Rilancio un articolo di Michele Crudelini pubblicato su Byoblu.

 

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L’agenzia italiana di regolamentazione del farmaco, l’AIFA, ha recentemente espresso parere positivo rispetto all’opportunità di somministrare il vaccino contro il Covid anche ai bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni.

Si tratta di una scelta scontata e prevedibile, tenuto conto che tale parere era stato già precedentemente espresso dall’EMA, e solitamente l’AIFA tende semplicemente ad accodarsi a quanto già stabilito a livello europeo. Ci sono tuttavia diversi aspetti critici rispetto a questa autorizzazione.

Troppo poco tempo 

Il parere si basa infatti sullo studio condotto dalla multinazionale del farmaco americana Pfizer, che tuttavia si è basato su un campione di bambini decisamente ridotto.

Nella nota AIFA si legge che:

Per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza lo studio non ha evidenziato eventi avversi gravi correlati al vaccino e in particolare, nei 3.100 bambini vaccinati, non sono stati osservati, almeno nel follow up a breve termine attualmente disponibile, casi di anafilassi o miocarditi/pericarditi.

Innanzitutto si può notare come sia la stessa AIFA ad ammettere implicitamente che in questo momento non si ha la minima idea su eventuali effetti della vaccinazione a lungo termine. Una lacuna che, soprattutto se si parla di bambini, dovrebbe portare un’agenzia di regolamentazione del farmaco ad assumere maggiore prudenza.

Troppe poche persone

C’è poi una questione numerica non indifferente. Perché se il campione si è basato su soli 3.100 partecipanti risulta statisticamente impossibile stabilire un chiaro rapporto rischio benefici della vaccinazione. Questo perché l’incidenza del Covid su questa fascia di età è bassissima, quasi prossima allo zero.

Secondo infatti i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’inizio dell’emergenza ad oggi in Italia sono morti con il Covid 24 bambini sotto i 12 anni. Tenuto conto che in Italia ci sono circa 10 milioni di bambini under 12, questo significa che il Covid porta al decesso lo 0,00012% dei bambini. Per trovare un morto di Covid bisogna quindi analizzare campioni di milioni di bambini.

Ed è allora evidente come lo studio di Pfizer, preso per buono dall’AIFA, che intende ricercare eventuali effetti avversi da vaccino su un campione di poche migliaia di persone sia statisticamente irrilevante per avere un quadro chiaro sul rapporto rischi benefici.

Un follow up di soli 16 giorni?

L’AIFA però sembra giustificarsi nello stesso documento sostenendo che il rapporto rischio benefici emerga chiaramente dalla farmacovigilanza condotta negli Stati Uniti. “I dati di farmacovigilanza relativi ai circa 3.300.000 bambini di 5-11 anni già vaccinati, prevalentemente con una dose, negli Stati Uniti, ancorché riguardanti un periodo di osservazione di breve durata (media di 16 giorni), non evidenziano al momento nessun segnale di allerta in termini di sicurezza”.

Anche in questo caso l’AIFA sembra rispondersi da sola. Si parla infatti di bambini che hanno ricevuto una sola dose di vaccino e si parla di un’osservazione di brevissima durata, 16 giorni. Un tempo che risulta scientificamente irrilevante per constatare la presenza di eventuali effetti avversi.

La giustificazione politica

Se quindi a livello scientifico e statistico non sembrano esserci le basi per sostenere che l’opportunità della vaccinazione per gli under 12 ecco che l’AIFA si aggrappa a giustificazioni che rientrano nel campo squisitamente politico.

Nel comunicato l’agenzia e il CTS scrivono infatti che:

La vaccinazione comporta benefici quali la possibilità di frequentare la scuola e condurre una vita sociale connotata da elementi ricreativi ed educativi che sono particolarmente importanti per lo sviluppo psichico e della personalità in questa fascia di età.

AIFA e CTS sembrano dimenticarsi evidentemente che il diritto all’istruzione e la libertà di condurre una vita sociale siano diritti derivanti dalla Costituzione e non dal vaccino. Si tratta in questo caso di una giustificazione del tutto pretestuosa che tiene conto, non dei dati scientifici, ma dell’impianto legislativo voluto dall’attuale Governo.

 

 

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