vi assistono, direttamente alla soglia della fine del tempo, introducendoli nell’Eternità.

Sembra proprio un richiamo per tutti noi – che viviamo in questo “strano” momento presente, che non è affatto privo di connotazioni apocalittiche ed escatologiche – un richiamo a vivere con quell’estrema vigilanza che il Signore raccomanda ai Suoi ascoltatori: «Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere» (Lc 21,36).

Lo stesso stile “apocalittico” lo ritroveremo tra pochi giorni, nella prima lettura (tratta dall’Apocalisse) della solennità dell’Assunzione di Maria, che descrive la lotta tra il bene impersonato dalla Vergine che dà alla luce il Bambino, e il male impersonato da Satana, con la vittoria finale di Maria, aiutata dalla creazione intera saldamente governata da Dio Creatore.

3. La seconda lettura, infine, per bocca dell’Apostolo Pietro, raccomanda anche lui, di fare attenzione alla «parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori».

Ma non tutti sono dotati della capacità di comprendere e di distinguere, per cui occorre fare sempre riferimento al deposito della fede, custodito dalla Tradizione e dal Magistero in sintonia con essa, perché «nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione» e non si può rischiare di seguire delle «favole artificiosamente inventate» da chi si esibisce come presunto veggente e profeta, disonestamente per ambizione e ricerca di denaro, o ingenuamente, come deviato dalle illusioni del demonio.

In questo nostro tempo abbiamo bisogno di “profeti santi” che con la loro chiaroveggenza e la loro integrità di vita cristiana ci precedano, con semplicità e saggezza nel cammino cristiano, giorno per giorno, accompagnandoci passo dopo passo. Chiediamoli al Signore, con una preghiera costante, domandando anche la Grazia di essere un po’ come loro per il bene nostro e di quanti ci stanno vicini.

E affidiamoci alla protezione della Vergine Maria e di san Giuseppe suo sposo che ci “anticipano” sempre con la loro protezione, guidandoci verso quell’Eternità beata della quale la festa di oggi ci ha fatto intravedere la bellezza gloriosa.

 

Bologna, 6 agosto 2023

 

 

 

 

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