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Bourla, CEO Pfizer

 

La scienza quella vera, procede per ipotesi, dubbi, verifiche e controverifiche. Un metodo che richiede un atteggiamento prudente e il rispetto di una variabile imprescindibile per ottenere risultati validi, ossia il tempo.

Ed è solo il tempo a poter giudicare in maniera implacabile tutte le affermazioni che sono state fatte, per esempio, in tema di Covid e vaccini.

Quanto è efficace la terza dose?

A distanza di diversi mesi dall’autorizzazione al commercio della terza dose e della diffusione della nuova variante Omicron, è possibile ora iniziare a valutare quanta distanza ci sia tra i proclami iniziali delle case farmaceutiche e degli scienziati governativi rispetto alle evidenze ottenute solo oggi.

È stato infatti pubblicato recentemente un nuovo studio sulla rivista New England Journal of Medicine, finanziato dalle autorità sanitarie britanniche, dal titolo: “L’efficacia dei vaccini Covid contro la variante Omicron”. Il lavoro parte da una constatazione oggettiva fatta dagli scienziati inglesi: l’alto livello di contagiati con Omicron tra la popolazione vaccinata.

Per questo, a partire dal novembre scorso, da quando sono stati registrati i primi casi omicron, sono stati analizzate oltre 2 milioni di persone, di cui una parte positiva alla nuova variante, un’altra parte invece positiva alla variante precedente, la Delta, mentre i rimanenti negativi al test diagnostico.

I risultati ottenuti dalla ricerca sembrano mostrare come la durata dell’efficacia della terza dose rispetto alla nuova variante sia decisamente limitata e non superi nemmeno i due mesi. Scrivono gli scienziati: “L’efficacia del vaccino dopo un richiamo è aumentata al 62,4% nelle prime quattro settimane, per poi diminuire fino al 39,6% nel periodo successivo”.

Protezione svanita nel tempo

In sostanza più di una persona su due che ha ricevuto la terza dose ha contratto il Covid non appena superate le 4 settimane dall’ultima somministrazione di vaccino. Risultati che evidenziano la bassa qualità di questi vaccini nell’arginare la diffusione della malattia e che portano gli autori della ricerca a concludere che: “Una dose aggiuntiva di vaccini mRna o di vaccini classici aumenta la protezione, ma questa protezione è svanita nel tempo”.

Una dichiarazione che andrebbe scolpita su una pietra come monito rispetto alle promesse, non mantenute, fatte dalle aziende farmaceutiche rispetto all’efficacia della dose aggiuntiva.

Le promesse, non mantenute, della Pfizer

Era inizio dicembre 2021 quando la Pfizer sponsorizzava ai quattro venti l’efficacia della terza dose del suo vaccino anche rispetto alla nuova variante Omicron appena emersa: “Sebbene due dosi del vaccino siano in grado di offrire protezione contro la malattia grave indotta dalla variante Omicron, è chiaro da questi primi dati che la protezione viene migliorata con una terza dose del nostro vaccino in grado di aumentare i titoli anticorpali di 25 volte”.

Oggi a distanza di tre mesi possiamo dire che queste parole di Bourla sono sostanzialmente bugie. Come da classificare come bugie sono le dichiarazioni fatte da Sergio Abrignani, esponente del CTS italiano, del 21 novembre scorso quando dichiarò, in merito alla terza dose, dichiarò che: “Il nostro sistema immunitario come in questo caso, può aver bisogno di questa stimolazione per innescare una memoria di lungo termine che consenta di fare altri richiami non prima di 5-10 anni”. Invece che 5-10 anni sappiamo ora che la protezione della terza dose dura appena due mesi.

La stessa Pfizer ha provato poi a ricalibrare il tiro appena un mese dopo, nel gennaio 2022, portando come prova i risultati di uno studio condotto dalla stessa multinazionale: “La protezione dopo la terza dose è risultata essere tra il 65 e il 75% nelle prima 4 settimane, scendendo al di sotto del 55% dopo 10 settimane dalla terza dose”. Numeri che sono stati ora smentiti dall’ultimo lavoro scientifico del New England Journal of Medicine.

E quest’ultimo studio rende poi ancora più incomprensibile, da un punto di vista scientifico, la validità di 540 giorni del green pass italiano di chi ha fatto la terza dose. Secondo il Governo italiano quindi la terza dose copre per oltre due anni, secondo la scienza per appena due mesi.

 

Fonte: Byoblu

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