di Miguel Cuartero Samperi

 

Esiste qualche relazione tra la rapida diffusione del vaiolo della scimmia e le promiscuità omosessuali? La domanda può sembrare fuori luogo e, soprattutto, politicamente scorretta. L’accostamento tra una malattia contagiosa e la pratica omosessuale potrebbe valer l’accusa di omofobia. Ma mentre in Italia non se ne parla affatto, in altri paesi la domanda è d’obbligo visto che la maggior parte dei casi registrati riguarda giovani maschi che hanno mantenuto relazioni omosessuali non protette in contesti promiscui.

A parlarne sono i giornali spagnoli i quali, se da una parte riportano l’appello della comunità LGBT a “non creare un clima discriminatorio”, riconosce l’evidenza secondo la quale l’epidemia di vaiolo delle scimmie che è stata rilevata in Spagna segue “due catene di trasmissione sessuale” tra gli omosessuali.

Mentre nel nostro continente si diffonde l’allarme per “la più grande e vasta epidemia di vaiolo delle scimmie mai vista in Europa”la Spagna è il paese europeo che registra più casi, seguito dal Portogallo e dal Regno Unito. Madrid è la città più colpita con trenta casi confermati e quindici sospetti, mentre decine di casi sono sotto monitoraggio nel resto del paese. Sono numeri che salgono ora dopo ora e che vengono aggiornati ogni giorno dalle autorità sanitarie.

 

 

Il quotidiano spagnolo ABC riporta i dati della ricerca effettuata dalla Comunità di Madrid. L’epidemia ha colpito soprattutto la comunità gay. Dietro le prime catene di contagio del virus del vaiolo ci sarebbero pratiche a rischio con narcotici o feste chemsex. Questi i primi risultati dell’indagine epidemiologica: «Il profilo delle persone colpite è costituito da maschi adulti con un’età media di 35 anni che hanno intrapreso pratiche sessuali rischiose e, “in alcuni gruppi hanno partecipato a sessioni di ‘chemsex’ e feste private”», ha confermato ieri all’Abc Elena Andradas, direttrice della Sanità pubblica del Ministero della Salute di Madrid.

Uomini intorno ai 35 anni, laureati e con stipendi da oltre mille euro: questo il profilo delle persone che frequentano abitualmente le cosiddette chemsex, feste solitamente organizzate da comunità omosessuali in cui si fa uso di droghe e di farmaci che riducono le inibizioni e favoriscono i rapporti sessuali multipli non protetti per ore e per giorni consecutivi. Una pratica diffusa sempre più anche in Italia e che, secondo gli esperti, è in costante aumento dall’inizio della pandemia.  

L’avviso del locale di Madrid rivolto ai clienti

L’avviso del locale di Madrid rivolto ai clienti

La Polizia Municipale di Madrid ha chiuso questo venerdì la principale sauna gay della città “el Paraíso” dopo essere stata identificata come uno dei principali epicentri di trasmissione del vaiolo delle scimmie. L’ordinanza è stata emessa dalla Direzione Generale della Sanità Pubblica del Ministero della Comunità di Madrid. Non è la prima volta che il locale sale agli onori della cronaca: Lo scorso anno, nel bel mezzo della pandemia, la polizia è intervenuta durante una festa illegale a cui hanno partecipato più di trecento uomini. Un evento pubblicizzato come sicuro con misure anti-Covid, ma rivelatosi un’enorme droga party in cui non sono mancati attori e dj. Contro il locale gay sono state presentate 21 denunce per possesso di droga e otto persone sono state arrestate in quanto presunte responsabili di un reato di traffico di sostanze stupefacenti. Ora è considerato il principale focolaio della diffusione del vaiolo delle scimmie a cui risalgono la maggior parte dei contagi rilevati a Madrid.

Un secondo focolaio sarebbe stato identificato nelle Canarie dove le autorità locali indagano su una grande festa tenutasi di recente a Playa del Inglés come possibile fonte di trasmissione del vaiolo delle scimmie nelle isole. Si tratta del “Maspalomas Gay Pride 2022” che prevedeva di riunire più di 200mila persone per un party di dieci giorni, a cui hanno partecipato uomini provenienti da tutto il mondo. A tal proposito, l’ABC riferisce: «Le autorità sanitarie italiane, dal canto loro, collegano uno dei casi sospetti nel loro Paese all’evento svoltosi a Maspalomas dal 5 al 15 maggio», mentre l’AGI riporta che “Provenienti dalle Canarie sono tre dei quattro casi di vaiolo delle scimmie accertati in Italia”.

Benché il vaiolo delle scimmie non si presenti come una malattia a trasmissione sessuale, la promiscuità tra i contagiati può aver veicolato la rapida trasmissione. Anche nel Regno Unito infatti le autorità hanno collegato la diffusione della malattia col comportamento sessuale dei pazienti. Le autorità inglesi indagano sulla diffusione del vaiolo delle scimmie attraverso reti sessuali. «Invitiamo in particolare gli uomini gay e bisessuali a essere consapevoli di eventuali eruzioni cutanee o lesioni insolite in qualsiasi parte del corpo, in particolare i genitali». E’ questo l’avvertimento lanciato dall’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (Ukhsa) dopo la conferma di nove casi di vaiolo delle scimmie nel Paese. La maggior parte sono gay, un modello di trasmissione “altamente indicativo di diffusione nelle reti sessuali”. In Canada si indaga su diciassette casi e le autorità sanitarie hanno riferito che la malattia è stata riscontrata in uomini omosessuali.

L’OMS ha fatto sapere di temere un rapido aumento dei contagi durante i mesi estivi e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha affermato che sono le persone gay (o anche i Msm, men who have sex with men) ad avere un alto rischio di contrarre il vaiolo delle scimmie. Parole che in Italia hanno innescato una polemica sulla discriminazione verso la comunità LGBT.

Di certo non giova perdersi in sterili polemiche e nascondere i dati – ormai evidenti in molti paesi – che evidenziano un legame tra le relazioni omosessuali in contesti promiscui con la diffusione di questa malattia. Se questa informazione può aiutare a diffondere prudenza e a elevare al massimo cautela per evitare la diffusione del virus gioverà di certo diffondere i dati reali e non nasconderli per rispetto umano o per paura di contraddire la politica del politicamente corretto che governa oggi, in maniera sempre più, pervasiva i nostri sistemi di informazione.   

 


 

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