Simboli cristiani e islamici

 

 

di Marco Lepore

 

Era prevedibile, ed è accaduto: anche gli studenti universitari del Politecnico di Milano di fede musulmana hanno chiesto la sospensione delle lezioni per la fine del Ramadan. È solo l’inizio: la stessa richiesta si allargherà anche ad altri istituti scolastici e ad altri Atenei; se non quest’anno, senz’altro nel prossimo e in quelli a seguire. La porta è stata ormai sfondata.

A seguito della vicenda di Pioltello, che ha suscitato un ampio dibattito fino a coinvolgere lo stesso Presidente Mattarella, è arrivata la sospensione delle lezioni dell’Università per stranieri di Siena. E anche i ragazzi musulmani del Politecnico di Milano hanno chiesto di essere considerati: “Sospendere le lezioni per le festività musulmane per noi rappresenta un atto di rispetto e inclusione che riconosce e valorizza la diversità culturale e religiosa”, spiega il direttivo dell’Associazione studenti musulmani del Politecnico di Milano (ASM Polimi). “Avere un giorno di vacanza ci permette di celebrare le nostre festività in modo adeguato, perché in ogni caso non andiamo a lezione e le classi rimangono vuote dato che ormai la componente musulmana è veramente grande anche negli atenei. Promuovere la sospensione delle lezioni in queste occasioni non solo favorisce la coesione sociale, ma anche il rispetto reciproco e la comprensione interculturale, pilastri fondamentali di una società democratica e pluralista“. Gli universitari musulmani sottolineano di essere “una realtà integrata nel contesto sociale e accademico. Se riusciamo a fare questa richiesta all’ Ateneo –affermano- è anche perché incoraggiati dalla presenza di una comunità musulmana all’interno del Politecnico che ha il diritto di essere ascoltata e dall’ambiente inclusivo, aperto e cosmopolita della nostra università“.

Il precedente è stato creato e sarà difficile tornare indietro, anche se la vicenda non è tutta in discesa: a Soresina, in provincia di Cremona, la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Bartesi, dopo l’intervento del ministero dell’Istruzione, ha ritirato la circolare mandata ai docenti con le ‘linee guida’ da adottare con gli studenti nel periodo del Ramadan, e lo stesso ministro Valditara ha comunicato in una nota che “Nel corso del Consiglio dei Ministri è stato sollevato il tema della chiusura delle scuole per festività non riconosciute dallo Stato. Il ministero è al lavoro per una norma di buonsenso che regolamenti una situazione che rischia di creare conflittualità e caos”.

Non sappiamo cosa riuscirà a partorire l’iniziativa del Ministero; sappiamo solo che tra le proposte emerse, una delle più discusse sembra essere quella di vietare le chiusure, a meno che non vi sia un accordo formale tra lo Stato e le confessioni religiose coinvolte. Non sarebbe una novità, dato che la Chiesa cattolica, così come quella ebraica, hanno accettato e sottoscritto un “Concordato” che riguarda – nell’ottica di una reciprocità – rapporti responsabili con lo Stato, avendo in cambio il riconoscimento di ben determinati spazi di azione. Perché, invece, gli imam e i musulmani presenti sul territorio hanno più volte rifiutato questa modalità di reciproco rapporto Stato/Religione?

La questione, dunque, apre a considerazioni più generali, che riguardano l’identità del nostro popolo e la convivenza nel nostro paese di religioni differenti, con usi, costumi e festività diverse che possono rivelarsi inconciliabili con le norme e le tradizioni esistenti.

I giovani musulmani, che chiedono il rispetto delle loro festività e pratiche religiose, fino a pretendere la chiusura di scuole e università, fanno leva sul ventre molle di una società che ha adottato, come nuovo modello di vita, parole d’ordine quali inclusione, integrazione, pluralismo, uguaglianza, tolleranza, etc…, che però le si ritorcono contro, avendo rinunciato alla propria identità storica.

E proprio in nome di queste parole d’ordine e- non ultimo- di una sotterranea ostilità di una parte degli stessi italiani (e soprattutto dei loro governanti) nei confronti della religione cattolica, i musulmani hanno e avranno buon gioco a chiedere il riconoscimento delle proprie richieste. Il massiccio e incessante flusso di immigrati dai paesi di religione islamica, che qualcuno ha legittimamente definito “vera e propria invasione ai fini di una sostituzione etnica”, fa presagire pessimi scenari futuri. Ad accentuare tale pessimistica previsione, concorre anche l’atteggiamento buonista di tanti vescovi – tra cui l’arcivescovo di Milano e il presidente della Cei – nonché di molti parroci  e fedeli, nei confronti della presenza musulmana, in nome di un ambiguo concetto di  inclusione. 

Lo Stato italiano, da parte sua, mostra una impressionante debolezza, quasi una sudditanza psicologica, nei confronti dell’Islam. Tutto è permesso contro la fede cristiana (basti pensare, ad esempio, alla pubblicità delle patatine di questi ultimi giorni) mentre i simboli e i valori dell’Islam sono intoccabili.

Si parla tanto di integrazione, ma l’impressione è che siano gli italiani a doversi integrare. Si sta realizzando la profezia di Papa Giovanni Paolo II quando disse: “Ricordalo a coloro che tu incontrerai nella Chiesa del terzo millennio. Vedo la Chiesa afflitta da una piaga mortale….Si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente….Invaderanno l’Europa, l’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele. Ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del terzo millennio, dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità”».

È il principio dei vasi comunicanti: dove c’è un vuoto, si riversa il pieno. Non basteranno le norme (ammesso che siano varate….), né i cosiddetti valori civili e sociali della democrazia e della libertà tanto sbandierati oggi, a impedire l’islamizzazione del nostro paese, mortalmente indebolito nella propria identità storica e religiosa. Se il nostro popolo non tornerà alla fede cristiana, come pratica vissuta e declinata anche a livello politico e sociale, la “vecchia cantina” italiana ed europea sarà rapidamente svuotata e utilizzata come moschea, con buona pace dei nostri buonisti.

 


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